Dalla rassegna stampa Costume

Perché si festeggiano i Gay pride?

Perché si festeggiano i Gay pride?

L’avete chiesto a Google, vi rispondiamo noi

di Federica Seneghini

Dentro allo Stonewall Inn, micro-locale al 53 di Christopher Street, a New York, centinaia di gay, lesbiche, trans, travestiti stanno passando una serata come altre. C’è chi si bacia, chi balla, chi beve una birra. Vengono sempre tutti qui. Anche se è pericoloso, perché i raid delle forze dell’ordine nei club gay come questo — bettole infime, spesso gestite dalla malavita — di questi tempi sono la normalità. Vengono lo stesso. Perché negli Stati Uniti di fine anni Sessanta essere gay è reato e l’omosessualità è considerata una malattia psichica dall’Oms. Solo qui si può essere se stessi.
Alle violenze i gay sono abituati, subiscono senza fiatare. Quella notte no. Quando all’una di notte i poliziotti fanno irruzione nel locale, per la prima volta qualcuno alza la voce, inizia a spintonare. Una ragazza, trascinata in strada, colpisce un agente in faccia con una bottiglia di vetro. Poi incita gli altri a fare lo stesso. È la miccia che dà il via alla rivolta. Qualcuno intona «We Shall Overcome». Altri urlano «Gay power». Gli scontri continuano per ore. Proseguono nei giorni successivi. Alla fine i feriti sono decine.
La polizia irrompe allo Stonewall Ill il 27 giugno 1969 La polizia irrompe allo Stonewall Ill il 27 giugno 1969
Il movimento per la liberazione degli omosessuali inizia quel giorno. E niente sarà più lo stesso. L’anno dopo, il giorno dell’anniversario della rivolta, per le strade di New York migliaia di persone scendono in piazza per chiedere dignità e diritti. Senza musica, senza carri. Non è una festa. È una marcia. Qualcuno porta in strada una bandiera degli Stati Uniti, per ricordare che anche loro sono cittadini come tutti gli altri. È il primo Gay Pride della storia.
Ancora oggi i Pride di tutto il mondo si celebrano a fine giugno per questo, e Mashable li documenta con una splendida sequenza di foto. Per ricordare Stonewall. E ancora oggi sono il momento in cui le comunità gay chiedono diritti ed eguaglianza. Anche in quei Paesi dove i matrimoni egualitari sono ormai realtà, da mesi (Stati Uniti, 2015), da anni (Canada, 2005) o da quasi due decenni (Paesi Bassi, 2001). Perché l’omofobia continua esistere e in molti Paesi l’omosessualità è punita con la pena di morte.
E perché negli Usa l’anno scorso 49 persone sono rimaste uccise al Pulse di Orlando mentre stavano ballando, si stavano baciando e stavano bevendo una birra. Fratelli e sorelle dei ragazzi di Stonewall, cinquant’anni più vecchi.

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