Dalla rassegna stampa Movimento LGBT

Reggio Emilia, è il giorno del Gay Pride: "In piazza contro la discriminazione"

Reggio Emilia, in 350 alla processione «riparatrice» contro il Gay pride

da Reggiosera.it

Gay pride, la luce dei diritti contro le tenebre del medioevo
Musica, allegria e diritti negati contro cotte, preghiere in latino e turiboli. Ma Reggio ha già deciso con chi stare

REGGIO EMILIA – Da una parte trecento persone che sfilano pregando in latino, con i sacerdoti con le cotte e parlano di atti contro natura. Dall’altra diecimila persone, fra cui anche molti non omosessuali, che scendono in piazza parlando di amore e di diritti negati, con la musica e l’allegria. L’istantanea fra un mondo che rimanda al medioevo e uno che porta alla modernità, alla laicità e ai diritti civili, non potrebbe essere più brutale.
La cerimonia di riparazione contro il peccato del gay pride, che è arrivata fino alla Ghiara, era talmente reazionaria che non ha trovato nemmeno l’appoggio del vescovo Camisasca che, pure, gode fama di essere un conservatore e che, in una nota mandata ai giornali, ne ha preso le distanze, tenendoci comunque a precisare che l’omosessualità è un disordine.
Bisognerebbe fare notare a quelle trecento persone che sfilavano stamattina che, almeno da parte loro, non si è mai vista una manifestazione del genere di “riparazione” per le violenze consumate dai sacerdoti contro i bambini e le bambine, come è stato ampiamente documentato in tante inchieste e processi in tutto il mondo. Evidentemente chi vive nel medioevo non si preoccupa di cose di cui, in effetti, in secoli di barbarie nessuno si occupava.
Ma oggi, per fortuna, bisogna andare oltre e occuparsi di quelle migliaia di persone che hanno sfilato senza eccessi e con grande dignità e allegria. E anche di tutti i reggiani che erano ai margini della manifestazione e che, di fronte a uno spettacolo così allegro e composto, non hanno potuto fare altro che apprezzare la bontà delle rivendicazioni che venivano portate avanti da chi, in fin dei conti, non chiede altro di ottenere gli stessi diritti dei suoi concittadini.
Non sarà un cammino facile, tuttavia, perché le tenebre del medioevo sono ancora ben presenti nel nostro Paese. Prova ne è stata la faticosa approvazione in Parlamento della legge sulle unioni civili.



da Il Resto del Carlino

Reggio Emilia, in migliaia al Gay Pride
Colorati, provocatori e pieni di musica: la sfilata è partita da viale IV Novembre
di ANDREA ZANINI

Reggio Emilia, 3 giugno 2017 – Migliaia di persone hanno partecipato al REmilia Pride a Reggio Emilia, la manifestazione gay partita da viale IV Novembre. Palloncini rossi, bandiere rainbow, collane floreali e ben sei carri hanno animato il pride. “È una giornata che aspettiamo da nove mesi, facciamoci vedere da tutta l’Emilia!”, è il grido di Alberto Nicolini, presidente di Arcigay di Reggio.

Il corteo ha poi percorso via Emilia Santo Stefano, risalendo per via Garibaldi. Il corteo sta attraversando le principali piazze del centro storico: piazza Prampolini, piazza del Monte per poi terminare a piazza della Vittoria (video).

“C’è qualcuno che parla latino? ” Inizia così il suo intervento dal palco Nicolini, riferendosi alla processione di riparazione tenutesi stamattina con anche preghiere in latino. Apre il REmilia Pride il balletto dei volontari di Arcigay. “Questo non è il Pride di Reggio Emilia, ma dell’Emilia. Siamo qui per chiedere il matrimonio ugualitario senza compromessi. Chiediamo che la scuola faccia prevenzione contro le discriminazioni anche sull’orientamento sessuale. A Reggio Emilia facciamo le cose sul serio, l’amministrazione ci ha aiutato da subito, il nostro sindaco è stato il primo a celebrare la prima unione civile nel nostro paese”, afferma Alberto Nicolini. (Presidente Arcigay Reggio Emilia)

Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, esordisce leggendo l’articolo 3 della costituzione e aggiunge ” Reggio è la prima città per i diritti civili, la prima a denunciare apartheid. Città che crede nella visione progressiva dell’uomo. Se l’amore unisce due persone dello stesso sesso ciò non deve essere un problema, ma è un simbolo di libertà”.

Dario de Lucia, consigliere comunale, ha concluso: “Ho lavorato con persone meravigliose, ringrazio gli studenti di nuovaRes che hanno raccolto 1200 firme per il REmilia Pride. Grazie alla Cgil. Chi ci avrebbe creduto che la città di Reggio Emilia avrebbe potuto ospitare così tanta gente? È stato un Pride costoso, di circa 20mila euro, ma ne è valsa la pena. Grazie a tutti i donatori che hanno contribuito alla realizzazione di questa giornata”.

Emozione ancora più grande per Fabiana Montanari, ex presidente dell’Arcigay di Reggio Emilia, che proprio oggi si è unita alla sua compagna in Sala Tricolore, in comune. Dal palco la sua compagna invita tutti a prendere in considerazione l’ipotesi che quando nasce un figlio posso essere omosessuale. Mentre Fabiana ricorda alla piazza lo slogan di questo Pride, incitando così la gente a gridare “Sì, lo vogliamo” , riferito al raggiungimento del matrimonio ugualitario.

La standing ovation è tutta per Don Franco Barbero che racconta di come l’incontro con gli omosessuali gli ha cambiato completamento la visione dell’amore. “L’amore non ha territori, non ha sesso, l’amore è di tutti – dice coraggiosamente – il mio ministero sacerdotale accoglie tutti da più di 50 anni”.

Il Remilia Pride non termina qui, dj set fino alle 22 in piazza della Vittoria e poi ci si sposta al circolo Arci Tunnel, per la festa del REmilia Pride.



da GazzettadiReggio.it

 

Reggio Emilia, è il giorno del Gay Pride: “In piazza contro la discriminazione”
REGGIO EMILIA La marcia arcobaleno per i diritti delle persone Lgbti è pronta a muoversi. Oggi il centro storico di Reggio attende circa cinquemila persone in difesa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali (Lgbti, appunto) nel REmilia Pride, il primo Gay Pride dell’area mediopadana.

Gay Pride Reggio Emilia, il passaggio in centro
Sfila per le strade del centro il Gay Pride: centinaia di persone presenti, musica e bandiere arcobaleno

Reggio Emilia, musica e colori al raduno del Remilia Pride: il primo Gay Pride Mediopadano

Musica e divertimento in viale Iv Novembre, dove è iniziato il corteo del Remilia Pride, il Gay Pride Mediopadano. La sfilata è diretta in piazza della Vittoria, per una festa che durerà fino a notte inoltrata spostandosi in serata al circolo Arci Tunnel.
Sette carri partiranno da viale IV Novembre (il ritrovo è fissato per le 15), attraverseranno il centro storico e si riverseranno in piazza della Vittoria. Davanti al teatro Valli sin dalle 10 del mattino saranno allestiti numerosi stand, tra cui quelli per effettuare test Hiv gratuiti e ricevere preservativi gratis.
Remilia Pride, il raduno del corteo del Gay Pride di Reggio Emilia

 


All’arrivo dei manifestanti inizierà lo spettacolo con musica e danza. Alcuni grandi musicisti reggiani come Luciano Ligabue e Orietta Berti supportano il maxi-evento e sul palco prenderà il microfono Antonella Lo Coco. Tuttavia, il vero focus è politico. Lo sa bene Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che salirà sul palco lanciando rivendicazioni per tutto il Paese.
Gay Pride a Reggio Emilia, facce arcobaleno per il REmilia Pride

Come vede la realtà italiana rispetto allo scenario internazionale?
«Siamo messi meglio di un anno fa – risponde Romani – grazie all’approvazione della legge sulle unioni civili. È stato un passo importante nella direzione giusta; tuttavia, ancora non ci siamo: l’Italia è ancora molto lontana da altre democrazie europee, in cui sono stati fatti passi più consistenti dal punto di vista delle coppie e c’è il riconoscimento completo dell’uguaglianza».

Quali sono gli ostacoli?
«Occorre combattere una battaglia soprattutto culturale, oltre che legislativa. Bisogna far avanzare la società e prosciugare le sacche di disprezzo verso i Lgbti, ancora presenti e che scoppiano ogni tanto anche a Reggio Emilia. Come la processione di riparazione: un’espressione di odio».

I rappresentanti del Comitato si definiscono cattolici…
«Si nascondono dietro un paravento risibile. Sono cattolici oltranzisti e devono esprimere la loro contrarietà verso non si sa cosa. Il problema di queste persone è che non riescono a pensare agli omosessuali e ai trans come uguali a loro. Si sente un disprezzo forte, un’intolleranza, un odio che porta alla discriminazione e, a volte, violenze fisiche anche pesanti. Non dico al Pride, però il percorso in genere è quello. Serve un progresso culturale, ancora assente in certi ambienti e in certe persone».

Remilia Pride, il sindaco Vecchi: “#VengoalPrideperchè Reggio Emilia è una città amica
“Reggio Emilia è una città amica della comunità Lgbt e dei diritti”. Così il sindaco Luca Vecchi, aderisce alla campagna #vengoalprideperchè, lanciata in vista del Gay Pride in programma il 3 giugno in piazza della Vittoria
Lo chiedono anche gli studenti di NovaRes, lamentando resistenze di prof e presidi per la loro raccolta firme contro le discriminazioni…
«Nella scuola si concretizza l’educazione, la crescita dei ragazzi, ma a noi di Arcigay tale possibilità è quasi sempre preclusa. Noi proponiamo alle scuole di realizzare progetti, insieme con gli insegnanti, per superare gli stereotipi. Le diseguaglianze e le discriminazioni vanno combattute con progetti didattici fatti bene. Spesso e volentieri non sono tanto gli insegnanti o i presidi a essere contrari, ma si scatena il terrore per la reazione dei genitori, magari soltanto uno in tutto l’istituto. Ogni volta che siamo andati nelle scuole le reazioni dei ragazzi sono state molto belle perché gli studenti sono molto curiosi, molto ricettivi, amano il confronto e la dialettica. Sono disposti a cambiare idea se qualcosa gli è spiegato bene. È un peccato se tale dialogo è impedito ai ragazzi per una sorta di bigottismo».

 



da Corriere.it

Reggio Emilia, in 350 alla processione «riparatrice» contro il Gay pride

Preghiere in latino, decine di sacerdoti da tutta Italia

REGGI EMILIA – «La manifestazione è stata senz’altro un bel successo. Il Gay pride è una manifestazione che esalta il peccato e ad un peccato pubblico serve una riparazione pubblica: da 2000 anni è così nella Chiesa e anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare qualcosa». È il commento di don Luigi Moncalero, sacerdote trevigiano che ha promosso e condotto sabato mattina a Reggio Emilia la processione di preghiera «in riparazione» del «Remilia pride». Un evento, quello organizzato dal comitato di cattolici ortodossi intitolato alla Beata reggiana Giovanna Scopelli, a cui hanno aderito circa 350 persone e che si è svolto senza disordini.
Reggio Emilia, preghiere in latino per «riparare» il Gay Pride

PREGHIERE IN LATINO, NESSUN INCIDENTE – La processione di fedeli, pregando rigorosamente in latino e accompagnata da una decina di sacerdoti giunti da tutta Italia, ha percorso un breve tragitto nelle vie del centro storico senza però raggiungere piazza Prampolini, su cui affacciano il duomo e il municipio. Il luogo è stato vietato per ragioni di ordine pubblico, svolgendosi in contemporanea in Comune la celebrazione di due unioni civili. Solo due i fuoriprogramma registrati: durante il tragitto è comparsa una maglietta con la scritta: «Alcune persone sono gay, fatevene una ragione». Al termine della preghiera invece un giovane è stato allontanato dagli agenti della Digos per aver gridato una bestemmia. I timori di tafferugli, innescati nei giorni scorsi dai toni accesi del dibattito sull’evento, sono di fatto stati fugati. Gli stessi organizzatori hanno del resto invitato in apertura della manifestazione i partecipanti a non rispondere ad eventuali provocazioni: «La nostra è una lotta con la preghiera – spiega Cristiano Lugli tra i portavoce «ufficiali» indicati dal comitato – ci hanno accusato di essere dei violenti, ma non vedo che violenza ci sia in una processione di gente venuta qui a pregare».

«GAY CONTRO NATURA» – Insomma i toni sono pacati ma la condanna del gay pride è ferma: «Io sono un sacerdote e non parlo dal punto di vista psichiatrico o psicologico. Per me l’omossessualità è un disordine foretemente fustigato nelle Sacre scritture. Se uno legge l’Antico testamento- `Maschio e femmina li creo´`- non ci sono scappatoie. Esaltare il peccato è invertire l’ordine della natura, cosa che tra l’altro porta all’estinizone», prosegue Don Moncalero. «Ciò detto noi preghiamo per tutti, anche per chi andrà al gay pride. Il primo scopo di un sacerdote è convertire i peccatori, se no cosa ci sta a fare. Ma essendo contro natura, come ho detto, non si può parlare di diritti».

LA DIOCESI HA PRESO LE DISTANZE – L’anti gay pride reggiano ha diviso anche le gerarchie ecclesiastiche: se esponenti più conservatori lo hanno appoggiato, la Diocesi di Reggio e l’ordine dei Carmelitani (di cui la Beata Scopelli era esponente) hanno preso fermamente le distanze. A questo proposito, quando gli viene fatta notare l’apertura di Papa Francesco sui temi dell’omosessualità, Moncalero ribatte: «Distinguiamo sempre quella che è la persona da quella che è la funzione. Il Papa ha una funzione importantissima, più alto di lui non c’è nessuno. E quindi tutti i segni di rispetto vanno non alla sua persona ma alla sua funzione». Rispetto alla frase pronunciata dal pontefice, secondo cui «se una persona è gay ma cerca il Signore ed ha buona volontà chi sono io per giudicarlo», il portavoce del comitato Lugli taglia invece corto: «È una frase che ha creato molta ambiguità». Sulla stessa linea un fedele in trasferta da Napoli, Antonio I.: «Qui oggi è come se avessero fustigato Cristo una seconda volta. Papa Francesco è il mio Papa ma quella sua affermazione fa rabbrividire: l’omosessualità è uno dei quattro peccati che gridano vendetta, come insegna la storia di Sodoma e Gomorra».

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