Dalla rassegna stampa Cronaca

“Io gay, vittima della gang non odio chi mi ha pestato”

“Io gay, vittima della gang non odio chi mi ha pestato”

OTTO ARRESTATI. “VIOLENZA GENERA VIOLENZA”

Otto arresti dei carabinieri della compagnia Porta Magenta per il selvaggio pestaggio omofobo ai danni di due ragazzi di 20 e 25 anni all’uscita dalla discoteca Karma, lo scorso 22 gennaio. Sei di loro sono minorenni e sono tutti originari del Corvetto: a tre della banda sono contestate altre due rapine. «Ma non li odio — spiega una delle vittime, una placca di titanio nel cranio — vorrei che capissero il male che hanno fatto».

La gang minorenne che ha picchiato due giovani gay

Otto arresti. Una delle vittime dell’aggressione “Vorrei che capissero quanto male hanno fatto”

FRANCO VANNI
MASSIMO PISA

CI AVEVANO provato dieci minuti prima. Gruppetto in uscita dal Karma, da una delle due serate — una etero e una gay — organizzate sulle piste del locale di via Fabio Massimo, qualche frase per provocare ma i ragazzi non erano caduti nella trappola, e il branco aveva dovuto rinviare. Fino alle 4,20 della notte del 22 gennaio, quando Michele e Marcello escono dalla discoteca con un amico, chiacchierando a voce alta. Gli otto, imboccata via Montemartini, li puntano, cominciano a camminare davanti a loro sul marciapiede, poi rallentano per farseli venire addosso. «Tu mi hai colpito». Scuse, inutili, uno dei tre scappa ed è fortunato e abile a raggiungere il taxi chiamato per tornare insieme a casa, e lì trova rifugio. A Michele e Marcello, 20 e 25 anni, va peggio. «Froci di m…, venite qua». Otto contro due, calci e pugni e bottigliate anche coi due ragazzi a terra, un setto nasale sfondato, una scatola cranica fratturata, occhi pesti e gonfi, mesi di terapie in ospedale, 40 e 30 giorni di prognosi, operazioni ancora in vista, emicranie, cicatrici.
Ma era un branco vorace, quello all’uscita del Karma. Cadde un portafoglio, dalla tasca di una delle vittime, cadde anche il cellulare e gli otto, che nelle telecamere — esaminate dai carabinieri della stazione Romana Vittoria guidati dal maresciallo Giuseppe Palumbo, e da quelli della compagnia Porta Monforte del capitano Maurizio De Angelis, coordinati dal pm Angelo Renna e dalla collega Myriam Iacovello, in sede minorile — si vedono scappare verso piazzale Gabrio Rosa, li raccolgono. Lo smartphone lo rivendono, ci guadagnano 100 euro e cascano in trappola. Quando il telefono si riattiva, gli investigatori dell’Arma hanno già in mano la traccia che farà cadere tutto il castello. Il 30enne marocchino che lo ha comprato sta al Corvetto. Capisce che quell’aggeggio scotta, dice di averlo comprato dal figlio di un tizio, che sta al Corvetto, e ha 17 anni. Il maresciallo Palumbo, che in questi mesi passa un giorno sì e l’altro pure a dare la caccia ai pusher del boschetto dell’eroina a Rogoredo, nel «quadrilatero» tra piazza Ferrara, via dei Cinquecento, via Panigarola e via Pomposa conosce facce e famiglie, case occupate e pregiudicati. Raccoglie un po’ di foto dall’anagrafe, le mette a confronto con le foto che il Karma pubblica sui social network di quella serata infame del 22 gennaio. Pesca il jolly, il 17enne del telefono. Il resto è un paziente lavoro di collegamenti tra le amicizie esibite sui social network, altre foto di discoteca, quelle postate dai ragazzi presenti su Facebook e Instagram, incroci con le celle telefoniche dei ragazzi presenti in via Fabio Massimo, coi telefoni che si allontanano dalla scena alle 4.21. Nella rete dei carabinieri, con otto custodie cautelari eseguite martedì, cadono due 19enni, due ragazzi oggi appena 18enni, altri due 17enni e due 15enni. In sei finiscono al Beccaria, gli altri a San Vittore. A tre di loro, un 15enne e due 17enni, gli investigatori attribuiscono altre due rapine, stavolta senza l’aggravante di omofobia e senza le lesioni gravissime — ma il pestaggio anche in quei due casi fu selvaggio — commesse tra il 25 marzo e l’8 aprile tra via Brenta e via Scheiwiller, quattro smartphone rubati con le cattive a quattro ragazzi. Sono tutti del Corvetto, a parte un 17enne rom che vive al campo di via Vaiano Valle, tutti originari di famiglie disagiate, tre vanno ancora a scuola. «Sono cresciuti nella violenza», dice Ciro Cascone, capo della procura per i minorenni. Una madre si è lasciata andare a una sceneggiata durante l’arresto. «Ma non li odio — spiega Michele — sarebbe stupido. La violenza crea solo violenza. Vorrei che capissero quanto male hanno fatto. Almeno per un po’ non ne faranno altro».

Aveva avuto 40 giorni di prognosi “Non li odio, violenza crea solo violenza. Adesso almeno per un po’ non ne faranno altro di male”
L’EPISODIO AL CORVETTO LA NOTTE DEL 22 GENNAIO
Un fotogramma che è servito alla ricostruzione dei fatti ai carabinieri. Decisivo è stato uno smartphone
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LE TAPPE

L’AGGRESSIONE
La notte del 22 gennaio, all’uscita dalla discoteca Karma, due amici vengono pestati violentemente e derubati di telefono e portafoglio da otto rapinatori
LA DENUNCIA
Ai carabinieri le due vittime, 20 e 25 anni, diranno: «Ci hanno detto froci di m…».
Riporteranno fratture al setto nasale e alla scatola cranica. Uno ha una protesi di titanio
LO SMARTPHONE
Gli investigatori si mettono sulle tracce del telefono rubato, che finisce a un 30enne marocchino del Corvetto. «Me lo ha venduto un 17enne». È la pista decisiva
GLI ARRESTI
Identificato il 17enne, dalle foto e dai contatti sui social network i carabinieri risalgono alla banda: sei degli otto aggressori omofobi sono minorenni, in due hanno 19 anni


“Milano è accogliente. Ma l’odio è anche qui”

L’INTERVISTA/IL SOTTOSEGRETARIO IVAN SCALFAROTTO, DA ANNI ATTIVISTA PER I DIRITTI LGBT

ANDREA MONTANARI
IVAN Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico, da anni attivista impegnato per i diritti Lgbt, queste aggressioni omofobe nascono da un nuovo clima più aggressivo a Milano?
«No anzi, al contrario. Ci sono sempre state, ma tutti i dati più recenti ci dicono che Milano è la città più accogliente per le persone Lgbt. Anche perché c’è una comunità forte e integrata. Il pericolo omofobico è un fenomeno trasversale. Per questo, è bene mettere in piedi strumenti anche educativi per affrontare questo problema».
Siamo nel 2017 e in una città come Milano si deve ancora parlare di aggressioni. I colpevoli sono addirittura minori. Cosa sta succedendo?
«L’omofobia è una pianta difficile da sradicare perché è presente nella nostra società. Come il razzismo o l’odio nei confronti delle donne. Dobbiamo fare i conti con questa realtà, che non è solo milanese. Anzi. Il clima di Milano non è cambiato. È una città all’avanguardia ».
Quale messaggio si sente di dare ai giovani milanesi?
«Questa storia ci insegna che non bisogna avere paura. Bisogna parlare, scegliere di chi fidarsi, ma poi farlo. Con educatori, genitori, forze di polizia. Esistono vari strumenti legislativi per difendersi. L’unica cosa che non devono fare i ragazzi è chiudersi nel silenzio. Solo se parlano possono scattare strumenti di solidarietà».
Lei la fa facile. In Italia si legifera su tutto ma il testo contro l’omofobia dopo il via libera della Camera giace da quattro anni in commissione. Perché?
«È vero. Quella legge era molto importante non solo per gli effetti penalistici e per le sanzioni che introduceva, ma per gli effetti educativi che prevedeva. Perché avrebbe dato il messaggio che la nostra comunità ripudia l’odio omofobico».
Come mai allora il Senato non l’approva?
«Perché, secondo me, c’è stato un errore tattico anche da parte del movimento Lgbt».
Quale?
«La legge approvata dalla Camera nel 2013 certamente non era perfetta, ma sicuramente avrebbe risposto in modo efficace in un caso come questo».
In che senso?
«Introduceva nuove aggravanti, la punibilità d’ufficio per i reati come la diffamazione e l’ingiuria. Nel caso di questi due ragazzi sarebbe stata punibile non solo la violenza in quanto tale».
Cosa aspettate ad approvarla? Lei fa parte della maggioranza.
«Quel testo è stato ritenuto insufficiente dal movimento Lgbt, ma è ancora avversato dal mondo cattolico estremo per motivi opposti. Quindi, necessariamente, c’è qualcuno che sbaglia. Io, al contrario, penso che al di là delle parti in causa sarebbe una buona legge per il Paese. Quindi sarebbe ora di tirarla fuori dal cassetto quanto prima».


LA LEZIONE
Questa storia dice che non bisogna avere paura. L’unica cosa che i ragazzi non devono fare è restare in silenzio

MILITANTE
Ivan Scalfarotto del Pd



da La Stampa

Pestarono due gay, otto arresti a Milano

Insulti e botte all’uscita della discoteca, sei sono minorenni

CHIARA BALDI

MILANO – Avevano picchiato e insultato con frasi omofobe due ventenni che il 22 gennaio scorso uscivano da una discoteca del Corvetto, periferia di Milano. Per qualche settimana erano riusciti a non farsi trovare ma nella notte i carabinieri di Milano li hanno arrestati. Si tratta di otto ragazzi italiani – di cui due 15 enni, quattro di 17 anni e due di 19 – che sono finiti in carcere su disposizione del gip del Tribunale Ordinario e di quello dei Minorenni.

Gli arrestati sono tutti residenti in zona Corvetto e alcuni di loro erano già noti alle forze dell’ordine per aver commesso reati contro il patrimonio. Lo scorso 22 gennaio la banda aveva aggredito fisicamente con botte, calci e pugni due ragazzi – uno di 20 anni e un altro di 25 – che stavano uscendo dalla discoteca “Karma”, sempre in zona Corvetto, e si stavano dirigendo verso un’auto per tornare a casa. «Siete dei froci!», avevano urlato ai due ragazzi, ai quali avevano provocato anche lesioni con una prognosi di 30 e 40 giorni.

Uno dei due aggrediti era riuscito a salire in auto, dove sono state poi ritrovate macchie di sangue, e da lì aveva chiamato i soccorsi. In una prima versione data ai carabinieri, il gruppo aveva accusato le due vittime di averli spintonati senza neanche chiedere scusa. Ma era tutto falso: come hanno ricostruito i carabinieri, la banda ha picchiato i due perché erano gay.



da Il Secolo d’Italia

Milano, in carcere il branco che aveva pestato brutalmente due gay e un loro amico

In otto si erano accaniti contro due ragazzi gay e un loro amico all’uscita da una discoteca a Milano nella notte tra il 22 e il 23 gennaio. Un pestaggio violento e immotivato. Ora i componenti del branco sono finiti agli arresti: si tratta di due 15enni, quattro 17enni e due 19enni, ritenuti responsabili a vario titolo di lesioni personali gravissime e rapina. Gli arresti, tutti eseguiti nel quartiere milanese del Corvetto, giungono a coronamento di una complessa attività d’indagine condotta dai carabinieri: dalla ricostruzione dei fatti, i militari hanno accertato che il gruppo di giovanissimi, spinti anche da motivazioni omofobe, aveva dapprima ingiuriato e poi colpito i due amici, causando loro lesioni personali giudicate guaribili rispettivamente in 40 e 30 giorni e rapinando anche il più giovane dello smartphone e del portafogli.

Tutto è accaduto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio, all’uscita di un locale. I due ragazzi gay, in compagnia di un terzo amico, erano appena usciti dalla discoteca quando si sono imbattuti nel gruppo degli otto aggressori. Uno di questi, fingendo di essere stato urtato con una spallata, ha iniziato a insultare i tre amici. E ben presto il gruppo è passato ai fatti. Il più giovane dei tre ragazzi è stato colpito al volto con numerosi pugni e, una volta accasciatosi a terra, anche con calci e bottigliate alla testa fino a fargli perdere i sensi. Dalle mani, inoltre, gli sono stati strappati lo smartphone e il portafogli. L’amico 25enne, invece, è stato colpito con un pugno diretto al volto. Il terzo è riuscito a scampare al pestaggio rifugiandosi nella sua auto, da dove poi ha dato l’allarme, chiamando i soccorsi. Le indagini, avviate dai carabinieri e coordinate dalla procura del tribunale ordinario e da quella del tribunale per i minorenni di Milano, sono partite dall’acquisizione dei filmati delle telecamere presenti sul territorio e dai tabulati di traffico sul telefono rapinato, ceduto qualche giorno dopo i fatti ad un 30enne di origine marocchina. Proprio quest’ultimo ha fornito una dettagliata descrizione del venditore, che i militari hanno identificato in un 17enne della zona. E dai controlli effettuati nel locale notturno, oltre che dall’analisi delle immagini pubblicate sui social network, sono stati ricostruiti i suoi movimenti e le sue amicizie, identificando così anche gli altri aggressori.

Dalle indagini è emerso, tra l’altro, che poco prima del pestaggio, il branco di violenti aveva già insultato un altro gruppo di ragazzi, scampati all’aggressione grazie all’arrivo del taxi che poco prima avevano chiamato e a bordo del quale sono riusciti ad allontanarsi. Non solo, alcuni tra i minorenni arrestati avevano anche commesso una serie di rapine a danno di coetanei.

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