Dalla rassegna stampa Libri

Omofobia in politica - Una linea bipartisan

…l’ostracismo nei confronti degli omosessuali non è esclusivo di una minoranza, è un fattore endemico, trasversale e strisciante che attraversa da sempre la società italiana…

Omofobia in politica Una linea bipartisan

Il pregiudizio urge, è incontenibile, prima o poi schiatta fuori.«Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni!», confidava sconsolato il leghista Roberto Calderoli a Gian Antonio Stella del Corriere della Sera . Era il gennaio 2006, mica un evo lontano. Solo un’incontinenza verbale che risulta infinitesimale e folkloristica in un contesto nazionale civile? No, l’ostracismo nei confronti degli omosessuali non è esclusivo di una minoranza, è un fattore endemico, trasversale e strisciante che attraversa da sempre la società italiana. Filippo Maria Battaglia con «Ho molti amici gay» (Bollati Boringhieri. pp. 125, euro 11) ci rinfresca la memoria — oggi l’oblio cassa e prescrive in men che non si dica — e sciorina il catalogo delle idiozie che accomuna il mondo politico italiano, da destra a sinistra e viceversa. Ce n’è per tutti, dai parlamentari che fanno solo (de)coro agli insospettabili padri della patria. E se l’atteggiamento omofobo ce lo possiamo aspettare dalla vecchia guardia democristiana, come pure appartiene alla logica delle cose l’aggressività casermeccia della destra, a stupire è proprio il bigottismo di sinistra. Palmiro Togliatti, leader e segretario del Pci, nel 1950 in un articolo sul mensile Rinascita , sotto lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia, non trattiene il veleno quando allude ad André Gide: a sentirlo parlare, scrive: «vien voglia di invitarlo a occuparsi di pederastia, dov’è specialista, e a lasciar perdere queste cose, dove non ne capisce proprio niente».

La locuzione «Ho molti amici gay…» è una premessa difensiva e subdola cui solitamente segue un «ma» avversativo. Un marker linguistico che si appresta e fare distinzioni e smarcamenti. Uno dei capitoli del libro si intitola non a caso «Tolleranza repressiva», una sorta di ossimoro che sbugiarda l’ipocrisia dominante, le remore discriminatorie e il peloso giustificazionismo che si annida come un male oscuro anche nel politicamente corretto. Filippo Maria Battaglia, con il sussidio delle fonti documentate a pie’ di pagina, denuncia gli stereotipi, le false liberalità, racconta la cronaca e il bestiario italiani: nella rassegna ritroviamo i bresciani «balletti verdi», gli epiteti grevi e bassoventrali, le censure e le diffidenze, le crociate e le dietrologie sulla lobby gay, le presunte patologie fino alla recente approvazione del disegno di legge sulle unioni civili della senatrice Monica Cirinnà. Un cammino lento e sempre tardivo. Quella italiana rimane una delle classi dirigenti più omofobe d’Europa. Un libro di svelta lettura che si sedimenta con lentezza. La presentazione domani alle 17.30 alla Nuova Libreria Rinascita. Con l’autore dialoga Gianfranco Porta (presidente AIED – Brescia). Iniziativa promossa nell’ambito di BresciaPride.

Nino Dolfo

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