Dalla rassegna stampa Libri

All’Orientale sale in cattedra il gigolò - La docente: «Siamo un paese bigotto»

All’Orientale sale in cattedra il gigolò La docente: «Siamo un paese bigotto»

De Chiara e la lezione con Mangiacapra. Romano (Bioetica): «Sbagliato proporlo come modello»

NAPOLI A lezione col gigolò. Accade all’università Orientale di Napoli dove venerdì prossimo la professoressa Marina De Chiara, docente al dipartimento di Studi letterari linguistici e comparati, ha invitato in aula con gli studenti Francesco Mangiacapra, l’escort famoso in città per aver pubblicato «Il Numero uno-confessioni di un marchettaro».

Nel libro il gigolò napoletano che nonostante la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione professionale ha rinunciato a fare l’avvocato per seguire la sua «vocazione», racconta se stesso e il mondo dei suoi clienti occasionali. Pubblicazione che scandaglia nelle pieghe di un’umanità spesso repressa e che in Campania è diventata un trattato di sociologia alternativa. Ma anche scaltra operazione commerciale che Mangiacapra e la sua casa editrice (Iacobelli) hanno condotto con spregiudicata capacità, sull’onda dello scandalo che ha investito nei mesi scorsi la chiesa napoletana per la vicenda dei sacerdoti gay coinvolti in giri di escort.

Da qui la sfida della professoressa De Chiara che ha accettato con entusiasmo la proposta di Christian Addattilo, neolaureando e suo collaboratore: chiamare il gigolò a un confronto didattico con gli studenti. Una lezione con un protagonista insolito dentro un’aula accademica.

E il rischio di proporre agli studenti un modello esistenziale sbagliato? Per De Chiara non esiste. «Parliamo di studenti adulti — spiega la professoressa — persone mature e trovo giusto esporli a interrogativi. È anche giusto fare in modo che la letteratura e l’arte creino scandalo e questo può avvenire con un confronto del genere. L’università — aggiunge — si deve aprire al mondo e affrontare il tema dell’erotismo al di là del politicamente corretto. L’Italia con il suo retaggio un po’ bigotto ha bisogno di riflettere su tematiche del nostro quotidiano anche per sfatare miti e capire che cosa si consuma all’interno delle famiglie perbene. Legheremo la lezione a temi di cui trattano i miei programmi ,come il gender e la letteratura “chicana”, cioé quella messicano-americana e afroamericana, spesso opere di scrittrici lesbiche dichiarate».

E dunque la presenza di un gigolò in un’aula universitaria dovrebbe avere l’effetto di scuotere le coscienze e di allargare l’orizzonte degli studenti accademici. «Perciò — conclude la professoressa De Chiara — ho dato carta bianca a Christian Addattilo quando mi ha proposto questo confronto che ritengo interessante».

Addattilo, laureando all’Orientale, ha scritto una relazione entusiasta sul libro del gigolò napoletano: «È un atto di ribellione, un documento di coraggio, scandalo e provocazione che scuote il sistema, prima fra tutte la lobby dei preti gay e mette in discussione modelli collettivi come la società in cui viviamo, sessuofoba e bigotta».

Testo sociologico e politico viene definito «con riferimenti a Hobbes, Smith e alla filosofia nietzschiana».

Tutti contenti per l’originale lezione? In realtà c’è chi nel mondo universitario è apertamente contrario. Lucio Romano, senatore e docente di bioetica alla Federico II di Napoli, è critico: «L’iniziativa, pur rientrando nella libertà formativa propria dell’università, tuttavia trasmette un messaggio fuorviante e negativo: la commercializzazione del corpo. La dimensione sociologica del libro — spiega Romano — rischia di tradurre un aspetto descrittivo, per quanto marginale, ad una dimensione formativa di quasi accettazione del prostituirsi. Una generalizzazione è del tutto impropria perché altera il fondamento di relazioni umane che dovrebbero essere improntate al rispetto reciproco, alla complementarietà e alla tutela dell’assoluta dignità. Giustificare il ricorso alla prostituzione come un ripiego per un’attività lavorativa non trovata né cercata, trasmesse un ulteriore messaggio molto negativo perché significa che tutto sarebbe giustificabile».

Roberto Russo

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