Dalla rassegna stampa Cronaca

Legale gay, figlio “falso”: adesso rischia il processo

Legale gay, figlio “falso”: adesso rischia il processo

Pavia, chiesto il rinvio a giudizio per l’avvocato accusato di aver mentito sulla paternità. Il test del Dna ha svelato che il bambino concepito da una giovane non era suo
di Maria Fiore

PAVIA. È accusato di avere mentito sulla paternità biologica di un bimbo nato dal matrimonio con una giovane donna straniera. Ora l’avvocato gay indagato mesi fa dalla procura per alterazione di stato civile insieme alla madre del bimbo, una 24enne di origine albanese, e insieme al fratello del fidanzato di lei, rischia il processo.Il sostituto procuratore Andrea Zanoncelli, che aveva coordinato le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio e giovedì 18 maggio si svolgerà l’udienza preliminare davanti al giudice Carlo Pasta, che dovrà decidere se aprire il processo oppure prosciogliere gli imputati (ma potrebbe anche disporre nuove indagini).
Ma cosa viene contestato al l’avvocato? L’uomo (che è difeso dal collega Niccolò Angelini) avrebbe riconosciuto il figlio dicendo che era suo e invece il test del Dna, eseguito dopo la segnalazione del funzionario del Comune in cui il neonato era stato registrato, lo avrebbe smentito.
Tutto era cominciato nell’autunno del 2015, quando la giovane donna, che vive in Albania e che aspetta un bambino, viene convinta dal fratello del fidanzato, che già vive in Italia, a venire in provincia di Pavia. Le viene prospettata una vita migliore e per lei, che è senza lavoro e in attesa di un figlio, è una proposta da considerare. Accetta e a novembre sposa l’avvocato. Un matrimonio civile, che viene celebrato senza intoppi (e che neppure l’inchiesta penale ha messo in discussione).
A gennaio del 2016, all’ospedale di Stradella, nasce il bambino. L’avvocato va nel suo Comune di residenza a registrare il neonato. Certifica che il figlio è suo, ma il funzionario si insospettisce. Sa, infatti, che il professionista da tempo convive con un uomo e quindi chiede alla questura di eseguire accertamenti. Le verifiche passano attraverso le testimonianze dei protagonisti della storia e di altre persone che sono entrate nella vicenda, ma anche con un test del Dna. Prova che avrebbe smentito le dichiarazioni rese dal presunto padre biologico al momento della registrazione.
«Quel bambino rischiava di restare coinvolto in faccende poco chiare – si era difeso l’avvocato, sentito anche dal magistrato
–. Ho solo evitato che questo accadesse. Non c’è mai stato un desiderio di paternità da parte mia, quello che ho fatto l’ho fatto per salvare un bambino che poteva finire male». Il processo che potrebbe aprirsi, dovrà stabilire la verità.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.