Dalla rassegna stampa Libri

Diritti e tabù: "Ho molti amici gay"

Diritti e tabù: “Ho molti amici gay”
IL LIBRO/ Filippo Maria Battaglia: “La politica indietro rispetto alla società”

di DONATELLA ALFONSO

Diritti e tabù: “Ho molti amici gay”“HO molti amici gay” è la frase-giaculatoria con la quale tutti coloro che sono accusati di comportamenti omofobici – i politici in particolare – bene o male si difendono. E non a caso “Ho molti amici gay” (Bollati Boringhieri, 124 pagine, 11 euro) è il libro che Filippo Maria Battaglia, giornalista e scrittore, dedica ad una classe politica che fa fatica, nonostante molti proclami di facciata, ad affrontare senza pregiudizi le tematiche lgbt: oggi come agli albori della repubblica. «E la cosa che mi ha colpito di più è che, al di là del grande sostegno delle associazioni per i diritti civili, nel mondo librario ho notato molta cautela, anche da parte di chi aveva accolto e rilanciato il mio libro sul maschilismo in politica ‘Sta’ zitta e vai in cucina”», dice Battaglia, che oggi alle 18 sarà alla Libreria Porto Antico con Emanuela Abbatecola, sociologa dell’Università di Genova e direttora della rivista AG-AboutGender. È un evento promosso dal Coordinamento Liguria Rainbow in vista del Liguria Pride del prossimo 1° luglio.
«Comunque il libro, dopo dieci giorni dall’uscita è già in ristampa e l’abbiamo presentato alla Camera con la presidente Laura Boldrini – precisa Battaglia – Resta il fatto che l’Italia è un’eccezione nell’Europa occidentale, con una classe politica che risulta essere la più omofoba dopo la Lituania. Ma non solo: un italiano su tre ha difficoltà ad accettare che un gay faccia il medico, e 4 su 10 non vorrebbero che insegnasse in una scuola primaria: e a uno su cinque darebbe fastidio anche avere un vicino di casa omosessuale. Quindi la politica non è che lo specchio della società ».
E paradossalmente nessuna forza politica risulta immune: se è rimasto clamoroso il “meglio fascista che frocio” di Alessandra Mussolini, inspiegabile risulta la decisione di Francesco Rutelli, sindaco di Roma nel 2000, che ritira il patrocinio al World Pride nonostante il passato radicale; gli atteggiamenti di chiusura totale del vecchio Pci, da Togliatti a Berlinguer, e gli insulti di Grillo a Vendola, senza contare lo “scandalo” delle polemiche di Forza Italia e di tutto il centrodestra sul bagno di Montecitorio per Vladimir Luxuria. Passando per un deputato chiamato “zia Vincenza”, per il faccia a faccia tra Andreotti e una trans, e via andare. «Va detto che le cose negli ultimi quindici
anni sono cambiate – chiarisce Battaglia – e certe definizioni di “invertiti” non si sentono più. Ma resta molto da fare: basti vedere la difficoltà di arrivare ad un’intesa sulle unioni gay, e di come sulla stepchild adoption si sia dovuti ricorrere alla magistratura. Piaccia o meno, di fronte alla vigliaccheria della politica che abdica di fronte a fattori esterni, la magistratura ha fatto da apripista decidendo al posto dei politici».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.