Dalla rassegna stampa Televisione

The young Pope - Nel regno pop del pontefice asceta e ribelle

In edicola.
In dieci dvd la prima serie tv diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino. Cast di stelle da Jude Law a Diane Keaton fino al nostro Silvio Orlando

The young Pope – Nel regno pop del pontefice asceta e ribelle

EMILIANO MORREALE

QUANDO all’ultima Mostra del cinema di Venezia furono presentate in anteprima le prime due puntate di The Young Pope, l’attesa serie in 10 puntate di Paolo Sorrentino, ora in uscita in dvd con
Repubblica ogni mercoledì (a 7,90 euro più il prezzo del giornale), le aspettative anziché diminuire aumentarono. La produzione internazionale metteva insieme Sky ed Hbo, un cast di stelle, da Jude Law a Diane Keaton. Alla base, racconta il produttore Mieli negli extra del primo dvd, c’era la proposta di una nuova serie su Padre Pio: ma Sorrentino ha rilanciato con un Papa immaginario (anche se forse tracce dell’idea rimangono nella figura di Tonino Pettola, santone meridionale con le stimmate). Le prime puntate lanciavano una serie di piste, di misteri: le puntate successive si sarebbero incaricate di sciogliere qualche nodo, ma anche i aggiungerne altri. Lenny Belardo è un pontefice iper-reazionario ma anche postmoderno, una micidiale unione di autoritarismo e carisma, un asceta pop che sceglie di negarsi alle folle e che punta sul terrore interno e sulla protervia. Ma è anche un orfano tormentato dal passato, un uomo che sembra nascondere qualcosa.
Già nel film precedente il regista aveva ironizzato sul nuovo flaubertiano luogo comune secondo cui «le serie sono il futuro del cinema». E ha sempre ripetuto di aver concepito The Young Pope come un unico lunghissimo film. Il che gli ha permesso di allargarsi a dismisura (le puntate preventivate erano in principio otto), seguendo una tentazione già presente nei suoi lungometraggi. E specialmente ne La grande bellezza, del quale alcuni critici preferiscono il director’s cut, più magmatico e ipnotico, alla versione che ha vinto l’Oscar. Nella serie dapprima sembriamo trovarci davanti a una specie di compendio del Sorrentino- style, con i carrelli avanti, i momenti onirici e le frasi a effetto, ma in realtà ben presto il “film” sceglie una forma più dialogata, da camera, specie nelle prime puntate che hanno un tono da commedia surreale, con tocchi quasi eduardiani nel personaggio di Voiello, un cardinale maneggione che ricorda in versione più paciosa l’Andreotti del Divo, ed è interpretato da un irresistibile Silvio Orlando. Un uomo di potere ma anche di fede, a modo suo, mentre del nuovo Papa non si riesce a capire nemmeno se creda in Dio.
Le polemiche da parte ecclesiastica sono state prevedibili ma per la verità abbastanza limitate. Del resto, doveva apparire abbastanza evidente a chiunque che il Vaticano di Sorrentino è una pura invenzione fantastica, un fondale di riti e costumi, che poco ha a che fare con la Chiesa reale (e ancor meno con quella di Papa Francesco). Proprio questo ha scatenato una ridda di interpretazioni, perché se è chiaro che The Young Pope non parla di nessun Papa né della Chiesa, allora cosa ci vuol dire? Una metafora sul potere, un paradosso sui media? Oppure, come hanno suggerito in molti, un autoritratto semiserio del regista come dittatore imprevedibile?
In realtà, Sorrentino pare preso soprattutto dal gusto dell’affabulazione, dalla suggestione delle scene e dei dialoghi. Se ne infischia bellamente delle regole della narrazione televisiva, e giocando con lo spettatore seriale sembra da un lato seguire una propria strada indipendente, e dall’altra insinuare l’autoparodia, come nelle scene da spot o nell’immagine del canguro, una metafora iperbolica che sembra una risposta e un rilancio alle ironie sui fenicotteri del La grande bellezza. Eppure una consonanza di fondo con il mondo delle serie americane c’è, ed è proprio il discorso sul potere. Da cui il regista è sempre più affascinato (prima Andreotti; dopo il Papa, a quanto è stato annunciato, Berlusconi). Perché le serie degli ultimi decenni, dai Soprano al Trono di spade, proprio questo raccontano: non l’ascesa e caduta di un eroe, non la nascita di una nuova comunità, ma proprio la difficoltà di gestire il potere, spesso al di là del bene e del male, e davanti all’entropia e alle minacce esterne. Anche se, crediamo, il cuore di Sorrentino in fondo batte soprattutto per gli sconfitti e gli sfigati (così come la sua ispirazione, oscillante tra il sublime e il pop, decolla soprattutto con quest’ultimo). A ripensarci, questo è l’unico suo film che racconta (finora) un vincente. Sicché viene il dubbio: siamo così sicuri che Lenny Belardo lo sia, un vincente? Viene da aspettarlo, nella seconda serie già annunciata, al varco del fallimento, come gli altri eroi del regista.

OGGI LA PRIMA USCITA
In edicola oggi il primo dvd della serie tv “The young Pope” di Paolo Sorrentino (nella foto sotto). Le dieci uscite, con contenuti extra, ogni mercoledì insieme a “Repubblica” al prezzo di 7,90 euro più il costo del giornale

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