Dalla rassegna stampa Politica

«Gli scontri? Complimenti al sindaco»

…Un racconto per immagini del « Salvini pensiero» che prende le distanze dalle adozioni gay e dagli immigrati…

«Gli scontri? Complimenti al sindaco»

Matteo Salvini ironico durante la convention blindata con sostenitori da tutto il Meridione Dal palco battute al vetriolo: attenzione quando uscite, c’è ancora qualche deficiente in giro

napoli Nel parcheggio della Mostra d’Oltremare c’è una lunghissima fila di bus gran turismo. Hanno portato il popolo di Matteo Salvini fino al Palacongressi di Napoli da decine di città e paesi del centrosud, dalla Sicilia e dalla Sardegna.

Signore in età con la permanente fresca e il cappotto nero con il collo di pelliccia prendono posto in platea. Ragazze con i tacchi alti sventolano bandiere bianche con la scritta «Noi con Salvini». Giovanotti con le felpe candide con il nome delle proprie città d’origine se ne vanno in giro con aria soddisfatta. C’è chi agita i cartelli «Salvini premier» e chi tiene i bambini per mano. Qualcuno le definirebbe «truppe cammellate», ma i più consapevoli non ci stanno. Ostentano entusiasmo, allegria e provano a parlare delle speranze che la Lega Nord potrebbe dare a Salerno, a Vibo Valentia e a Catania, sgomitano per un selfie con Matteo — camicia bianca, cravatta verde e sorriso pronto — e applaudono quando scorre il video che introduce la serata. Un racconto per immagini del « Salvini pensiero» che prende le distanze dalle adozioni gay e dagli immigrati. Una ovazione scuote la sala quando passano le immagini di Marie Le Pen e di Donald Trump.

Fra i primi ad arrivare Peppino Di Capri, che aveva annunciato la sua visita. «Di Salvini mi piacciono la voglia di fare e di cambiare, ma non voglio etichette, resto libero come sono tutti gli artisti».

Giuseppe Papaccioli, ex sindaco di Caivano in quota Forza Italia, è seduto in prima fila. «Salvini è rimasto l’unico a saper parlare dei problemi veri della gente» dice.

La serata è costruita per dare spazio e visibilità a quelli che hanno creato il consenso intorno a questo evento con un lavoro capillare. Il punto di riferimento per tutti è Gianluca Cantalamessa che ha cucito umori diversi, passioni, meridionalismo, storie di estrema destra e delusioni di sinistra e che e ha apparecchiato un appuntamento per forza di cose blindato. I napoletani in sala sono paradossalmente pochi. Se qualche curioso avesse voluto ascoltare Salvini non avrebbe potuto farlo se non accreditato. È impossibile superare i molti cordoni delle forze dell’ordine e degli attivisti senza un lasciapassare.

Salvini ci scherza: «Quando uscite di qua state attenti, non sventolate le nostre bandiere perché in giro c’è ancora qualche deficiente» e giù applausi. «In questa sala — aggiunge — ci sono i futuri sindaci, consiglieri regionali, comunali. Ci sono i futuri onesti amministratori del sud» dice il leader della Lega Nord dal palco. «E ai centri sociali, quando andremo al governo dopo aver sgomberato i campi rom, dico che toccherà a voi».

Il tema Napoli gli piace e i disordini sono perfetti per essere cavalcati. «Complimenti de Magistris sta tirando su una bella gioventù. Fatemi fare il ministro dell’Interno per sei mesi e vediamo se non riesco a bloccare qualche barcone o rimettere ordine in qualche quartiere di Napoli. De Magistris pulisse le strade, riempisse le buche, alcune zone di Napoli non sono più Italia, riprendiamocele metro per metro. De Magistris è stato votato per colpa mia? Forse sì, vediamo di non ripetere l’errore» dice.

«Quando si vota? Boh. Non si sa quando si vota, con quale legge e poi si dice che la mancanza di democrazia è in Russia. Averne dieci di Putin in Italia, metterebbe un po’ di ordine — continua, reclamando applausi e prendendo alla pancia un uditorio che lo segue con applausi e invocazioni —. Vorrei che i conigli dei centri sociali fossero scesi in piazza contro la camorra ma forse hanno paura perché qualche mamma o papà con la camorra ci campa. Qua dentro ci sono gli uomini, fuori i quaquaraqua» aggiunge citando nientedimeno che Leonardo Sciascia, per quelli che colgono il riferimento.

Poi rilancia, si sente forte e determinato a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. «La prossima volta che vengo a Napoli la manifestazione la facciamo in piazza del Plebiscito, così vediamo».

Anna Paola Merone

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