Dalla rassegna stampa Polemica

La Lega attacca «In quel film propaganda gay»

…La battaglia anti-gender è ormai un riconosciuto marchio di fabbrica del leghismo regionale….

La Lega attacca «In quel film propaganda gay»

Il film sul bullismo scuote la Regione «Propaganda delle comunità gay»

Proiettato a scuola il discusso «Né Giulietta né Romeo». Il Pd: solita ossessione leghista

«Quel film è pura propaganda Lgbt, guai a trasmetterlo ancora nelle scuole». La Lega è pronta alla nuova crociata anti-gender. La pellicola da censurare si chiama Né Giulietta né Romeo e nelle intenzioni della regista Veronica Pivetti — sorella, peraltro, della ex presidente leghista della Camera — si tratterebbe di una storia contro il bullismo e le discriminazioni. Per questa ragione il film è stato di recente proiettato in un istituto superiore della città. Ma la critica leghista «legge» invece l’opera prima di Pivetti in un’altra luce. Oggi il capogruppo Massimiliano Romeo presenterà un’interrogazione urgente all’assessore all’Educazione Valentina Aprea con l’obiettivo d’impedire nuove repliche nelle scuole regionali: «Quella proiezione è stata grave perché non ha nulla a che vedere con le linee didattiche stese dal ministero, tant’è che la sua visione è stata autorizzata con la scusa di stimolare un dibattito sulla lotta al bullismo. In realtà, si è permesso di trasmettere in un istituto educativo una pellicola dedicata espressamente alla propaganda Lgbt». «Mi chiedo — prosegue il capogruppo salviniano — se i genitori degli studenti siano stati preventivamente informati della reale natura della pellicola, come richiede espressamente una circolare ministeriale che obbliga, ogni qual volta si affrontano a scuola tematiche sensibili e controverse, al consenso informato dei genitori dei minori».

Né Giuletta né Romeo racconta la storia del sedicenne Rocco, alle prese con la scoperta della sua omosessualità, tra i silenzi dei genitori ele botte dei bulli a scuola. Il capogruppo del Pd, Enrico Brambilla, difende la scelta degli insegnanti e dei dirigenti scolastici: «Alcuni leghisti sono letteralmente ossessionati da questi temi, forse se i loro insegnanti avessero mostrato loro film come questo, oggi sarebbero più sereni. Comunque, generalmente, è bene fidarsi dei docenti, che conoscono i ragazzi e sanno meglio dei consiglieri regionali che cosa è meglio per loro». Per Romeo, il capogruppo leghista, è invece «palese la malafede in quest’opera di infiltrazione Lgbt nella scuola pubblica». «Tanto è vero che l’evento è stato aperto alla cittadinanza e non solo ai giovani dell’istituto ospitante, quasi si trattasse di un cineforum. Il film è stato patrocinato, oltre che dal Comune di Milano, anche dall’Unar, l’ufficio recentemente salito alla cronaca per lo scandalo della prostituzione gay a spese dello Stato».

La battaglia anti-gender è ormai un riconosciuto marchio di fabbrica del leghismo regionale. Come non ricordare lo sportello famiglia attivato dall’assessore Cristina Cappellini? Un call center nel quale denunciare (anche) i tentativi scolastici d’indottrinamento gender. Nei primi tre mesi d’attività i risultati del centralino non sono esaltanti: solo 30 telefonate e 55 mail ricevute. Pochissime poi le segnalazioni inerenti a una presunta propaganda gender in atto nelle scuole: molte di più le richieste di chiarimenti sui libri di testo, sui provvedimenti disciplinari o sul sostegno ai disabili.

Andrea Senesi

gender
L’espressione «teoria gender» nasce negli ambienti cattolici negli anni Novanta per definire gli studi di genere delle comunità lgbt che avrebbero l’obiettivo di mettere in discussione l’istituto della famiglia «naturale». Il film antibullismo «Né Giulietta né Romeo», proiettato nella scuola di via Olona, ne sarebbe parte

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