Dalla rassegna stampa USA  Estero

«I valori americani non sono tramontati Troppi pessimisti: io vedo compassione»

…Fino al 1995 i gay dovevano nascondere la loro sessualità per paura di violenze e disoccupazione, oggi sono al servizio con orgoglio di tutte le parti della nostra società e possono sposarsi….

«I valori americani non sono tramontati Troppi pessimisti: io vedo compassione»
La filosofa, supporter di Hillary, in controtendenza: la paura dipende dai rapidi cambiamenti
A differenza di molti colleghi, la filosofa Martha Nussbaum, illustre rappresentante del mondo liberal americano (e supporter di Hillary Clinton), non sembra turbata dalla situazione politica del suo Paese. L’attesa e la razionalità sono gli strumenti con cui l’accademica considerata tra i pensatori più influenti del nostro tempo sta affrontando le prime settimane di presidenza Trump.

Eppure la rabbia e la paura sembrano essere le emozioni prevalenti in questa fase storica.

«È vero, ma io vedo anche molta speranza e compassione. Credo che la paura dipenda dai rapidi cambiamenti dovuti all’economia globale e alle migrazioni, fenomeni che hanno creato confusione e instabilità. Quando le persone sono spaventate non capiscono, perché è facile prendersela con un gruppo o con un individuo anche se non c’è alcun fondamento razionale. Allo stesso tempo, vedo intorno a me tantissima speranza e buona volontà nel provare a risolvere i problemi seri».

Non crede che la rabbia dei cittadini sia un sentimento troppo volatile per garantire un consenso politico duraturo?

«I politici dovrebbero fare affidamento solo sul pensiero razionale e le buone idee, anche i sondaggi sono spesso sbagliati. Devono guidare, non seguire: questo non significa prendere la distanza dalle emozioni. I più grandi politici della storia come Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela hanno creato la speranza per il cambiamento insieme a una strada per raggiungerlo. Hanno denunciato l’ingiustizia senza indulgere nella rabbia o nel “retributivismo”. E hanno sempre promosso il rispetto per tutti gli esseri umani».

In molti ritengono che Trump sia il risultato di una messa in discussione dei valori degli americani. Lei cosa pensa?

«Che stiamo esagerando, e che è un pericolo in cui si incorre quando non si guarda alla storia. Quando ero bambina, gli afroamericani venivano uccisi selvaggiamente e la legge nel Sud del Paese proibiva loro di usare la scuola, i ristoranti e le fontanelle per i bianchi. Oggi c’è ancora ineguaglianza razziale ma non a quei livelli e condividiamo tutti un impegno nazionale per mettervi fine. Fino al 1970 gli ebrei non potevano lavorare nei grandi studi legali e oggi sono i benvenuti. Nell’era di McCarthy i professori di sinistra potevano essere licenziati perché sospettati di comunismo, mentre adesso abbiamo una tutela forte della libertà accademica. Fino al 1995 i gay dovevano nascondere la loro sessualità per paura di violenze e disoccupazione, oggi sono al servizio con orgoglio di tutte le parti della nostra società e possono sposarsi. Anche le donne hanno fatto progressi enormi. Su tutti questi temi c’è molto lavoro da fare e dobbiamo essere vigili contro le ricadute, ma nel corso della mia vita ho registrato un enorme movimento verso la giustizia e l’inclusione».

È curioso che il Paese che ha «creato» la globalizzazione si stia rivoltando contro di essa.

«Credo sia offensivo per l’India, la Cina e i Paesi in via di sviluppo sostenere che sia stata l’America a creare la globalizzazione. È stata la loro energia e il loro talento a produrre una fiorente economia globale e oggi hanno il diritto di reclamare la condivisione delle opportunità del mondo. Molti, in America e in Europa, non amano condividere, ma dovranno farlo perché sono loro che producono e crescono».

Per lo storico Mark Lilla la sinistra, puntando sulle questioni identitarie, ha finito con l’allontanare la maggioranza degli americani.

«Non so chi pensa che viva negli Stati Uniti. L’America sarà presto una nazione a maggioranza di minoranze: latini e afroamericani saranno a breve i più numerosi. Le donne lo sono da tempo. gay e lesbiche costituiscono una fetta sostanziale della popolazione. Quindi i democratici si sono focalizzati sulla vasta maggioranza degli americani, anche se qualche maschio bianco non lo apprezza».

Cosa pensa delle proteste in corso?

«Possono essere utili per catturare l’attenzione ma ciò che serve davvero è trasformare quell’energia in obiettivi concreti, come eleggere più democratici al Congresso».

Qual è il suo giudizio sulle prime settimane di governo?

«Un grande caos. Alcune delle sue nomine sono state ragionevoli, James Mattis per esempio; e una delle peggiori, il generale Flynn, è andato via. Non c’è alcuna ragione per pensare che Jeff Sessions, un altro tra i peggiori, debba dimettersi. Quindi dico: aspettiamo e vediamo che succede. Tuttavia credo che le corti abbiano fatto un lavoro ottimo stanando le enormi lacune dell’ordine sull’immigrazione, e la giustizia ha prevalso».

Serena Danna


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.