Dalla rassegna stampa Personaggi

L'amaca

BOLOGNA, per Lucio Dalla, era la madre: una città-corpo. “Una famiglia vera e propria non ce l’ho/ e la mia casa è piazza Grande”. La abitava come un grande grembo di pietra, stava a un passo da piazza Maggiore, a due dalla “sua” chiesa che era ed è San Domenico, a tre da qualunque caffè e qualunque portico dove incontrare qualcuno dei tanti che incontrava. Difficile dire una simbiosi altrettanto forte tra una città italiana e un suo artista. Forse Pasolini e Roma, ma non ci era nato. Forse De André e Genova, ma se ne era andato.
In questi giorni la madre rinasce nel figlio. Non solo i teatri, le scuole, i taxi, ma anche i muri e le piazze cantano le sue canzoni. Hanno la sua gola vibrante e le sue orecchie attentissime ai suoni del mondo. Grazie all’allestimento sonoro di un artista tedesco Bologna è diventata la voce di Lucio, e ogni bolognese è la sua orchestra. La tecnologia, una volta tanto, risplende di umanità. Non si capisce bene se è la sua nascita (4 marzo, oggi) che si festeggia o la sua morte (primo marzo) che si commemora. Forse tutto insieme, un grande equivoco che gli sarebbe piaciuto, una sospensione del tempo, un gioco di strada alla portata di chiunque, del senzatetto e del professorone, della ragazzina e del pensionato. Lucio c’è. Evviva Lucio.

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