Dalla rassegna stampa Cronaca

Unioni civili, il vedovo all’attacco del vescovo “Non voleva i funerali”

“Volevano negare il funerale a Franco”

GABRIELE GUCCIONE

«L’ARCIVESCOVO dovrebbe soltanto vergognarsi. Mi spiace dover dire questo, perché sono un cristiano, un credente, ma la mia fede, così come quella di Franco, è sempre stata lontana da ipocrisie ». Gianni Reinetti, 80 anni, vedovo di Franco Perrello, con il quale cinque mesi fa erano stati protagonisti della prima unione civile a Torino, reagisce aspramente alle dichiarazioni di monsignor Cesare Nosiglia. E svela un antefatto doloroso rimasto sinora inedito: «Il parroco di Santa Rita voleva negare i funerali a Franco».
Questo succedeva una settimana fa, prima dell’intervento del delegato vescovile per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega. E molto prima che si riaprisse il caso, ieri, con l’arcivescovo che non solo ha ribadito la posizione del magistero cattolico sulle “unioni omosessuali”, riaffermando che «non sono assimilabili alla famiglia».

Unioni civili, il vedovo all’attacco del vescovo “Non voleva i funerali”

GABRIELE GUCCIONE

MA ha smentito le parole che don Carrega aveva pronunciato, sabato, nell’omelia per i funerali di Perrello nella chiesa di Santa Rita. «Non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa e di necessità che chieda scusa », ha assicurato Nosiglia, rispondendo sul settimanale diocesano «La Voce e il Tempo» a una lettrice allarmata.
«Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa per la disattenzione, la freddezza e le dimenticanze (della Chiesa, ndr)», aveva affermato don Carrega alle esequie davanti a decine di testimoni, e ribadito l’indomani con toni ancora più decisi in un’intervista a «Repubblica ». «C’erano un centinaio di persone presenti che hanno sentito quelle affermazioni e possono testimoniarle», tiene a ricordare Reinetti. Del resto parole come quelle erano state fatte proprie anche da papa Francesco: «La Chiesa – aveva detto rientrando dal viaggio in Armenia – dovrebbe chiedere scusa ai gay che ha offeso».
Per l’arcivescovo Nosiglia, però, quelle frasi non sono mai state pronunciate dal pulpito di Santa Rita. «Dette, sono state dette – testimonia la senatrice Pd, Magda Zanoni, amica della coppia, anche lei presente alle esequie – Mi avevano talmente colpito che dopo la cerimonia ero andata a ringraziare don Carrega». Il vescovo invece non ha nulla da ringraziare. Dà la colpa ai giornali. E bolla tutta la faccenda come «una polemica in salsa rosa piccante, in cui rischia di esserci di tutto meno che la corretta informazione sui fatti avvenuti e le parole pronunciate ». Da parte sua il vedovo di Franco respinge al mittente l’accusa di «non rientrare nel disegno di Dio»: «In 52 anni di vita assieme ci siamo sempre sentiti una famiglia». E torna con la mente a un momento doloroso: «Quando – racconta Reinetti – sono andato a parlare con il parroco, don Lello Birolo, per il funerale, mi sono sentito dire: non posso celebrare il rito per una persona che si trovava in una condizione di contrarietà con gli insegnamenti della Chiesa ». Gianni ha protestato con il prete e, dopo aver insistito, sono arrivati a una mediazione: «Avrebbe celebrato il rito a patto che non ci fossero state contestazioni ». Contestazioni, proprio così. Questo mentre interpellato da «Repubblica» il parroco assicurava: «Sarà un funerale normale, non ci sono ragioni per dare giudizi o fare pettegolezzi ».
Qualcuno nella cerchia di amici della coppia va alla ricerca di un’alternativa. E viene chiamato a presiedere il rito don Carrega. Che, a quel punto, conoscendo il motivo per cui è lì, si sente quasi in dovere di scusarsi: «Qualcuno più importante di me dovrebbe chiedervi scusa». «Quelle sue parole – dice Gianni – mi avevano fatto tornare felice dopo li rifiuto ricevuto dal mio parroco di Santa Rita».

Il prelato sul settimanale ha escluso che don Carrega si sia giustificato durante la cerimonia
DIVERSO PARERE
Sopra: il vescovo Cesare Nosiglia A sinistra: Gianni e Franco



da Il Secolo d’Italia

L’arcivescovo dopo i funerali dello sposo gay: c’è un solo matrimonio

Forse sono sembrate inopportune all’arcivescovo di Torino le parole pronunciate da don Giulio Carrega, giorni fa, al funerale di Franco Perrello, protagonista della prima unione civile gay a Torino, celebrata lo scorso agosto.

Rivolgendosi al compagno, Gianni Reinetti, il sacerdote lo ha ringraziato “perché la vostra ostinazione ci ha permesso di pensare a una Chiesa capace di non lasciare indietro nessuno”. Don Giulio Carrega, delegato dell’arcivescovo di Torino per la pastorale delle persone omosessuali, si è detto favorevole al riconoscimento delle unioni civili anche da parte della Chiesa, tenendo presente la distinzione tra ambito civile e ambito religioso.

La precisazione dell’arcivescovo
Di qui la precisazione dell’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, sul giornale della diocesi: “Il matrimonio rimane un sacramento e non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia composta di uomo e donna e dei loro figli, centro e motore della società”.

La lettera apostolica del Papa ‘Amoris Laetitia’ – sottolinea Nosiglia – “afferma che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e in particolare di ogni forma di aggressione e di violenza. E la Chiesa di Torino – prosegue – continuerà a sostenere in ogni modo l’istituto del matrimonio e continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano, ma anche ogni persona che vive situazioni particolari di vita coniugale, i separati, i conviventi, i divorziati e i divorziati risposati”.

Gli omosessuali vanno accolti, ma nel rispetto della parola di Dio
“Nel nostro tempo la chiesa – conclude Nosiglia – sta compiendo grandi sforzi per individuare e perseguire cammini di ascolto, accoglienza, discernimento e accompagnamento spirituale con le persone omosessuali che desiderano approfondire la loro situazione alla luce della fede. E’ tuttavia doveroso che il dialogo e l’incontro si svolgano nella verità del confronto con la parola di Dio e il magistero della Chiesa”.



da Avvenire

Torino. Nosiglia: «Verso gli omosessuali accoglienza nella verità»

Marina Lomunno

L’arcivescovo di Torino risponde alle numerose lettere seguite ai funerali di un anziano, tra i primi omosessuali ammessi nel registro comunale delle unioni civili.

Sono giunte decine di lettere alla redazione del settimanale della diocesi di Torino La Voce e il Tempo e all’arcivescovo Cesare Nosiglia in seguito al funerale, celebrato sabato scorso in una parrocchia torinese, di un anziano tra i primi omosessuali ammessi nel registro comunale delle «unioni civili».

Monsignor Nosiglia ha deciso di rispondere alla lettera di una lettrice rivolgendosi a tutti coloro che hanno fatto pervenire messaggi su La Voce e il Tempo in edicola oggi, precisando la posizione della Chiesa di Torino in merito ai temi del matrimonio, della famiglia e delle unioni omosessuali anche per smorzare l’enfasi con cui alcuni media hanno trattato la notizia della Messa funebre. «Nel nostro tempo – scrive Nosiglia (QUI LA LETTERA INTEGRALE) – la Chiesa sta compiendo grandi sforzi per individuare e perseguire cammini di ascolto, accoglienza, discernimento e accompagnamento spirituale con le persone omosessuali che desiderano approfondire la loro situazione alla luce della fede. È tuttavia doveroso che l’incontro si svolga nella verità del confronto con la Parola di Dio e con il Magistero della Chiesa, come hanno ribadito il recente Sinodo dei Vescovi e la Lettera apostolica Amoris Laetitia, sottolineando che non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia composta da un uomo e una donna e dei loro figli».

L’Amoris Laetitia afferma anche che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua
dignità e accolta con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Per questo, avverte Nosiglia, occorre un «sereno accompagnamento» affinché coloro che si dichiarano omosessuali possono avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita. «A coloro che hanno manifestato la loro giusta riprovazione e rincrescimento circa
quanto i giornali hanno riferito del funerale di sabato scorso ho confermato che la Chiesa di Torino continuerà a sostenere in ogni modo l’istituto del matrimonio tra un uomo e una donna e ad annunciare il vangelo della famiglia, secondo quanto la Parola di Dio e il Magistero indicano. A coloro che invece si sono rallegrati dell’apertura verso le persone omosessuali – conclude monsignor Nosiglia – ho assicurato che la Chiesa di Torino continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano, come per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale, come i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati. Questo per non escludere nessuno e sostenere tutti sulla via della accoglienza del Vangelo e l’incontro con il Signore, e sperimentare la tenerezza materna della Chiesa, a cui ci ha invitato con forza papa Francesco nella sua visita a Torino lo scorso 21 giugno 2015».

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