Dalla rassegna stampa

Il mio Varichina - il film che vale una vita

Varichina, il film che vale una vita
CINEMA/ UN ARTICOLO DEL DIRETTORE DEL TORINO GAY FESTIVAL GIOVANNI MINERBA
ISOLE Tremiti, San Domino, un isolotto fuori dal mondo un pezzo di terra emersa perlopiù deserta. Nel 1938 viene individuata dal regime fascista come colonia penale adibita al confino degli omosessuali. Di recente l’amministrazione vi ha collocato una targa in memoria: è proprio da qui che deve partire la storia delle persone Glbt in Puglia che in questi giorni passa dal racconto cinematografico di Lorenzo De Santis detto Varichina. Ancora alla fine degli anni Sessanta, la Puglia era ancora tristemente utilizzata per il confino: ne è testimone vivente e combattente Romina Cecconi, detta la Romanina, nel 1968 ancora anagraficamente Romano, che fu spedita a Volturino (nel Foggiano). Negli anni Settanta a Bari la scena delle persone omosessuali era pubblicamente capitanata da una icona trash come Varichina.

GIOVANNI MINERBA
PROPRIO come si vede nel film documentario a lui dedicato dai registi Mariangela Barbanente e Antonio Palumbo. Da domani lo si potrà vedere nelle sale italiane (sempre domani, alle 20,30, gli autori e il cast lo presenteranno nel multisala Uci Cinemas Showville di Bari). A prestargli credibile volto è stato l’attore Totò Onnis e la sua è una storia da non dimenticare. Potessero parlare i giardini alle spalle di piazza Umberto, ci racconterebbero di lui sì divertenti storie ma anche quello che tristemente accadeva. Irriso da tanti, anche dagli stessi suoi amici omosessuali “velati”, ma soprattutto pestato di brutto da ragazzi etero che poi la notte finivano a letto o nei cespugli a fare sesso con lui. Ogni giorno un nuovo livido, nell’animo e sul viso così diversamente bello.
La Puglia oltre che di Varichina è la regione di Giò Stajano, scrittore, attore, giornalista, tutto già prima della scelta di cambiare sesso negli anni Ottanta. Nel bene e nel male, icona indiscussa. Lei però da giovane aveva scelto Roma per vivere liberamente, anche se negli ultimi vent’anni di vita diede una scossa al suo Salento. Terra anche della Mara, una trans che con la sua storia ha fatto scandalo a Lecce dagli anni Cinquanta fino all’apertura del suo testamento devoluto alla Chiesa. Da Foggia — anche lì, mi raccontano, c’era un ragazzo soprannominato “Candeggina” (con il passare del tempo anche la lingua si ammodernava) — Vladimir Luxuria muove i primi passi verso Roma. Ma diversamente da Varichina e da Giò Stajano, la sua scelta di vita, la sua arte, il suo impegno politico sono per tutti.
Io gli anni Sessanta-Settanta li considero i più difficili, ma anche i più importanti. I più difficili perché nel profondo Salento, ad Aradeo, gli omosessuali non potevano esserci: io sapevo di esserlo, lo nascondevo, in parte lo reprimevo. Con gli amici andavamo a prostitute per camuffare la cosa, poi di nascosto (e non solo io) avevamo incontri clandestini con uomini. Succedeva anche di accusarci a vicenda di essere “ricchioni” e alla fine soltanto io, per qualcuno dolorosamente, ho ufficializzato il mio essere gay. Quante storie si potrebbero raccontare di quel tempo. Nel 1972 scelsi Torino, mi sposai per “guarire”, poi passati due anni — dopo vari psicologi e psichiatri, ma soprattutto dopo notti a guardare il soffitto — decisi con me stesso di guarire. Gli anni più importanti cominciarono nel 1977, quando incontrai Ottavio Mai. L’inizio della mia vera vita. Utilizzavamo spesso il Salento per girare i nostri film e mia madre organizzava riunioni di famiglia quando andavamo in televisione. Poi dal 1993 con il mio attuale compagno, Damiano Andresano, anche lui pugliese, nel Salento viviamo ormai buona parte del nostro tempo. Oggi la Puglia è certamente altro rispetto ai tempi di Varichina, di Giò Stajano, dei miei anni, di quelli di Vlady.
Nel 2003 a Bari un Pride nazionale, nel 2005 Nichi Vendola, da gay dichiarato, viene eletto governatore. Gallipoli diventa meta di molto “turismo gay”, ospita il Salento Pride, e a Lecce da tre anni c’è un piccolo ma importante film festival, il Salento Rainbow, mentre molte associazioni si occupano di diritti. Nell’aria c’è molto altro che potrà accadere per una semplice ragione: la Puglia ha l’inclusione all’interno del proprio dna.
(L’autore dell’articolo è fondatore e direttore dello storico Torino Gay & Lesbian Film Festival)

1/02/2017

 

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