Dalla rassegna stampa Cinema

«Ogni giorno era il suo gay pride» La vita estrema di Lorenzo Varichina

«Ogni giorno era il suo gay pride» La vita estrema di Lorenzo Varichina

Esce domani il film su un personaggio della Bari anni Settanta ben vivo nella memoria collettiva

Forse Fellini ne avrebbe fatto una delle sue figure pittoresche ed emblematiche della provincia italiana. Di sicuro la storia di Lorenzo Varichina, al secolo Lorenzo De Santis, esce di prepotenza dalle strozzature fisiche e culturali di un quartiere della Bari anni ’70-’80, troppo angusto per contenere una personalità debordante come la sua. Per i baresi over 40, il grido « Tutt’ do avità venì » («Tutti qui dovete venire») e la camminata caracollante di Varichina sono un ricordo famigliare d’infanzia e adolescenza. In molti lo hanno conosciuto, in tanti lo hanno preso in giro, qualcuno ci è andato giù pesante. Le risatine, gli sberleffi, i «pagliatoni». Questo era riservato a chi esprimeva il proprio essere in modo provocatorio, da omosessuale che «ogni giorno festeggiava il proprio gay pride personale», come scrive il giornalista Alberto Selvaggi nell’articolo da cui è nata l’idea di fare un film sulla vita di un uomo vissuto ai margini, posteggiatore abusivo e chaperon di prostitute a tempo perso. Una docu-fiction intitolata Varichina – La vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis , diretta da Mariangela Barbanente e Antonio Palumbo e prodotta da Apulia Film Commission nell’ambito del Progetto Memoria. Un biopic che nei suoi 52 minuti oscilla continuamente tra realtà e immaginazione, tra documentario e finzione e che da domani arriva in sala (nei multisala di Bari, Ciaky, Galleria, Showville, all’Elia di Corato, all’Uci Cinema di Molfetta e all’Apollo 11 di Roma) grazie alla giovane distribuzione Ismaele Film che ha intuito il potenziale di una storia privata e al tempo stesso universale.

Nato in una famiglia povera del quartiere Libertà, «dove l’unica libertà che avevamo era di morire di fame», da bambino Lorenzo consegnava detersivi a domicilio per conto della madre. Ma la sua famiglia prese presto le distanze da quel ragazzo che amava i capelli lunghi e le camicette da donna portate aperte sul petto villoso. A prendere il suo posto di lavoro furono le vicine di casa, che Lorenzo faceva finta di non conoscere quando le incrociava per strada per evitar loro l’imbarazzo. Il tenero Lorenzo tra le mura domestiche, il personaggio Varichina in strada, sguaiato e ammiccante. Un legame affettivo che ancora una volta era troppo per quella Bari ipocrita e perbenista, tanto da portare un padre a cancellare Lorenzo dalla foto del matrimonio della figlia (il racconto dell’episodio è un momento che spezza il cuore).

Dolore e solitudine fanno capolino soprattutto nel finale del film: Lorenzo è scomparso nel 2003, dopo aver subito anche l’amputazione di una gamba a causa del diabete. «E’ un’emozione stare dentro Varichina» come ha detto un certo Gianni Amelio, dopo aver visto il film che alterna abilmente i due mondi di Lorenzo, merito anche delle interpretazioni di Totò Onnis, il protagonista a cui spetta il compito di dare sostanza alla macchietta, e di Ketty Volpe e Federica Torchetti, le vicine. «Come una goccia di varichina distrugge un capo di valore, così l’infamia pubblica ha macchiato il valore di un uomo, indelebilmente», scrivono i due autori impegnati in un’opera di ricostruzione di personalità, a partire dalle testimonianze di chi ha conosciuto Lorenzo. «Negli anni ’70 in molti avevano il vizietto – racconta Nico Cirasola, uno dei testimoni oculari intervistati nel film – imprenditori, giornalisti, commercianti, ma loro erano intoccabili». Lui no, aveva solo la sua maschera per difendersi. E quando si innamorava dei soldati americani o di qualche cliente, sapeva prenderla con filosofia, commentando: «la sera tornano a casa dalle mogli, ma il giorno dopo vengono di nuovo a cercarmi»

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