Dalla rassegna stampa Cinema

Dall’uomo elefante a Harry Potter I volti di John Hurt, attore da Oscar

… gli piaceva incontrare personaggi più grandi della vita, confrontandosi anche con due gay, uno di appassionata finzione in Amore e morte a Long Island , l’altro storico, il Quentin Crisp del bellissimo Il funzionario nudo …

Dall’uomo elefante a Harry Potter I volti di John Hurt, attore da Oscar
Morto a 77 anni. Esordi sui palcoscenici inglesi, ultime recite accanto a Branagh
Dopo essere morto, nei modi più pittoreschi, almeno 40 volte nei suoi film che raramente gli concedevano l’happy end, John Hurt, l’Elephant Man e il mr. Ollivander di Harry Potter ”, è scomparso ieri a Londra per un tumore al pancreas diagnosticato alcuni anni fa. Si porta via figure clamorosamente riuscite, come il mostruoso uomo dal cranio deformato del commovente film di David Lynch prodotto nel 1980 da Mel Brooks che oggi lo piange, e il creatore della bacchetta magica dell’eroe della Rowling.

Ma era anche sulla nave spaziale di Alien (Kane, prima vittima), fu un prigioniero drogato allo stremo nel carcere turco di Fuga di mezzanotte di Alan Parker (nomination all’Oscar non protagonista nel 78 ma vinse Christoper Walken per Il cacciatore ).

Non solo, ha partecipato alle avventure di Indiana Jones (quelle del teschio maledetto) di Spielberg, alle profezie di Orwell in 1984 , fu complice del flop dei Cancelli del cielo diretto da Michael Cimino e fu sospettato sadico killer nel giallo di Richard Attenborough L’assassino di Rillington Place n.10 , oltre ad assistere Jodie Foster negli incontri ravvicinati di Contact di Zemeckis.

Ma, con un fisico magro borghese, non era un attore solo dedito ai kolossal, al prodotto spettacolare, pur divertendosi nel caratterizzare figure molto speciali col gusto dell’artigiano del trucco: per Elephant man otto ore di preparazione ogni giorno con chili di lattice per diventare un freak .

Hurt, figlio di un matematico, nato il 22 gennaio 1940 nel Derbyshire, studioso d’arte prima di iscriversi alla Royal Academy, è stato anche un finissimo interprete teatrale, specialista scespiriano: confessava di essere stato nel ‘73 un Romeo di 30 e rotti anni («ma non li dimostravo e non esiste solo il lato romantico»), diventò poi intimo di Cecov e Turghenev, di Shaw e Pinter, fece un superbo Ultimo nastro di Krapp di Beckett e di recente tornò in scena con Kenneth Branagh in The entertainer di Osborne. Oltre 70 film d’una carriera ricca (iniziata con Un uomo per tutte le stagioni nel ’66 dove incontrava Enrico VIII e Anna Bolena), alternando personaggi molto british come nel polemico Scandal , sul caso Profumo, ad eroi stravaganti come nei titoli più indipendenti di Jim Jarmusch e Von Trier ( Melancholia ), indossando due volte anche la tonaca: quella di padre Cristopher che in Rwanda assiste al massacro della popolazione Tutsi e quella di un prete in Jackie sulla vedova Kennedy, di prossima uscita, l’ultimo ruolo che esce postumo sugli schermi.

Aveva il gusto di camuffarsi, sporcarsi, dimagrire, parlare con quelle belle rughe del volto: gli piaceva incontrare personaggi più grandi della vita, confrontandosi anche con due gay, uno di appassionata finzione in Amore e morte a Long Island , l’altro storico, il Quentin Crisp del bellissimo Il funzionario nudo .

Il ruolo della vita resta quello deforme di Elephant man con immenso serbatoio di pietà: candidato all’Oscar, che tirando di boxe vinse Bob De Niro Toro scatenato .

Non mancarono nella sua carriera ricca di molti premi (Bafta e Golden Globe) e affollata anche dal punto di vista sentimentale (4 mogli ufficiali fra cui l’ultima Anwen Rees-Meyers, 2 long companion e 2 figli), i successi in tv come nella serie Doctor Who o in I, Claudius in cui era Caligola, a completare la serie espressiva di un attore a 360 gradi.

Maurizio Porro

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