Dalla rassegna stampa Cinema

Sundance, Al Gore divo ecologista Redford: convinceremo gli scettici

Sundance, Al Gore divo ecologista Redford: convinceremo gli scettici

Al Festival il sequel sull’ambiente, 13 ruoli per Blanchett, l’Italia c’è con Guadagnino

Park City (Utah) «Son felice di essere tra i New Radical», ha detto, facendo sorridere tutti, Al Gore prima dell’illustrazione del cartellone del Sundance, il festival del cinema indipendente (dagli studios hollywoodiani) fondato da Robert Redford. Gore ha citato il titolo del documentario di Adam Bhala Lough, The New Radical , dove si radiografa una parte della nuova generazione di hacker molto politicizzata su uno sfondo dominato da Internet.

Quasi dieci anni dopo Una scomoda verità , l’ex vicepresidente americano ha inaugurato la rassegna con An Inconvenient Sequel in cui la sua voce e la sua guida illustrano in profondità i pericoli, le fratture, le rivoluzioni energetiche del cambiamento climatico. Gore ha partecipato a ogni proiezione del documentario ambientalista diretto da Bonni Cohen e John Shnik commentando, con diplomazia e ironia: «Troverete sullo schermo accenni e riferimenti a un’era piena di incognite e pericoli verso la quale si avviano gli Stati Uniti e il mondo intero». «Ho incontrato il Presidente — ha dichiarato — e sullo schermo appaio mentre mi avvio a un appuntamento con lui alla Trump Tower. Ovviamente non mi ha detto, come ha fatto in altre occasioni, che «il cambiamento climatico a lui suona come una barzelletta, una bufala». Avrò ulteriori scambi di idee, voglio cercare di essere calibrato. Non mi sono prefisso di vincere di nuovo due Oscar con questo lavoro, ma di creare un movimento culturale nel mondo». Redford ha replicato, serissimo: «Come Al, auspico che molti scettici o individui impreparati riescano a trasformarsi in credenti».

Il Sundance quest’anno offre un panorama al tempo stesso fortemente politicizzato e fiction, con molti titoli che, attraverso problematiche razziali e scontri di classe, guardano all’America di ieri, oggi e domani. Saranno numerosi gli attori e registi presenti. Tra gli altri Cate Blanchett protagonista assoluta con 13 ruoli di Manifesto di Julian Rosefeldt. Il regista ha utilizzato per la sceneggiatura del film le parole stampate sui poster di mostre e ha rielaborato frasi dette da artisti di ogni campo. «Sono diventate i miei dialoghi — ha anticipato Blanchett — e mi sono trasformata in una casalinga, in una impiegata, in una anchorwoman…

A parte la pellicola di Luca Guadagnino, Call Me by Your Name con Armie Hammer, tratta dal libro di André Aciman, l’Italia è assente anche nell’elenco che annovera 37 registi esordienti. Tra i primi film presentati, corifei di una precisa tendenza storica che ritorna al successo di 12 anni schiavo , Carey Mulligan ha ottenuto un grosso successo personale con Mudbound firmato dalla regista Dee Rees. Storia di due famiglie, una bianca l’altra nera, sullo sfondo del Sud americano.

Giovanna Grassi

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