Dalla rassegna stampa Mercato

Il salone degli sposi punta sulle coppie lei&lei e lui&lui

Il salone degli sposi punta sulle coppie lei&lei e lui&lui
Al Pala Alpitour oltre trenta operatori espongono «Omofobia no grazie»
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO
Già in ottobre, al salone d’autunno «Nozze da sogno», c’era stato movimento. L’estate appena passata era stata la prima stagione di unioni civili di coppie gay e lesbiche, grazie alla legge approvata in maggio. Non era certo nato allora l’interesse per le coppie lgbt (che celebravano all’estero ma già festeggiavano qui), la legge 76 però aveva dato il via alla vera visibilità.
Ieri, prima giornata di «Torino Sposi» al PalaAlpitour, l’altra manifestazione torinese promossa da Guida Sposi, c’è stata la riprova del grandissimo interesse che le unioni civili hanno destato nel settore dell’organizzazione delle nozze. Grazie alla collaborazione con Quore, associazione di promozione sociale per i diritti lgbt, Guida Sposi ha sostenuto il progetto Friendly Piemonte. Omofobia No Grazie, campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia che riunisce esercizi commerciali, operatori turistici, enti culturali e istituzioni pubbliche: tutti all’insegna dell’inclusione. «Abbiamo coinvolto oltre trenta espositori – ha confermato nel pomeriggio Alessandro Battaglia, presidente di Quore -, abbiamo consegnato loro un espositore da tenere in vista allo stand e la vetrofania da applicare sulla vetrina del negozio: un risultato molto al di là delle aspettative. Tutti sono gentili, dialogando con loro si coglie interesse imprenditoriale ma anche per l’aspetto sociale del cambiamento».
Per Marco Gasperini di Guida Sposi «c’è grande interesse e nessuna preclusione. Numerosi operatori già lavoravano con il mondo lgbt e a noi pareva ovvio. Ma in ottobre diverse coppie di ragazze e di ragazzi ci hanno chiesto se c’erano espositori apertamente “gay friendly”. Questo ci ha fatto accendere una lampadina: è molto apprezzata una dichiarazione di attenzione». Difficile fare previsioni sul giro d’affari, anche se si comincia a parlare di 10% del totale. «È la percentuale che coincide con le stime della popolazione lgbt. Che di certo ha una disponibilità economica maggiore».

TRA GLI STAND
Marco Farina ed Emanuela Congia, titolari dell’agenzia Deabee Wedding Planner da anni prima che la legge venisse approvata organizzavano party, trovavano location. «Le coppie si sposavano all’estero – raccontano – e poi ripetevano qui la festa con un finto celebrante. L’interesse per la nostra agenzia è nato dopo un set fotografico “di prova”, tre anni fa, fatto tra Gran Madre e Murazzi, con modelli e modelle realmente gay e lesbiche: la gente si fermava, applaudiva. È stato lì che abbiamo capito che si poteva fare. E abbiamo aperto il nostro portale. Ma con le unioni civili tutto è cambiato, tutto si è semplificato. Totale normalità». Ora Marco ed Emanuela sono alle prese con l’organizzazione di un «doppio matrimonio», due lei e due lui tutti ballerini. «Certo, c’è stato anche chi ci ha detto “o noi o loro”. Ma non ci siamo scomposti». Massimo di Vogue Spose ammette che in fatto di abiti non ci sono richieste particolari. «Solo, le spose lesbiche in generale hanno più buon gusto». I fioristi di Green Emotion, Silvano e Marco, parlano di «grande attenzione per i dettagli da parte delle coppie di donne. Danno grande soddisfazione perché sono più creative e amano il minimalismo».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.