Dalla rassegna stampa Legislazione

Quella legge attesa che dimentica i figli

Quella legge attesa che dimentica i figli

CHIARA SARACENO

LA LEGGE sulle unioni civili è finalmente operativa in modo pieno. Questo annuncio — «ora sono legge» ha dichiarato la sottosegretaria Maria Elena Boschi al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via definitivo a tre decreti attuativi — può sorprendere chi credeva che il faticoso processo che aveva portato alla sua approvazione fosse stato concluso già diversi mesi fa, la primavera scorsa, quando la legge era stata approvata in modo definitivo.

MA MANCAVANO, appunto, i decreti attuativi che consentono ai diversi uffici e amministrazioni coinvolte, a partire dalle anagrafi comunali e dall’Inps, di applicare la legge con correttezza e omogeneità su tutto il territorio. Non è un fenomeno nuovo, ahimè, in Italia, dove di norma ogni legge richiede più di un decreto attuativo e questi non sempre sono predisposti e approvati con tempestività e talvolta non vengono predisposti per nulla, così che vi sono diverse leggi che rimangono sulla carta perché mancano i decreti che le dovrebbero rendere operative.
Nel caso delle unioni civili i decreti attuativi riguardano l’adeguamento delle norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; le disposizioni di modifica e riordino delle norme di diritto internazionale privato in materia di unioni civili tra persone dello stesso sesso e quelle di coordinamento in materia penale. L’attesa dei decreti non ha impedito che chi lo desiderava potesse effettivamente recarsi in comune e ottenerla, anche se i primi tempi mancavano persino i moduli e le formule della celebrazione. Per fortuna, molti sindaci hanno forzato i tempi e fatto in modo che si potessero stipulare, anche con quel poco o tanto di solennità con cui si celebrano i matrimoni civili. Ma altri passaggi importanti — ad esempio l’accesso alla pensione di reversibilità o alla quota ereditaria legittima, lo status di uniti civilmente quando si tratta di materie di diritto penale — che derivano dal legame dell’unione civile rimanevano nell’incertezza regolamentare. L’unione civile, infatti, equipara di fatto i rapporti tra i due partner in tutto a due coniugi uniti in matrimonio, quindi tutte le norme che trattano delle conseguenze del matrimonio sul piano dei diritti e doveri reciproci e nel rapporto con terzi e con lo Stato dovevano essere adeguate a comprendere anche lo status di uniti civilmente. Come è noto, la grande, e irrisolta, differenza tra unione civile e matrimonio che la legge ha lasciato è che la coppia non può diventare genitoriale come tale e persino l’adozione ex post del figlio del partner non è prevista, lasciando questi figli in condizioni di maggiore fragilità rispetto a tutti gli altri perché privi legalmente di un genitore.
Può anche succedere, come è avvenuto di recente, che due gemelli nati da due ovuli della stessa donna e portati alla vita contemporaneamente dalla stessa gestante siano stati dichiarati legalmente non fratelli perché non condividono lo stesso padre genetico, anche se li condividono di fatto entrambi e di entrambi portano il cognome. La Corte d’Appello di Milano, infatti, in nome del loro diritto all’identità ha consentito la trascrizione in Italia del certificato di nascita in cui appunto apparivano entrambi i cognomi. Anche se ormai molti giudici minorili in nome dell’interesse del minore e della continuità affettiva riconoscono anche al partner la possibilità di richiedere l’adozione speciale del figlio/a del/della partner, si tratta di un percorso tortuoso, costoso, riduttivo e con ampi margini di arbitrio.
I decreti attuativi rendono operativa anche la parte della legge sulle unioni che riguarda le convivenze di fatto. Si tratta di una unione con uno statuto giuridico e diritti e doveri più deboli, destinata a «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile», che possono regolare i propri rapporti patrimoniali davanti a un notaio, senza tuttavia poter modificare la quota di eredità cosiddetta legittima e senza accedere alla pensione di reversibilità, a prescindere dalla durata della convivenza.
La lunga battaglia per avere il matrimonio egualitario per tutte le coppie, dello stesso sesso o di sesso diverso che lo desiderano, e una unione civile più leggera, ma con uno status giuridico chiaro, in controtendenza con quanto avvenuto in altri paesi, si è conclusa in Italia con tre regimi di coppia diversi: il matrimonio per le coppie di sesso diverso, le unioni civili per le coppie dello stesso sesso e un contratto patrimoniale per le coppie che, a prescindere dal sesso dei componenti, non ritengono opportuno accedere all’uno o all’altra.


Unioni civili, mille sì in tutta Italia

La legge ora è definitiva. Il ministro Orlando: dovranno essere trascritti anche i matrimoni registrati all’estero Milano ha il record di celebrazioni. D’ora in poi la coppia potrà essere sposata anche da un privato cittadino

MARIA NOVELLA DE LUCA
CATERINA PASOLINI

ROMA. Nel giro di poche settimane i “sì” diventeranno mille, non una valanga, certo, ma il pienone delle unioni civili è atteso per la primavera, stagione tradizionale dei matrimoni. Da ieri però, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri dei decreti attuativi, la legge Cirinnà (già operativa) è diventata “definitiva” in tutti i suoi aspetti, chiarendo punti oscuri e passaggi scivolosi. Nessun sindaco dunque potrà rifiutare, d’ora in poi, di celebrare una unione omosessuale, o di relegare quell’atto in una sede defilata, negando municipi e sale d’onore, o magari presiedere quella cerimonia senza la fascia tricolore. Perché i decreti attuativi firmati dal ministro della Giustizia, entrano nel dettaglio, spiegando ad esempio che un matrimonio omosessuale avvenuto all’estero, deve essere trascritto in Italia, automaticamente, come unione civile. Oppure che la scelta di un «cognome di famiglia», dopo l’unione civile, non comporta la decadenza del proprio codice fiscale. E anche la coppia omosessuale, esattamente come accade nel matrimonio, potrà chiedere di essere “unita” da un privato cittadino, e non soltato da un ufficiale di stato civile. Importante il passaggio che riguarda le unioni civili dove uno dei partner è straniero ed arriva da paese omofobo. In questo caso, per poter dire sì, non avranno bisogno di un nulla osta che il paese d’origine potrebbe loro negare, ma semplicemente di un certificato di “stato libero”.
Una griglia tecnica che da tempo i sindaci chiedevano, ma che nello stesso tempo mette al riparo le coppie omosessuali da rifiuti e discriminazioni di comuni (in gran parte leghisti) che continuano a boicottare in sordina le unioni civili. E cinque mesi comunque cominciano ad essere un tempo sufficientemente lungo per analizzare i dati di questa legge storica. Una legge attesa da oltre 30 anni dai movimenti omosessuali, ma varata dopo una lunghissima battaglia, e tra gli anatemi delle Destre e dei movimenti prolife (Family Day) secondo i quali le unioni civili avrebbero distrutto la famiglia eterosessuale, ma anche svuotato con la reversibilità delle pensioni le casse dell’Inps.
In realtà, com’era prevedibile, nulla di tutto questo è avvenuto. Ad oggi le unioni civili registrate nelle città più importanti sono circa 800, e diventeranno mille con le prenotazioni delle prossime settimane. Gli uffici delle anagrafi segnalano però che le prenotazioni aumentano con il passare delle settimane, «perché molti cittadini ancora non sanno esattamente come funzionano le unioni civili». Guardando i numeri, in testa sia come unioni celebrate che come prenotazioni c’è Milano (300 “sì” dall’agosto 2016, 152 coppie in attesa), seguita da Roma, (243 i “sì” pronunciati, circa 200 le coppie Lgbt già iscritte), e Torino (118 unioni e 45 in lista). Interessante notare come per adesso la gran parte delle unioni abbia riguardato più coppie gay che lesbiche. A Milano ad esempio hanno pronunciato il loro “sì” 229 uomini contro 69 donne, a Roma sono state al maschile circa il 70% delle unioni civili, mentre a Napoli davanti al sindaco si sono presentate 35 coppie omosessuali, 31 di maschi e 4 di donne. Fatta eccezione per Milano, Roma e Torino, i numeri delle unioni civili nel resto d’Italia sono ancora abbastanza bassi: 42 a Firenze, 43 a Bologna, 32 a Palermo.
Numeri che raccontano la conquista di un diritto ma anche la serenità, di avvalersene o meno. E sia le sigle Lgbt che l’associazione Luca Coscioni ieri ricordavano che per loro la legge attuale «è unicamente un punto di partenza verso il matrimonio egualitario e la stepchild adoption». Il Family Day naturalmente dissente e profetizza la «fine della famiglia».

300 Milano
Il capoluogo lombardo finora detiene il primato per numero di unioni celebrate

243 Roma
La Capitale si piazza al secondo posto.
Ma altre 200 unioni sono state già prenotate

121 Torino
I primi a dire sì ad agosto 2016 sono stati Franco e Gianni, 83 e 79 anni, dopo 52 anni di convivenza

43 Bologna
Le prenotazioni sono decine, ma le unioni civili vanno a rilento.
Il Comune: «Nessuna corsia preferenziale»

37 Napoli
Cirinnà ha celebrato il sì del sindaco di San Giorgio a Cremano, il primo d’Italia a usare la legge sulle unioni

32 Palermo
Il capoluogo siciliano è stato tra i primi a istituire il registro delle unioni civili prima del varo del ddl


L’INTERVISTA / MONICA CIRINNÀ, DEPUTATA PD

“Ancora troppi ostacoli dai sindaci della destra”

ROMA.
È la legge che porta il suo nome e Monica Cirinnà, senatrice del Partito democratico, non nasconde la sua soddisfazione. «Celebro unioni civili in tutta Italia, viva la felicità», dice, allegra.
Cerimonie e festeggiamenti senatrice Cirinnà. Ma non le sembrano poche quasi mille unioni civili in cinque mesi, dopo trent’ anni di attesa?
«No, il boom arriverà in primavera. È la stagione dei matrimoni. Fino ad ora si sono sposate le coppie che avevano urgenza, e le coppie più anziane. È un meccanismo che si è messo in moto con lentezza, com’era prevedibile. E soltanto adesso, con i decreti attuativi, tutte le criticità sono state superate».
Eppure si aspettavano le file davanti alle anagrafi. Ricorda gli allarmi sulla “fine della famiglia naturale”?
«Certo che mi ricordo gli allarmi, e ogni tanto rileggo gli apocalittici tweet di Formigoni o Sacconi e sorrido. Perché l’Italia non è crollata, anzi è migliorata. Le unioni civili sono state una conquista che non ha tolto diritti a nessuno, ma ha semplicemente tutelato le coppie omosessuali. I Comuni mi dicono che tra la primavera e l’estate arriverà il tutto esaurito, ma in ogni caso e al di là dei numeri, questa legge è stata una conquista di civiltà».
Ci sono ancora molti comuni che boicottano la legge?
«Sì, purtroppo. Le amministrazioni guidate dalla Lega e non solo. Con diverse modalità. Ad esempio negando la sala comunale e relegando le cerimonie in uffici defilati. Imponendo giornate separate per i matrimoni e le unioni civili. Vietando musica e altre ritualità. Addirittura presentandosi senza la fascia tricolore».
Lei sta celebrando molte unioni civili. Come sono le coppie che incontra?
«In gran parte avanti con gli anni. Ed è tutto molto emozionante. Si tratta di persone che hanno dovuto lottare per i propri diritti, sfidare una società che non li accettava e pretendeva che si nascondessero. Coppie che da tempo hanno dichiarato il loro amore, e adesso conquistano certezze e legalità. Devo dire che faccio incontri bellissimi ».
E i giovani?
«Ricevo centinaia di lettere. Molti scrivono che l’importante era conquistare un diritto. Poi sceglieranno se e quando celebrare l’unione civile. Del resto è come per le coppie eterosessuali. Chi si sposa più a vent’anni?».
Il matrimonio egualitario, appunto. E’ quello che chiedono le associazioni Lgbt.
«È la prossima meta. Le unioni civili sono state il primo e storico passo. Ma il fine, per quanto mi riguarda, è il matrimonio omosessuale».
E la stepchild adoption?
«Lo stralcio dalla legge è stato per me un vero dolore. La ritengo un diritto per i figli delle coppie omosessuali e per i loro genitori. Ma è tutta la legge su questa materia che va riformata, a partire dall’accesso all’adozione per i single».
( m. n. d. l)



da L’Unità

Mio figlio è gay. E il tuo?

Resta ancora tanto da fare e lo faremo. Ma dopo anni di lotte ieri abbiamo definitivamente vinto la prima battaglia

Delia Vaccarello
Ieri ho ricevuto molti sms di gioia. Le unioni civili sono finalmente legge. Con i decreti attuativi varati dal consiglio dei ministri l’iter è arrivato a destinazione. Gioiscono i diretti interessati ma anche tutti coloro che hanno a cuore la crescita culturale e civile del nostro paese. Finisce l’era della famiglia a una dimensione, nasce quella delle famiglie al plurale. Gli sms erano pieni di ringraziamenti: «Grazie a te e a persone come te oggi possiamo festeggiare definitivamente», «Grazie ai tuoi contributi che non sono mai mancati e a quelli dell’Unità con liberi tutti questa giornata storica è giunta»…

 

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