Dalla rassegna stampa Televisione

Tra misteri e simboli ecco la storia di “OA” nuovo cult in tv

…«Il vero segno di cambiamento credo di averlo imposto con il nome di Ian Alexander. 15 anni, attivista, primo attore trans asiatico-americano sullo schermo: un segnale forte, in tv tutti oggi hanno una voce. Alla direzione casting ho detto: no, non sono flessibile. Voglio un trans per la parte …

Tra misteri e simboli ecco la storia di “OA” nuovo cult in tv

La serie Netflix scritta e interpretata da Brit Marling è realizzata dalla casa di produzione di Brad Pitt

FILIPPO BRUNAMONTI

NEW YORK – DOPO serie-puzzle come Westworld, Mr. Robot e Stranger Things, l’arrivo di The OA su Netflix è la matrioska televisiva che ha messo in circolo più teorie del complotto dai tempi del giallo di Laura Palmer in Twin Peaks. L’aggregatore di notizie Reddit si è trasformato in un hub di speculazioni, mentre il portale di cinema Vulture ha compilato un elenco di simbologie incrociando “il buono, il brutto e il bizzarro della serie”. Il settimanale People, per di più, ha scelto il commento dell’attrice e sceneggiatrice di OA, Brit Marling, 33 anni, per ribadire che “Hollywood ha bisogno di ruoli femminili più complessi”, non di personaggi “aggiunti in un secondo tempo”. Il riferimento è alla protagonista di The OA Prairie Johnson (Marling) che nelle primi immagini della serie vediamo gettarsi da un ponte in un video virale girato col telefonino.
Il progetto The OA nasce nel 2012 quasi come un mito da tramandare agli amici. Adottati dal Sundance Film Festival, Brit Marling e Zal Batmanglij hanno cominciato a incontrare produttori a Hollywood, alcuni seduti defilati, altri un po’ smarriti dall’intreccio. «Ma avete almeno una vaga idea di dove portare questa storia? », domandavano con gli occhi a palla. È così che i due giovani autori hanno preso in contropiede le loro “giurie”, recitando dal vivo. L’interesse della società di produzione di Brad Pitt, Plan B, ha portato quella intuizione incosciente al caso tv dell’anno appena iniziato.
«La mia vocazione è sempre stata quella di scrivere storie per la televisione», racconta Brit Marling.
The OA, ci spiega, è lo sforzo più ambizioso della coppia di artisti: «Ogni sera io e Zal mettevamo in piedi una recita privata della sceneggiatura di OA e notavamo l’effetto: se uno di noi cadeva in catalessi, il giorno dopo cominciavamo daccapo. Le nostre ‘doti attoriali’ hanno aperto le porte di Netflix: abbiamo recitato dal vivo tutti e otto gli episodi davanti a una commissione. O, perlomeno, i punti salienti».
Dopo la laurea in economia, Brit ha preferito voltare le spalle ad un’offerta di Goldman Sachs e seguire il sogno di attrice-scrittrice. « OA parte da una mia curiosità: ho sempre voluto sapere che cosa prova una persona quando vede la morte in faccia. Io alla morte penso tutti i giorni. La morte ci porta su una frequenza diversa. Sono ossessionata dalle connessioni cosmiche, dagli angeli e dalle dimensioni alternative che, nel nostro show, lo scenografo Alex DiGerlando ha saputo ricreare come una geometria surrealista ». Per ritrarre i teenager che aiutano Prairie a risolvere il grattacapo sulla sua identità, Brit dice di essersi ispirata al cinema di John Hughes: « Mamma, ho perso l’aereo e Breakfast Club sono i miei modelli». E non nasconde l’orgoglio: «Il vero segno di cambiamento credo di averlo imposto con il nome di Ian Alexander. 15 anni, attivista, primo attore trans asiatico-americano sullo schermo: un segnale forte, in tv tutti oggi hanno una voce. Alla direzione casting ho detto: no, non sono flessibile. Voglio un trans per la parte di Buck».

La storia inizia con il ritorno a casa di una ragazza, Prairie, dopo sette anni di assenza
IN RETE
La prima idea per “The OA” è del 2012 Dal giorno della diffusione su Netflix la serie è diventata un piccolo caso soprattutto grazie a chi, in rete, ha iniziato a individuare tutte le citazioni più o meno nascoste di cui si compone la trama

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