Dalla rassegna stampa Giustizia

DUE GEMELLI AVRANNO I COGNOMI DI ENTRAMBI I PADRI: È IL PRIMO CASO IN ITALIA

DUE GEMELLI AVRANNO I COGNOMI DI ENTRAMBI I PADRI: È IL PRIMO CASO IN ITALIA

MILANO − La Corte d’Appello avrebbe accolto la richiesta di trascrizione dei certificati di nascita di due gemelli (15 mesi d’età), appartenenti ad una coppia omosessuale italiana e nati in California tramite la pratica della maternità surrogata. Eppure, in prima istanza – secondo quanto riporta corriere.it -, sia il Comune del capoluogo lombardo che il Tribunale di primo grado avevano respinto la loro richiesta di trascrizione in quanto, se per la legge statunitense i bambini sono figli di ambedue i genitori (nel caso specifico due uomini) e quindi fratelli, per la legge italiana non sono fratelli dato che ognuno ha un padre diverso. Quanto prospettato dal nostro ordinamento comportava inoltre conseguenze di non poco rilievo: dalla più “grave” quale, ad esempio, la perdita di diritti successori alla più “banale”, come l’iscrizione alla scuola materna. A distruggere (e paradossalmente confermare) questa situazione di incertezza è stata così la Corte d’Appello di Milano che, accogliendo la richiesta della coppia, avrebbe concesso ai bambini anche il mantenimento del doppio cognome.

Corte d’Appello di MilanoCosì, pochi giorni fa, si è scritta un’altra pagina di storia della giurisprudenza italiana: quanto detto rappresenta il primo caso in Italia. La Corte, dal canto proprio, ha giustificato la decisione spiegando come essa sia volta a tutelare non soltanto «l’interesse superiore del minore anche sotto il profilo della sua identità personale e sociale», che «nella specie si sostanzia nel diritto a conservare lo status di figlio, riconoscendogli un atto validamente formato in un altro Paese». I padri, giustamente, si sono detti «felicissimi che i bambini siano finalmente italiani»; alla fine alla coppia «dispiace solo che ci sia voluta una trafila così lunga – riporta corriere.it -. Questo è un primo passo importante: adesso speriamo che i gemelli possano presto essere riconosciuti come fratelli e figli di entrambi, quali sono».

Ai sensi dell’art 12, comma 6, della legge n.40 del 2004 recante “norme in materia di procreazione medicalmente assistita” «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con multa da 600.000 a un milione di euro». In ragion di tale divieto, aggirato – comunque – eseguendo la pratica della maternità surrogata in territorio non italiano e naturalmente che reputasse tale metodo lecito, l’Ufficiale dello Stato Civile aveva rifiutato di trascrivere l’atto di nascita. Eppure, secondo la Corte di Cassazione, che si è pronunciata in merito nell’appena passato 2016, il ricorso alla maternità surrogata sarebbe comunque una scelta «imputabile ad altri» di cui «non può rispondere il bambino che è nato e che ha un diritto fondamentale alla conservazione dello status legittimamente acquisito all’estero (in base a cui i due genitori dei bambini sono proprio i due uomini, ndr)». Quindi «il giudice italiano chiamato a valutare la compatibilità con l’ordine pubblico dell’atto di stato civile straniero» è obbligato a «verificare non già se l’atto straniero applichi una disciplina della materia conforme o difforme a una o più norme interne» qualora «esso contrasti con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo».

Francesco Raguni

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