Dalla rassegna stampa Giustizia

Figli di coppia gay, per l'Italia sono "contrari all'ordine pubblico"

Figli di coppia gay, per l’Italia sono “contrari all’ordine pubblico”

In Usa sono fratelli ma in Italia hanno cognome diverso, ora una sentenza della Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto ad una coppia di padri gay il diritto di registrare all’anagrafe italiana i due gemelli avuti negli Stati Uniti da una maternità surrogata

MILANO – Una coppia di padri gay è riuscita, con una sentenza della corte d’appello di Milano, a farsi riconoscere il diritto di registrare all’anagrafe italiana i due gemelli avuti negli Stati Uniti da maternità surrogata. Al momento della registrazione in Italia, l’incaricato dell’ufficio di stato civile aveva rifiutato la trascrizione. La motivazione? Quell’atto è stato considerato contrario all’ordine pubblico.

“E’ una grande vittoria per i genitori, ma anche per lo Stato, perchè due cittadini italiani che erano senza documenti ora sono regolarmente registrati. Ma il percorso è ancora lungo: serve l’aggiornamento e la modifica della legge 40, che esclude la maternità surrogata tra le pratiche di procreazione assistita riconosciute in Italia e di fatto taglia fuori le coppie gay”. E’ il parere di Giacomo Cardaci, uno dei legali che ha assistito la

“Riempie comunque di gioia il fatto di essere arrivati ad un risultato giusto e di aver risolto una serie di problemi pratici ai due genitori e anche ai bambini”. I due gemelli, 15 mesi, infatti, erano inesistenti per lo Stato e di fatto irregolari sul suolo italiano, pur essendo figli di genitori italiani: mancando la trascrizione, che l’ufficiale incaricato del Comune aveva negato, avrebbero potuto incorrere in una serie di problemi nel caso di iscrizione a scuola o all’asilo nido. La storia di questi due genitori, una coppia di uomini, comincia dal matrimonio negli Stati Uniti e dalla scelta di avere dei figli con la tecnica della “gestazione per altri” donando ciascuno il proprio seme a due ovociti diversi, poi impiantati nello stesso utero.

Dopo la nascita e un breve periodo trascorso in America, la coppia è tornata a Milano, dove vive, e si è presentata all’anagrafe con in due atti di nascita: sui rispettivi fogli rilasciati oltreoceano ogni bambino porta due cognomi – quelli dei due papà- ed è registrato come “gemello”, ma a ciascuno dei due è attribuita la paternità di uno solo dei genitori. Al momento della registrazione in Italia, l’incaricato dell’ufficio di stato civile aveva rifiutato la trascrizione. La motivazione? Quell’atto è stato considerato contrario all’ordine pubblico.

“Proprio su questo punto si è concentrata la nostra difesa” afferma Manuel Girola, avvocato del board difensivo dei due padri: “Non si puo’ dire che l’essere nati da maternità surrogata sia contrario all’ordine pubblico: il fatto che la legge 40 non la preveda, non significa che un domani il Parlamento possa legiferare in senso opposto, e la legge 40 non riguarda nessun principio fondamentale del nostro ordinamento, come ha affermato la stessa Corte costituzionale. Non c’e’ nessuno articolo della costituzione violato in questo senso, dunque”.

Il secondo motivo di contrarietà all’ordine pubblico, riconosciuto dal Tribunale di Milano in primo grado, era la presenza del doppio cognome: “Il tribunale aveva aggiunto che gli atti dichiaravano qualcosa di falso, cioe’ la fraternita’ dei due bambini – prosegue Girola – In realta’ non e’ da un atto di nascita che si puo’ stabilire che due siano fratelli, ma bisogna risalire alla generazione precedente; inoltre non si poteva eliminare il doppio cognome perche’ e’ parte dell’identita’ di una persona”.

Con la sentenza della corte d’Appello di Milano, dunque, i due bambini non sono piu’ fantasmi, ma cittadini italiani a tutti gli effetti. E sono stati riconosciuti come figli, ciascuno di un papa’. Per lo Stato pero’ non sono ancora fratelli. Questa sentenza – plaudono le associazioni LGBTI – potrebbe essere un primo passo verso il riconoscimento dei figli di coppie gay nati con la tecnica dell’utero in affitto. “Le sentenze hanno efficacia solo tra le parti nel nostro sistema legislativo – chiarisce Cardaci – pero’ la corte d’Appello di Milano ha espresso una decisione talmente appropriata e talmente fondata in diritto che sicuramente potrà persuadere anche altri giudici, se si troveranno ad affrontare lo stesso tipo di problema”.

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