Dalla rassegna stampa Amministrazioni

Il sindaco gay e il compagno

Il sindaco gay e il compagno

Selfie con bacio a Dubai per sfidare l’integralismo
Zinno e Ferrante in viaggio di «nozze» negli Emirati Arabi

di ROBERTO RUSSO

Giorgio Zinno e Michele Ferrante

Avvicina il viso all’altro uomo, atteggia le labbra per baciarlo mentre lancia uno sguardo malizioso verso l’iPhone. Il compagno finge sorpresa, ma contemporaneamente spalanca la bocca come per morderlo in preda a un irresistibile impulso erotico. A completare, un abile ritocco di photoshop: una riga bianca a dividerli come muro sottile ma invalicabile e sullo sfondo i due che si ripropongono spettatori scandalizzati. Un selfie che alle nostre latitudini passerebbe inosservato. E non ci sarebbe notizia. Invece il «bacio impossibile» è stato immortalato su una spiaggia di Dubai, Emirati Arabi, dove la coppia gay formata da Giorgio Zinno 37 anni, sindaco di San Giorgio a Cremano, e dal suo compagno, l’architetto Michele Ferrante di 35, sta trascorrendo un breve viaggio di nozze. I due sono ancora su quelle assolate dune e dovrebbero rientrare entro il week-end. Intanto hanno anche arditamente pubblicato la foto sui loro profili Facebook con un commento che non farà certo piacere a imam e sceicchi: «Qui tante cose son vietate, e per ogni bacio dato un morso ricevuto…».

E dunque ci vuole un gran bel coraggio, unito a più di un pizzico di follia, per sfidare le rigidissime leggi islamiche degli Emirati, attraverso una provocazione fotografica giocata sul filo dell’ironia e anche dal sapore un tantino esibizionista. Proprio un bel fegato per girare in coppia in spiaggia, lasciandosi andare a qualche tenerezza che al primo cittadino democrat vesuviano e al suo compagno potrebbero in teoria costare carissimo: dall’imprigionamento, alla deportazione, alle frustate e in casi estremi alla pena capitale. Sui profili fb gli amici si dividono tra ammirazione e appelli alla prudenza: «Già aver scelto Dubai…che coraggio, ragazzi vi aspetto in Italia!» scrive Monica Carcarino. «Ehi, attenti. Vedete di tornare… non esagerate!» commenta un altro.
Del resto che Giorgio e Michele siano due giovani coraggiosi, è arcinoto: «Non mi sono mai nascosto, né ho mai celato al Partito democratico la mia lunga convivenza con Michele…anzi» ripete da sempre il primo cittadino. E così il 24 settembre scorso, madrina la senatrice Monica Cirinnà, lui ha impalmato il suo compagno sull’altare laico delle coppie di fatto, divenendo il primo cittadino gay in Italia protagonista di un’unione tra maschi. Ma più di uno a San Giorgio a Cremano ha arricciato il naso.
«Era il caso di tanto sfarzo, di tanta esibizione?» continuano a ripetere frotte di ben pensanti, spesso non solo anziani, riferendosi alla scelta dei due di unirsi nell’anfiteatro all’aperto di una delle ville vesuviane, con tripudio di palloncini rosa lanciati verso il cielo, una trans a cantare gospel, fiori d’arancio, pasticcini e lungo bacio in pubblico (per la verità sollecitato dai fotografi). Perché in fondo anche nella cittadina che diede i natali al tollerante, profondo e sensibile Massimo Troisi, accanto agli applausi e ai complimenti ancora si leva più d’una battuta volgare: «Primm’ ce sapevano ppe’ Troisi, mo’ pe’ sti dduje ricc… ». Il malevolo chiacchiericcio di paese si è concentrato persino sul successivo «festino» che Giorgio e Michele hanno offerto a circa 400 persone affittando una sala del Museo Ferroviario di Pietrarsa. Certo non è stata una cena sobria e si può discutere sul buon gusto, ma non sul loro diritto di spendere i soldi ricevuti in regalo dai tanti amici, ai quali invece di chiedere la tradizionale «busta» hanno reso noto l’iban bancario.
E dunque adesso eccoli lì, innamorati e felici su una spiaggia dove le donne devono tenersi ben lontane dagli uomini e la parola gay fa paura solo a pensarla. «Li ho sentiti appena ieri e stanno benissimo — racconta la portavoce del sindaco Valeria Di Giorgio — Io preoccupata? Beh, loro sono fatti così, non rinuncerebbero per niente al mondo ai diritti e alla libertà». Valeria legge un po’ di whatsapp che le sta inviando Zinno: «In tutti i punti del mondo noi siamo sempre ciò che siamo nella vita, due persone normali con i propri interessi per i viaggi, l’arte e il divertimento. Il nostro rapporto è indissolubile e lottiamo insieme per ciò in cui crediamo».
Giorgio e Michele, alias il gigante e il bambino, come li sfotticchiano i tantissimi amici, perché il primo è alto quasi due metri, l’altro piuttosto mingherlino. «La cosa che ci è piaciuta di più? — scrivono — il Burj Kahalifa». Grattacielo più alto del mondo che con i suoi 829,8 metri ben simboleggia le fondamenta fallocratiche di una società che rifiuta ogni tipo di apertura. «Ma a salirci sembra di volare sulla città, qui c’è un’armonia che unisce il colosso di vetro e acciaio con le piccole costruzioni arabe dei dintorni».
E dunque la mezzanotte del 31 l’hanno trascorsa a brindare (a the e aranciata) davanti al Burj che esplodeva di luci e fuochi artificiali. «Però — scrivono a Valeria nell’ultimo messaggio della giornata — ci fa soffrire che non possiamo baciarci liberamente in pubblico, cosa che non facciamo nemmeno a San Giorgio, in verità…». Ché tutto sommato Dubai è ancora troppo vicina al Vesuvio.

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