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Dalla rassegna stampa CINEMA

E' solo la fine del mondo

Da un testo di Lagarce (morto come Koltès di Aids nel 95) che Ronconi allestì al Piccolo, un film sulla solitudine di un ragazzo che da Parigi torna a casa in provincia per comunicare che è malato. Trova nidi di vipere, fratello aggressivo, madre depressa, sorella e cognata indecise a tutto, il padre padrone: resta muto.
Dramma da camera alla Pinter, con una sceneggiatura sopraffina nella sinfonia di rimorsi e rancori, atmosfera di ossessiva malinconia post Cecov. Il canadese Xavier Dolan aggiunge un tassello contro la famiglia tenendosi ancorato a uno stile tradizionale e non isterico in complicità col magnifico cast: Gaspard Ulliel, ammalato di solitudine fra Nathalie Baye, Vincent Cassel, Cotillard e Seydoux, voci soliste di un pezzo di vita che va al macero. (M. Porro, Corsera – voto 7,5/10)


Il franco-canadese Xavier Dolan è un fenomeno. Già regista di sei film e già vincitore di premi importanti, fino al Grand Prix di Cannes 2016. Artista orchestra: regista, attore, sceneggiatore, produttore, montatore, costumista. Ribaditi insistentemente dai suoi film la centralità della sensibilità gay e l’ossessione per la figura materna.
È solo la fine del mondo nasce dall’omonima pièce di Jean Luc Lagarce, di cui non era facile trattenere tensione e linguaggio. Louis, giovane e affermato scrittore, fa ritorno a casa e alla famiglia dopo una netta separazione durata 12 anni. Deve comunicare una notizia grave.
Ritrova la sorella piccola Suzanne quasi sconosciuta, la madre, il fratello maggiore Antoine, e conosce la cognata Catherine. E ritrova l’angusta provincia. Come in
Chi ha paura di Virginia Woolf?
nel ristretto spazio domestico si snodano incomprensioni, recriminazioni, gelosie. Il non detto ha la meglio sul chiarimento. Magistrale sfilata di interpretazioni, a parte l’imbambolato bel giovanotto protagonista.
( Paolo D’Agostini, La Repubblica – voto 4,5/6)


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