Dalla rassegna stampa Salute

Riparte la corsa al vaccino anti-Aids

Riparte la corsa al vaccino anti-Aids

di Adriana Bazzi
Dopo grandi speranze, e altrettanto grandi disillusioni, e dopo sette anni di silenzio, ricompare sulla scena il vaccino contro l’Aids. Alla vigilia della Giornata Mondiale dedicata alla prevenzione che si celebra oggi in tutto il mondo, è partita, in Sudafrica, una sperimentazione con un vaccino non proprio nuovo: si tratta della versione «rinforzata» di un precursore, sperimentato in Thailandia nel 2009, allora, con scarsi successi.

L’esperimento thailandese aveva però dimostrato che il contagio si può prevenire ed ecco che ricercatori americani hanno pensato di modificare quel preparato per adattarlo alla situazione africana, dove circola un particolare tipo di Hiv (il virus responsabile dell’Aids), il sottotipo C. E dove ogni giorno si infettano con l’Hiv mille persone (un’enormità rispetto a quello che succede in Italia dove però, ogni anno, si registrano fra i 3 mila e i 4 mila casi di nuove infezioni).

«Se anche il vaccino funzionerà poco — ha commentato Anthony Fauci, uno dei massimi esperti di Aids al mondo, che fa parte dei National Institutes of Health americani, a capo della sperimentazione in Sudafrica — potrebbe comunque rappresentare un mezzo di prevenzione efficace in quei Paesi dove i tassi di infezione sono molto elevati. Potrebbe essere l’ultimo chiodo da piantare nella bara dell’Hiv se utilizzato con gli altri mezzi di prevenzione dell’Hiv (preservativo in primo luogo, ma anche somministrazione di farmaci prima di rapporti sessuali a rischio ndr )».

Lo studio sudafricano prevede l’iniezione di due vaccini: il primo utilizza, come vettore, il virus del vaiolo del canarino per trasportare alcuni geni virali specifici del sottotipo C; il secondo è composto da due proteine di superficie del virus, chiamate gp20, più un adiuvante che dovrebbe aumentare la risposta immunitaria dell’organismo. E coinvolgerà 5.400 uomini e donne, non infetti e sessualmente attivi fra i 18 e i 35 anni (alcuni saranno destinati al vaccino, altri al gruppo di controllo): i risultati saranno disponibili nel 2020.

L’avventura del vaccino anti-Aids dura da tempo: all’inizio degli anni Novanta Robert Gallo, scopritore del virus dell’Aids assieme al francese Luc Montagnier, aveva predetto che il vaccino sarebbe stato disponibile nel giro di due anni. Previsione azzardata e sbagliata: il virus dell’Aids è troppo furbo, cambia in continuazione e per questo sfugge ai radar del sistema immunitario dell’organismo. «E per di più — commenta Guido Poli, immunologo all’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano — il virus si integra nel genoma delle cellule umane e questo è un altro motivo che lo mette al riparo dal controllo del sistema immunitario». Poi c’è stato il vaccino italiano di Barbara Ensoli dell’Istituto Superiore di Sanità che, nonostante le promesse, non è ancora giunto a risultati concreti. Ma la lotta non si può abbandonare: la vaccinazione è l’unica strada per prevenire infezioni, di qualsiasi tipo.

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aids

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