Dalla rassegna stampa Giustizia

Dal cognome materno ai figli in provetta i diritti scritti dai giudici

Le sentenze.
Tutte le norme sulla famiglia riviste dai tribunali in questi anni mentre in Parlamento restano ferme le proposte di legge

Dal cognome materno ai figli in provetta i diritti scritti dai giudici

MARIA NOVELLA DE LUCA

ROMA – «È un peccato che anche questa volta, su un tema che riguarda un diritto fondamentale, la politica non sia riuscita ad anticipare la dichiarazione di incostituzionalità… ». Erano state queste le parole di Sergio Lo Giudice, senatore Dem (appena diventato padre per la seconda volta col suo compagno) e relatore in commissione Giustizia della legge sul doppio cognome, dopo la sentenza della Consulta che finalmente ha aperto le porte alla trasmissione ai figli anche del nome materno.
Sì, perché la “storica” decisione della Corte costituzionale, che colma un vuoto lungo quarant’anni, è soltanto l’ultima di una serie di sentenze, soprattutto su temi sensibili, dove in assenza di leggi mai discusse, rinviate o affossate, è stata la Giustizia a dare risposte e diritti. Dallo smantellamento della legge sulla fecondazione assistita alla stepchild adoption, dal diritto alle origini all’accesso alle cure, dal parto anonimo alla maternità surrogata, dal cambiamento di sesso ai diritti di cittadinanza, sono state la Cassazione o la Consulta, ma anche i tribunali ordinari, a cambiare la vita delle persone.
«Molte di queste sentenze riguardano il diritto di famiglia, la bioetica, la medicina, campi che cambiano con una grande velocità e la politica fa fatica ad adeguarsi, e soprattutto a capire », spiega Marco Gattuso, magistrato del tribunale di Bologna, e fondatore di “Articolo29” prezioso sito giuridico dedicato ai nuovi diritti. Proprio su “Articolo29”, durante la lunga battaglia sulle unioni civili, oltre 500 magistrati, avvocati e giuristi avevano sottoscritto un appello perché il Parlamento non negasse i diritti dei bambini stralciando la stepchild adoption. «Invece quella norma è stata bocciata, e adesso le adozioni all’interno delle coppie omosessuali vengono autorizzate dai tribunali. Su questi temi complessi la politica si divide, è ideologica, bada ad interessi di partito, mentre noi giudici comunque dobbiamo emettere una sentenza, che spesso anticipa, innova e ispira le leggi che poi il Parlamento sarà comunque tenuto a fare».
In pratica attraverso la via giudiziaria si apre la strada, il resto segue. «Sì, ma ci vogliono richiami e anche condanne perchè il Parlamento si muova, e intanto le persone soffrono», ricorda Melita Cavallo, ex presidente del tribunale per i minori di Roma, la prima ad aver concesso in Italia l’adozione dei figli del partner all’interno delle coppie omosessuali, pur in assenza di una legge specifica.
«In quei casi – ricorda Melita Cavallo – ho semplicemente utilizzato l’attuale legge sulle adozioni, e così, nell’assoluto rispetto delle norme, ho tutelato il diritto dei bambini nati in quelle coppie. Cosa dovevo fare come giudice, lasciare dei minori privi di tutela perché il Parlamento non riesce a prendere una decisione?».
Oppure, ancora, il diritto alle origini. Anche in questo caso, in assenza di una legge (in discussione al Senato), Melita Cavallo ha autorizzato dei “ricongiungimenti”. «Per i figli nati da madri che chiedono di restare anonime, il nostro ordinamento prevedeva che l’accesso alle origini fosse concesso soltanto al compimento dei cento anni. La Corte costituzionale ha abrogato questo vincolo, ma il Parlamento non ha emanato una nuova legge. Così, dopo due anni in attesa, ho deciso di agire comunque, e di dare risposte a quei figli che da tutta la vita cercavano le madri…».
È dunque soltanto per via giudiziaria che oggi si vanno componendo pezzi di un nuovo diritto di famiglia, mentre il Parlamento è fermo alla famiglia tradizionale. Aggiunge Melita Cavallo: «Il problema è che noi giudici decidiamo caso per caso, ogni tribunale sceglie in modo diverso, come sta avvenendo appunto sulla stepchild adoption. Per questo le leggi sono indispensabili, per garantire diritti uguali per tutti, non tocca a noi essere supplenti della politica».
Ancor più netta Lorenza Carlassare, costituzionalista. «Il ritardo delle leggi sui temi etici, a partire dalla tragedia di Eluana Englaro, nasce da una grande ignoranza della Costituzione. Mentre deputati e senatori discuotono, e le leggi si arenano tra Camera e Senato, i cittadini cercano di ottenere diritti attraverso i tribunali». Perché, dice con franchezza Lorenza Carlassare, chi ha la tenacia di arrivare fino alla Consulta, «alla Corte dei Diritti dell’uomo, insomma di attendere e scalare i tempi della giustizia, poi giustizia la ottiene davvero…».
Ed è infatti quello che ieri, pur nella gioia, hanno sottolineato Manuela Magalhaes e Marcello Galli, la coppia che ha vinto la battaglia del cognome materno.«È una sentenza storica, ma ancora una volta la Corte costituzionale ha anticipato il Parlamento».

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