Dalla rassegna stampa Salute

Le metafore, gli eroi e i virus bastardi

Le metafore, gli eroi e i virus bastardi

L’EPIDEMIA DI AIDS È stata ed è un flagello orrendo. Ma proprio perché ha colpito prima di tutti i colti, ricchi e raffinati gay americani si è trasformata rapidamente in una narrazione poetica e drammatica, ricca di epiche battaglie, di eroi, di miti. Il livre de chevet di questa pastorale americana è stato And the band played on dell’attivista gay Randy Shilts. Libro bellissimo che colpisce al cuore. Anche quando racconta di quel bel ragazzo dissoluto, Gaetan Dugas, che ha diffuso l’Aids tra i suoi tantissimi partner e poi ne è morto. È il paziente 0. La metafora di una belle epoque della gioia pura e senza paletti, di cui Shilts scrive il De Profundis prima di morire lui stesso. Oggi, invece si scopre (su Nature) che Dugas è un paziente come tanti, che non c’è un paziente 0, che Hiv è arrivato a New York dai Caraibi, che ci ha messo anni a incendiare l’America. La scienza, come sempre, spoetizza. E segna il punto: i germi penetrano, si diffondono silenti, si trasformano per diventare sempre più letali. E noi ogni volta ci facciamo fregare. Dietro l’angolo ci sono Zika ed Ebola, che continuiamo a ignorare. Al netto della poesia che sempre aiuta, resta la realtà dei virus, subdole creature invincibili. Qualcuno li tenga d’occhio.

Daniela Minerva

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aids

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