Dalla rassegna stampa Mercato

Dopo le lezioni agli albergatori l’obiettivo è il turismo gay

Dopo le lezioni agli albergatori l’obiettivo è il turismo gay
Ora gli hotel sono più accoglienti. Anche un tour nella città Lgbt

Dalla città romana di Giulio Cesare, lungo i secoli, il tour alla scoperta della Torino gay e dei suoi numerosi personaggi storici arriva fino all’ultimo re, Umberto II, a Palazzo Reale

MARIA TERESA MARTINENGO

TORINO – Tra pochi giorni, al World Travel Market di Londra, tra i più importanti appuntamenti internazionali dell’industria turistica, Torino e il Piemonte andranno alla conquista di una fetta di mercato per la quale si sta lavorando ormai da anni, quella del turismo lgbt. «Questa volta il debutto è ufficiale perché a Londra ci sono tutti gli operatori, compresi quelli del turismo lgbt. E il nostro territorio ha le caratteristiche ideali per attrarlo: cultura, enogastronomia e sicurezza», racconta Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride, ma anche fondatore di Quore, associazione impegnata nel contrasto dell’omofobia con strumenti «alternativi». «L’economia, per esempio: bisogna capire che c’è una porzione di ricchezza che se sei un albergatore omofobo ti perdi. Nei paesi dove si stima il valore del turismo lgbt, si sa che è un mondo che muove quattro miliardi di dollari l’anno», dice Battaglia. «Questa percezione comincia ad esserci anche qui: il weekend del Torino Pride, in luglio, è stato uno tra i più ricchi dell’anno per alberghi e ristoranti. Per l’Europride di Madrid, il prossimo anno, la gente prenota già…».

GAYTUDINE
A Londra Turismo Torino e Sviluppo Piemonte Turismo porteranno esempi come «Tutt’altra storia. Non ci hanno raccontato proprio tutto», un walking tour, dove davanti ai palazzi la guida si ferma per aggiungere notizie sulla «gaytudine» di grandi del passato a Torino, da Giulio Cesare alle Torri Palatine, alla Duse al Carignano a Umberto II a Palazzo Reale. Altri tour sono in preparazione, come quello sulla storia e i luoghi del movimento per i diritti degli omosessuali che in Italia è nato a Torino. «Uno l’abbiamo pensato al Museo Lombroso, è difficile da realizzare, ma ci stiamo provando», dice Battaglia. Lo scienziato della fisiognomica, si occupò anche di gay e lesbiche.

IL LINGUAGGIO
Ma al di là di iniziative inseribili in futuri pacchetti, è sui contenuti che già esistono che si concentra l’attenzione. «Cultura, buon cibo e buon vino, sono di per sé una base ottima per il turista lgbt. Quore – prosegue Battaglia – ha lavorato sul resto, cioè la sensibilizzazione degli operatori turistici. Le vetrofanie “Friendly Piemonte. Omofobia no grazie”, i grandi pannelli “Omofobia, no grazie” che accolgono i viaggiatori a Caselle sulle porte scorrevoli, all’uscita dall’area arrivi. Sagat ci aveva detto che li avrebbe tenuti un anno, invece li abbiamo già rinnovati due volte». Molto importante è stata la formazione. «Il linguaggio è fondamentale – spiega il coordinatore del Pride – e lo è l’atteggiamento del front office negli hotel. Per esempio, a una coppia di uomini non si deve offrire di default una stanza con letti separati. Poi, è importantissimo che gli alberghi abbiano materiale informativo sulla socialità lgbt in città: locali, bar, circoli che fanno capire l’esistenza di una comunità lgbt importante». Il 7 novembre gli assessori al Turismo Antonella Parigi e Alberto Sacco inizieranno a divulgare il progetto. «Ma perché Torino diventi come Barcellona, Parigi o Tel Aviv, Regione e Comune dovranno continuare a fare promozione con qualche piccolo investimento».

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