Dalla rassegna stampa Televisione

The Young Pope, tra verità e narrazione

The Young Pope, tra verità e narrazione

GENTILE Augias, dopo le prime puntate lei si è espresso in termini positivi sulla serie tv Il giovane papa. La mia domanda è se dopo le altre due puntate il suo giudizio è rimasto lo stesso. Vorrei dire che a me questa serie pare un po’ inutile. Le vicende della chiesa cattolica negli ultimi anni sono state così drammatiche e così importanti per la storia del mondo (penso al crollo del comunismo favorito dalla Polonia di Wojtyla) che non c’è serie tv che possa restituirne la dimensione. Anche le vicende negative sono state molte e importanti, penso in particolare allo scandalo della pedofilia che in paesi come gli Stati Uniti e la Germania ha avuto effetti devastanti da due punti di vista, quello dei fedeli passati ad altre confessioni e quello economico per gli ingenti risarcimenti chiesti dalle vittime. Cosa vuole che sia davanti ad eventi di questa dimensione, e di così forte impatto, positivo o negativo, una serie televisiva anche se ricca e indubbiamente ben recitata come questa? Io di un papa inventato non so bene cosa farmene.
Lettera firmata

LE OSSERVAZIONI della gentile lettrice sono ragionevoli se discutiamo della differenza che separa la realtà dalla sua narrazione. Che saranno mai le pagine sulla peste manzoniana di fronte alla vera peste che mieteva vittime a Milano? Che rapporto potrà mai esserci tra il libro Se questo è un uomo e l’effettivo orrore delle torture e dei massacri della Shoah? Nessuna narrazione può sostituirsi alla realtà, al massimo può farsene specchio. Il rapporto tra l’evento reale e il suo simbolo è tutto e niente, così come lo sono le vite reali e il loro riflesso, la loro trasfigurazione — fenomeni che corrono su piani diversi e possono anche non toccarsi mai, salvo che nel segreto di qualche coscienza. A questo serve la letteratura, a questo può servire la serie di Sorrentino. Ammesso che sia riuscita. Infatti la sola domanda che dobbiamo farci è: si tratta di una serie riuscita? Io credo di sì, anche se non tutto mi piace. Non mi piace per esempio questo papa che fuma. Non perché fumi ma perché lo fa troppo spesso e in modo troppo ostentato, come se ogni volta volesse dirci: guardate bene! Sono un papa che fuma. Va bene, fuma, abbiamo capito. Nelle ultime due puntate hanno cominciato ad affacciarsi alcuni dei problemi che hanno colpito la Chiesa, per esempio la pedofilia. Il tema sarà sviluppato? Comprese le sue devastanti conseguenze? Vedremo. Non abbiamo sentito parlare, finora, dei loschi traffici della banca vaticana, spintasi fino ai limiti della criminalità. Non s’è fatto cenno, finora, né alla scomparsa di Manuela Orlandi né all’omicidio delle due guardie svizzere, una delle quali era il colonnello comandante, e della moglie di costui. Fatti di grande possibilità narrativa, thriller — però come raccontarli? Ho trovato comunque nelle prime puntate un elemento positivo e coraggioso: la difficoltà di credere in dio, quale sfida sia la fede, quanto siano diversi i modi in cui si può cercare il bene della Chiesa (Voiello contro Pio XIII). Argomenti difficili, raramente affrontati, che la stessa Chiesa pigramente trascura. Curioso che sia una serie americaneggiante come questa a riproporli.

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