Dalla rassegna stampa Libri

PLATONE HA INVENTATO L’OMOFOBIA

PLATONE HA INVENTATO L’OMOFOBIA
Fabiola Foti
Non è la chiesa cattolica ad aver inventato l’omofobia ma Platone. Così, per gentile concessione del filosofo greco, ritroviamo l’omofobia nel cattolicesimo.

È proprio tutta un’altra storia quella narrata da Giovanni Dall’Orto, lo storico e scrittore milanese della cultura gay, a Catania per presentare il suo ultimo libro ospite di Arcigay, con Giovanni Caloggero – presidente del gruppo Pegaso – a fare gli onori di casa insieme al delegato per la cultura dell’Arcigay Catania Alfredo Polizzano.

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Dall’Orto alla libreria Fenice di Catania presenta il suo libro

Tutta un’altra storia è il titolo del libro di Dall’Orto che, ormai da mesi, ha intrapreso un viaggio lungo lo stivale per presentare il libro; viaggio che racconta attraverso scatti e commenti sulla sua pagina facebook.

È una rivelazione leggere quest’opera e confrontarsi con lo scrittore che partendo da una minuziosa e quasi maniacale ricerca e raccolta di documenti, ben 150 pagine di note allegate, spiega non già come si evolve la storia dell’omosessualità ma come viene vissuta nei vari momenti storici.

Ci sono delle convizioni che sono radicate nel convincimento comune e che vengono puntualmente confutate dallo scrittore.

Pensare che l’omofobia nasca con la chiesa cattolica è sbagliato «Il termine contro natura lo ha invetato Platone, non la bibbia – spiega Dall’Orto – il filosofo afferma nelle Leggi che il rapporto tra due uomini è contro natura, come seminare sulle pietre infeconde, per quella mania greca di dover dare una ragione razionale a tutto»

E mentre Aristotele cerca di spiegare i gusti omosessuali con una ragione fisiologica accostandosi al tentativo più moderno del diciannovesimo secolo, Platone fornirà al cristianesimo la sua base teologica.

«Platone più che un filosofo è un teologo e la chiesa cristiana, anziché avere una teologia rivelata la mutua da Platone – afferma ancora Dall’Orto – faccio un esempio, non si può capire il concetto di trinità senza conoscere il concetto platonico di ipostasi.»

Invece chi furono i progressisti della storia? Seccondo lo storico-giornalista i libertinisti che vissero tra il ‘500 ed il ‘600 «gli uomini capaci di guardare in faccia la mortalità senza obbedire ad una legge interiore morale ovvero senza il bisogno della minaccia dell’inferno» insomma “ognuno si salva come vuole“ per riprendere Dall’Orto che cita nella sua opera un libertinista francese del ‘600 che entrando in una stanza trova un amico intento ad avere un rapporto omosessuale.

Il libro, tra le tante cose, sfata anche un altro mito: quello che l’omosessualità sia stata vissuta in maniera libera dagli antichi romani. «La società greco-romana aveva delle regole: avere un rapporto omosessuale con uno schiavo era ammesso, sempre che fosse pagato (altrimenti era truffa), di contro, il rapporto tra due uomini liberi, quindi sottoporre un altro maschio al ruolo passivo della donna, era vietato. D’altro canto, sono i romani ad inventare il termine prostituzione che nel suo significato originario latino è transitivo “io prostituisco te”, della serie, giacché tu sei la mia schiava io ti prostituisco.

«Sappiamo da sempre che Virgilio si incapriccia del giovane schiavo Alessi e che Mecenate glielo regala, Virgilio allora viene ispirato a scrivere una grande opera poetica ma qualcuno ha mai chiesto ad Alessi cosa ne pensasse lui dell’omosessualità?» dice ancora Giovanni Dall’Orto.

Il libro, edito dal Saggiatore, è di 728 pagine, non è per tutti certo ma esprime concetti conplessi con un linguaggio semplice e diretto, talvolta facendo ricorso all’ironia «non così tanto spesso come avrei voluto – ammette l’autore – il mio editore mi ha costretto a togliere tante battute perchè voleva mantenere la serietà del libro».

No, non serve ai genitori che si chiedono “in cosa ho sbagliato” ma, fondamentalmente, come sostiene l’autore, serve a tutti quelli che credono che l’omosessualità sia una invezione contemporanea, insomma a sfatare dei miti.

(in evidenza foto della presentazione del libro al Monastero dei Benedettini di Catania)

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