Dalla rassegna stampa Cronaca nera

I genitori dei gay: mai così indignati

I genitori dei gay: mai così indignati

di Maria Egizia Fiaschetti

«Indignazione». Il mondo lgbt ha risposto così all’aggressione di una ragazza, picchiata venerdì sera fuori dal locale Coming out, nella gay street romana, dai genitori della sua giovane compagna.

«Siamo indignati Raggi non ci riceve»

A promuovere il brindisi solidale, proprio nel bar a pochi metri dal Colosseo, l’Agedo (Associazione dei genitori degli omosessuali). «Abbiamo organizzato l’incontro perché la notizia ha fatto male a tutti – ha spiegato Roberta Meliti, presidente di Agedo – . Volevamo ribadire che si può essere fieri dei propri figli e che l’orientamento affettivo, prima che di genere, deve essere vissuto con dignità e non deve essere nascosto». All’iniziativa è intervenuta anche l’attrice Pamela Villoresi, nonna arcobaleno e attivista: «Quello che è accaduto è un episodio di violenza grave – ha ribadito – come in quei vecchi film nei quali i genitori cercano di dividere il bianco dal nero, di ostacolare le relazioni tra persone di razze diverse. Sembra preistoria, eppure…». Come aiutare le famiglie che non riescono ad accettare l’omosessualità dei figli? «Le invito a informarsi. Poco tempo fa si è presentato da noi un tenero papà di un paese di montagna che si è trovato di fronte al fatto compiuto: il figlio un bel giorno gli ha presentato il compagno e la loro bambina. È rimasto un po’ frastornato, ma adesso sono una famiglia felice». Maria Laura Annibali, presidente di Di’ gay project, che a 72 anni il prossimo 23 novembre sposerà la sua compagna, di 69, ha ricordato: «Da adolescente ho vissuto un amore platonico con una compagna di classe. Quando il padre lo scoprì andò a parlare con mia madre, separata, che mi diede qualche scappellotto». Imma Battaglia, storica attivista lgbt, ha insistito sull’importanza di denunciare, malgrado la vittima dell’aggressione di venerdì sera per ora sembri volersi lasciare alle spalle questa brutta storia. «Forse abbiamo un po’ perso di vista l’importanza di sensibilizzare ed educare i genitori. Dobbiamo ripartire da qui». Nel corso del dibattito non è mancata una stoccata alla nuova giunta: «Oltre all’assessore al Bilancio – ha fatto notare Maccarrone – manca anche quello alle Pari opportunità. Le associazioni lgbt hanno chiesto un incontro alla sindaca, ma ancora non ci ha ricevuti» .

 


«Ci siamo lasciate per le botte di papà»

L’ammissione agli amici della giovane che ha assistito all’aggressione della compagna
«Ci siamo lasciate per colpa delle botte di mio padre». Così ha detto agli amici del Gay Center la giovane che giovedì sera ha assistito, davanti al Colosseo, all’aggressione della sua compagna da parte dei suoi genitori. La più giovane delle due ragazze si è rifugiata dalla zia, mentre l’altra avrebbe deciso per ora di non chiamarla. Intanto al Gay Center stanno pensando a una denuncia d’ufficio per maltrattamenti in famiglia e all’apertura di un rifugio per giovani cacciati di casa.
«Il nostro amore finito per le botte di mio padre»

Gay Street, le ragazze si sono lasciate. Una rifugiata dalla zia

Rabbia, indignazione, lacrime. Anche lividi sul volto e nell’anima. Ma l’agguato di giovedì sera alla Gay Street di due genitori che volevano sorprendere la figlia con la sua compagna ha avuto anche un altro effetto negativo: le due ragazze hanno deciso di interrompere per il momento la loro relazione. Per la più giovane troppo forte e violento lo choc di quella scenata del padre, letteralmente impazzito al punto da prendere a pugni in faccia la fidanzata spalleggiato dalla moglie, mentre tutt’attorno i frequentatori dei locali di fronte al Colosseo cercavano di fermarlo. Adesso la ragazzina si è rifugiata dalla zia, ma «quelli sono comunque i miei genitori – ha raccontato agli amici del Gay Center, che da giovedì la stanno supportando e lo stesso stanno facendo con la sua ex – non me la sento di lasciarli. Adesso non so quando tornerò a casa, non per ora di sicuro. E non so nemmeno se tornerò da lei».La sua ex compagna, sempre secondo chi conosce entrambe, le avrebbe dato una sorta di ultimatum subito dopo il blitz dei genitori alla Gay Street. «Con me o con loro, tutti e due insieme è impossibile». «Sono sconvolta, non mi aspettavo che potesse succedere una cosa del genere».

La ventenne, che ha riportato 15 giorni di prognosi in ospedale per lesioni a uno zigomo, al naso e alla mano destra, soffrirebbe anche per la delusione sul comportamento tenuto dalla giovane quando il padre è comparso violentemente sulla scena, dopo aver scoperto che la figlia aveva una relazione omosessuale con lei da circa un anno.

Ma nessuno ovviamente se la sente di giudicare nessuna delle due ragazze, entrambe colte di sorpresa da una vicenda che poteva – e può tuttora – finire su un verbale dei carabinieri. «Se non lo fanno loro, secondo noi ci sarebbero anche gli estremi per procedere d’ufficio per il reato di maltrattamenti in famiglia che è peraltro procedibile d’ufficio – spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center -, in questo momento stiamo cercando di dare sostegno a entrambe. Non è un momento semplice, ci sono elementi che fanno pensare a un episodio di violenza familiare. Purtroppo manca ancora il reato di omofobia, altrimenti le forze dell’ordine potrebbero intervenire subito senza neanche aspettare la denuncia delle vittime». Al Gay Center arrivano 20 mila chiamate l’anno «delle quali il novanta per cento riguardano segnalazioni di ragazzi e ragazze omosessuali che denunciano i comportamenti dei genitori nei loro confronti. Hanno fra i 13 e i 24 anni, ma soltanto uno su venti poi pensa seriamente di andare in commissariato, ma non è detto che poi lo faccia davvero». «Ma il vero problema dopo la denuncia – conclude Marrazzo – è quello dei ragazzi cacciati di casa, per questo fra qualche mese diventerà operativo il “Progetto Refuge”: 8-12 posti letto in una struttura che si trova in un luogo protetto dove i giovani assistiti possono rimanere dai due ai sei mesi».

R. Fr.



da Il Messaggero

Roma, picchiata dai genitori della fidanzata nella gay street: «Claudia mi ha lasciata, ha paura della famiglia»

di Marco Pasqua
Angela piange. Sul volto ha ancora visibili i segni degli schiaffi che la mamma della sua compagna le ha dato, venerdì notte. Ma non piange per i lividi (quindici i giorni di prognosi che le hanno dato i sanitari, per un trauma facciale e nasale). Ha appena ricevuto un sms dalla sua Claudia, che le comunica di aver deciso di interrompere quella relazione: «Ha detto che tra la famiglia e me, sceglie i genitori. Ha troppa paura di loro». Angela (il nome è di fantasia, perché la ragazza non è ancora dichiarata), 26 anni, del Tuscolano, non se lo aspettava. Le due hanno iniziato a frequentarsi a febbraio e, insieme, hanno vissuto una storia complicata, a tratti tormentata, come spesso avviene quando si deve ancora uscire allo scoperto, dichiarando il proprio orientamento sessuale.

Cosa ti ha scritto in questo messaggio?
«Che non se la sente di lasciare la famiglia e che mi augura il meglio. Non pensavo che sarebbe arrivata a tanto, dopo quello che è successo nella Gay Street».

Forse è spaventata…non sa come comportarsi.
«Ci saremmo dovute vedere, dopo venerdì. Ma non c’è stato modo. Mi ha solo mandato un sms: «Mi auguro che sia felice. Voglio troppo bene ai miei genitori». La sua famiglia è convinta che io le stia facendo del male e per questo le ha chiesto di troncare il rapporto. Ma non è così e non riesco a capire come riescano a crederlo. E ora temo anche che voglia andare via».

Dove?
«In Spagna. Una sua parente vivi lì e credo che voglia trasferirsi».

Torniamo a venerdì notte. Tu eri nella Gay Street, quando sei stata affrontata dalla madre e dalla zia di Claudia.
«Stavo aspettando la mia ragazza, fuori dal Coming Out. Saremmo dovute andare a ballare in discoteca. A un certo punto si avvicina una signora: mi sorride e mi chiede se abbia da accendere. Le spiego che non fumo. E’ allora che inizia a scrutarmi, prima di presentarsi: “Piacere, sono Laura”. Subito dopo arriva un’altra signora (la mamma di Claudia, ndr), che si presenta e mi dà la mano. Non faccio in tempo a salutarla, che lei mi trascina lontano dal locale, tirandomi per la mano: è allora che mi versa il bicchiere che tenevo in mano e mi inizia a schiaffeggiare, dopo avermi spinta sui motorini parcheggiati lungo la strada».

E nessuno è intervenuto?
«Inizialmente solo la mia amica, che mi ha presa per le spalle e mi ha trascinato via da quella donna, che intanto aveva iniziato a gridare: “Chi sei tu? Sei entrata nel mio mondo e io ora sono venuta nel tuo. E’ stato Dio a mandarmi qui questa sera”. Mi insultava. Io ero convinta che avesse sbagliato persona, non riuscivo a capire. Voleva portarmi via: “Tu adesso vieni via e lasci il pace mia figlia”».

E lì hai capito chi fosse quella donna…
«Sì. E’ stato allora che ho cercato la mia ragazza, per avvisarla. Appena Claudia mi ha vista, ha iniziato a gridare: “Cosa le state facendo?”. E da allora non ho più capito niente, tanta è stata la confusione. Mi ricordo che il padre mi ha dato un pugno».

Come si sono comportate le persone che erano nella Gay Street?
«Molti si sono messi in mezzo, inclusa la sicurezza del bar in cui si trovava Claudia. Sinceramente mi aspettavo che qualcuno intervenisse quando sua mamma mi ha preso a schiaffi. Solo quando il parapiglia è aumentato, per colpa del padre, la gente ha iniziato ad urlare e a mettersi in mezzo».

Cosa ti ha colpito delle frasi che ti gridava la madre?
«Mi ha detto che sono malata e che faccio del male alla figlia, oltre a molti insulti omofobi».

E il papà?
«Lui è quello che mi ha dato il cazzotto nel petto e mi ha spinto con la testa contro il muro. Per fortuna che alcuni ragazzi mi hanno presa e mi hanno allontanata da lui. Ma era così arrabbiato, che faceva paura a tutti».

I tuoi genitori sanno che sei lesbica?
«Mia madre e mio padre vivono all’estero. Diciamo che se lo immaginano, ma non ne abbiamo mai parlato in maniera chiara».

Quando sono iniziati i primi problemi con la famiglia della tua ragazza?
«Ad agosto, quando hanno scoperto che è lesbica. So che hanno anche alzato le mani di su di lei, altre volte».

Ora cosa farai?
«Non ho ancora deciso se denuncerò il padre di Claudia. Mi hanno detto che ho 90 giorni di tempo».

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