Dalla rassegna stampa Cinema

Piccioni alla ricerca della giovinezza

Il regista presenterà in concorso alla Mostra “Questi giorni” con Margherita Buy

ROMA
PER raccontare il suo film in concorso a Venezia, Questi giorni, Giuseppe Piccioni cita una poesia di Ada Negri, Mia giovinezza: ”Non ti ho perduta/Sei rimasta, in fondo all’essere…”. «Avevo il desiderio di rimettermi in contatto con quell’energia, con quel sentimento confuso ma vitale di aspettativa e speranza, di incertezza anche. L’ho trovata nella storia di queste quattro ragazze e nel lavoro quotidiano, rigenerante con le giovani protagoniste, con il loro impegno e la loro contagiosa allegria».
Il regista cerca rifugio dall’afa in un cocktail ghiacciato in un baretto di San Callisto a Roma. Al secondo giro l’atmosfera si fa più rilassata. Descrive la Mostra di Venezia come «un festival pericolosamente interessante, con grandi autori in concorso. Esserci è già un risultato e mi piace la compagnia degli altri registi italiani ».
Premette che il suo è un cinema che non impugna bandiere, in un’epoca in cui l’argomento, la tematizzazione sembrano essere un veicolo utile per i media. «Non disdegno l’idea di spettacolo, né sono un autore che prende le distanze dal pubblico. Ma voglio catturarlo nel modo che mi piace. Credo che, come si dice nel film, le verità siano quelle nascoste, cerco di non essere ovvio e adoro le digressioni».
Questi giorni racconta il prologo e poi il viaggio di quattro amiche verso Belgrado, dove una di loro vuole stabilirsi. «Le ragazze sono il film: si sono impegnate in modo totale malgrado i tanti spostamenti e il poco tempo delle riprese ». Maria Roveran è Liliana, innamorata di un bizzarro professore universitario (Filippo Timi), con una madre inadeguata («una Margherita Buy davvero inedita, un regalo la sua partecipazione al film») deve essere lei a tenere le redini della famiglia. Marta Gastini è un personaggio autarchico, autosufficiente, solitario e scontroso, spesso. Ma non riesce a fare a meno della sua amica storica di cui forse è innamorata, anche se non ne è del tutto consapevole. Laura Adriani è l’amica disincantata, sempre presente quando c’è bisogno, con un padre troppo diverso da lei (Sergio Rubini). Caterina Le Caselle porta in questo viaggio i dubbi e le paure di una gravidanza non completamente voluta. «Sarà bello vedere la Mostra con i loro occhi, ora stanno scegliendo i vestiti. Un festival è anche questo: polvere d’oro, illusione di festa, eccitazione».
Il direttore della Mostra Alberto Barbera sostiene che Questi giorni, in sala il 15 settembre, è il film più bello di Piccioni. «Ho avuto un maggior desiderio di libertà dal punto di vista formale, specie quando, durante il viaggio, la scansione delle scene e il loro ritmo cambiano».
Ha scelto di raccontare la gioventù «senza sottolinearne l’aspetto nostalgico. M’interessava il presente di queste giovani donne, cogliendo il passaggio in cui il tempo sembra solo una promessa di felicità e il futuro nasconde gli agguati che verranno». Per descrivere il suo stato d’animo cita Guerra e pace: «Prima ancora di conoscere Nataša Rostova, prima ancora di vederla, il principe Andrej ne sente la risata improvvisa e fresca di giovane donna. Lui ha trent’anni, si sente vecchio, ed è già in una fase di bilanci, con qualche amarezza di troppo. S’innamora di quella risata prima ancora che della persona. Quell’energia lo rivitalizza, cambia il suo sguardo sul mondo. È quello che cercavo facendo questo film».
La chiamata alla Mostra «arriva al momento giusto per ritrovare leggerezza in questi anni più faticosi. Opere come Fuori dal mondo o Luce dei miei occhi sarebbero più difficili da fare, oggi. Mi sembra ci siano linee editoriali più sicure, o semplicemente prudenti. In realtà non si può esprimere un’idea definitiva, assoluta del cinema che vorrei, ma rivendico l’idea di un cinema più personale, senza per questo essere punitivo o marginale. Le formule vincenti sono spesso convenzionali, troppo premeditate. Un film deve lasciarti magari una sola inquadratura che però ti resti dentro, per quel segreto che nasconde». È al suo decimo film, «sono al giro di boa. Quando preparo un nuovo film, anche se so di conoscere il mestiere mi sembra ancora di essere un esordiente. Ma ho la certezza che le cose che ho fatto sono riconoscibili, mi appartengono». Com’era all’età delle giovani donne di
Questi giorni? Sorride: «Molto meglio di adesso, velleitario. Ma con lo stesso senso di provvisorietà che mi accompagna anche oggi. Io non vengo da una famiglia in cui poteva essere naturale scegliere la propria vocazione. Ma i miei fratelli, tutti più grandi di me, mi hanno sempre sostenuto ». Confessa un po’ di fatica: «Prima di girare ogni volta mi dico “non ce la faccio”, mi sembra di entrare in un tunnel dove il tempo è tutto sottratto alla vita. Poi entro nel tunnel e penso che questa è la vita. La mia vita è il tunnel, e non vorrei uscirne». La cosa che gli dà più fastidio? «Conosco il mio lavoro e ho un punto di vista molto severo sulle scelte che faccio, non mi accontento. Non cerco scorciatoie. Mi piacerebbe che si percepisse come, dietro l’apparente semplicità di una storia, ci sia sempre una complessità, la ricerca di una verità più profonda, nascosta».
IL FILM
Accanto, le protagoniste di “Questi giorni”, il film di Giuseppe Piccioni (sotto) in concorso alla Mostra di Venezia
LA MADRE
Margherita Buy interpreta la madre di una delle ragazze protagoniste di “Questi giorni”

 


ALLE “GIORNATE DEGLI AUTORI” BRUCE LABRUCE DAL CANADA IN GIURIA
Canadese, fotografo, scrittore, sceneggiatore, regista, attivista del movimento gay, provocatore gentile: sarà Bruce LaBruce a guidare l’insolita giuria fatta di promesse dell’ingegneria, della musica, dell’animazione delle Giornate degli Autori che assegnerà il Venice Days Award.

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