Dalla rassegna stampa Libri

Dall’omofobia alle unioni civili la lunga marcia del cittadino gay

Esce la nuova edizione del saggio dello psicoanalista Vittorio Lingiardi che ricostruisce le lotte per i diritti civili degli omosessuali. Fino alla legge Cirinnà

Esce la nuova edizione del saggio dello psicoanalista Vittorio Lingiardi che ricostruisce le lotte per i diritti civili degli omosessuali. Fino alla legge Cirinnà
Monsignor Giacomo Babini, luglio 2010: «L’omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, è addirittura più grave della pedofilia».
Carlo Giovanardi, febbraio 2012: alla domanda, “onorevole che effetto le farebbero due ragazze che si baciano per strada?” risponde: «A lei che effetto fa uno che fa pipì? Se lo fa in bagno bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio».
Mario Binasco, docente di psicologia e psicopatologia, febbraio 2015. A proposito del ddl Cirinnà per le unioni di persone dello stesso sesso: «Tende a distruggere… i legami familiari originari. Prevalgono istinti di morte. L’Is non è poi molto diverso».
Queste assurdità, villanate, crudeltà, sono citate, con serena semplicità e colta abbondanza, assieme al loro contrario, in Citizen gay, il saggio di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario alla Sapienza di Roma e anche poeta. Il libro è adesso alla terza edizione (Il Saggiatore), la prima del 2007, la seconda del 2012; da quando il matrimonio vero e proprio tra persone omosessuali già esisteva in Belgio, Canada, Olanda Spagna, Sudafrica e nello stato americano del Massachusetts e da noi si litigava su forme di evasivo riconoscimento sempre accantonate, ad oggi, quando finalmente è stata approvata nel maggio scorso una legge che riconosce una “specifica formazione sociale” molto simile al matrimonio ma guai a dirlo, e la facoltà di avere una “vita familiare”, però di sola coppia, cioè non genitoriale. Adesso in Italia ogni giorno c’è una novità, dal primo matrimonio tra due signore avvenuto il 24 luglio scorso ancor prima delle disposizioni transitorie nel Comune più veloce, quello di Castel San Pietro nel bolognese, alla prima iniziativa contro, cioè il call center anti- gender (parola che ancora tanti non sanno che significhi) affidato dalla maroniana Regione Lombardia a un gruppo arcicattolico, mentre la corsa delle coppie anche ottantenni, conviventi da decenni è già felicemente in moto per iscriversi al registro delle unioni civili. Festa per tutti, salvo possibili fastidi ultrà.
L’ultimo Citizen gay ha in copertina due giovani bruttini vestiti in modo formale, seduti vicini su uno spicchio di luna sorridente, come quella dell’antico film di Méliès, riproduzione di una preziosa e vecchia cartolina della collezione Peter Miller di New York: documento allora clandestino di una unione impossibile, quando gli omosessuali si sposavano, è vero, ma non tra loro; tra le tante ragioni, oltre che per difendersi dall’emarginazione, anche per non negarsi il diritto di essere madri o padri. E adesso? Lingiardi cita il ministro dell’Interno Angelino Alfano quando, affinché la legge delle unioni civili promessa dal governo Renzi fosse approvata, fu necessario stralciare la famosa stepchild adoption che avrebbe consentito l’adozione del figlio o figlia del o della partner: «È stato un bel regalo all’Italia aver impedito che a persone dello stesso sesso, cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica ». E se uno o più figli ci sono già? Pazienza.
Citizen gay lo si legge come uno stupefacente racconto che alla fine obbliga a chiedersi come sia possibile che ancora oggi esistano la violenza omofobica (in Italia non si riesce ad avere una legge che la punisca), e tutte le altre omofobie, da quella che si appella innaturalmente alla natura, a quella interiorizzata negli stessi gay e lesbiche.
Il cittadino gay in buona parte del mondo democratico ha diritto al vero matrimonio e quasi sempre all’adozione, e per esempio alla nostra televisione stanno ridando una imperdibile fiction,
Scandal, in cui Cyrus, responsabile dello staff del presidente degli Stati Uniti, repubblicano, è sposo (e poi tragicamente vedovo) del giornalista James, con cui ha adottato una piccina. Gli italiani gay e lesbiche restano ancora meno cittadini degli altri: non hanno un nome che li definisca nella loro unione (non coniugi, non sposi, non mariti o mogli, forse consorti?) e non possono condividere la genitorialità. Il guardasigilli Orlando ha assicurato che questa preclusione finirà, ma intanto si consiglia a tutti i dubbiosi di riflettere sul capitolo dedicato ai tanti modi di essere oggi famiglia. Quelle omogenitoriali esistono già e la loro realtà, ancora rifiutata dalla legge, non è ignorata dai tribunali italiani che ne riconoscono i diritti; consentendo così «un aumento di democrazia per alcuni, che non lede la condizione degli altri. Un percorso che illuminando la vita di alcuni, illumina il futuro di tutti».

IL SAGGIO
Citizen gay
di Vittorio Lingiardi ( Il Saggiatore pagg. 362 euro 20)

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