Dalla rassegna stampa Libri

La maternità surrogata tra vecchie e nuove battaglie femministe

«La surrogazione è l’estremo acting out dell’invidia dell’utero». Marina Terragni non usa giochi di parole per descrivere il rischio che le donne corrono nel XXI secolo, quello di essere ridotte nuovamente a «oggetti», «contenitori» al servizio dei desideri altrui. La scrittrice e giornalista femminista nel libro Temporary Mother. Utero in affitto e mercato dei figli (VandA.ePublishing) punta il dito con coraggio sul paradosso di una società che in nome dei diritti arriva a giustificare lo sfruttamento commerciale della gravidanza e la compravendita di bambini. «Le battaglie antiliberiste e per un consumo critico — scrive Terragni — si fermano imbarazzate sulla soglia dell’utero in affitto e della fecondazione medicalmente assistita: se sei contro gli Ogm stai lottando per l’ambiente e la biodiversità, per salvaguardare la sopravvivenza delle specie e dell’intero ecosistema dall’onnivoracità del profitto e dei desideri indotti nei singoli. Ma se chiedi uno stop alla Gpa, la Gestazione per altri, sei un conservatore, preferibilmente omofobico».

Quando negli anni Settanta lottavamo per liberarci della maternità come destino ineluttabile e gridavamo «l’utero è mio e me lo gestisco io», «nessuna avrebbe immaginato — si legge nel testo — che quel motto sarebbe diventato il claim dell’individualismo proprietario: il corpo è mio e me lo gestisco io secondo le leggi di mercato. Il corpo è del mercato, l’utero è del mercato e me lo gestisce lui». E, invece, ecco che il marketing dell’industria della surrogacy che ci vende, nei modi più disparati, la favola della donna samaritana che «dona» il proprio corpo per aiutare coppie eterosessuali o omosessuali e maschi singoli di ogni orientamento. Dietro «la leggenda della santa donatrice», come la chiama Terragni, c’è un mercato che fattura tre miliardi di dollari l’anno e ha avuto un tasso di crescita del 200 per cento negli ultimi dodici mesi.

A che tipo di società ci porterà l’affitto dei ventri femminili e la produzione di bambini in serie? Alla scomparsa delle donne, titolo che, con grande intuizione, Terragni aveva dato a un saggio scritto nel 2008 in cui parlava proprio del pericolo di perdere il valore della femminilità. Come dice Lia Cigarini: «Se salta la relazione materna, la neutralizzazione della differenza sessuale è avvenuta». Tuttavia, finché non inventeranno l’utero artificiale, la realtà rimane una e innegabile: «Per mettere al mondo un figlio un uomo, etero o gay, ha sempre bisogno di una donna, non potrà mai esserne la madre. Se una donna è una che può essere madre, un uomo è uno che non può esserlo. La differenza sessuale esiste. Su questo fronte non è immaginabile nessuna uguaglianza di diritti perché un uomo può solo chiedere a una donna di renderlo padre».

E non dimentichiamoci «le ragioni del nascituro» che dovrebbero venire prima di tutte le altre. «La creatura — si legge nel libro — vuole il corpo di una madre, non gli basta il femminile surrogato che è in te. Tutto il resto è misoginia».

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