Dalla rassegna stampa Teatro

Tullio Solenghi: "Sono una checca strepitosa come Richard Burton"

Tullio Solenghi e Massimo Dapporto, inedita coppia gay in una gara di bravura da attori, per la prima volta insieme sul palcoscenico del Teatro Manzoni a Milano fino al 17 aprile, nella commedia di Charles Dyer “Quei due”

Periferia di Londra, anni ’70, in un negozio di barbiere situato in un sottoscala, Harry e Charlie, condividono da 30 anni il loro ménage omosessuale, tra battibecchi e screzi, angherie e solitudini. La commedia di Charles Dyer, “Il sottoscala” approda al Teatro Manzoni di Milano, dopo una lunga tournée in Italia, dal 31 marzo al 17 aprile, in una gara di bravura tra Massimo Dapporto e Tullio Solenghi, che hanno ribattezzato la pièce, con la regia di Roberto Valerio, “Quei due”, proprio come l’indimenticabile versione cinematografica con Richard Burton.

“La mia sfida più grande?”, racconta Tullio Solenghi, che di “Quei due” è Harry, “civetta effeminata e suscettibile: “Volevo raggiungere una credibilità tale e quale a quella che creò Richard Burton, che è riuscito ad interpretare il personaggio trasformandosi in una checca strepitosa. Se c’è riuscito lui, volevo riuscirci anch’io”. E c’è riuscito. “Aspettavo gli omosessuali al varco e quando i miei amici omosessuali sono venuti ad abbracciarmi commossi, a fine spettacolo, ho avuto la quadratura del cerchio”, spiega l’attore.

Insieme sul palco, per la prima volta, Tullio Solenghi e Massimo Dapporto, amici da tempo, ma mai compagni in scena, “debuttano” quindi come coppia di fatto a teatro, due barbieri della periferia londinese, che vivono il loro amore omosessuale da 30 anni, nell’ombra di un’Inghilterra, quella degli anni Sessanta/Settanta, omofoba e bigotta, che ancora punisce e perseguita gli omosessuali.

“Qualcuno ci ha chiesto se il testo è stato scritto dalla Cirinnà, tanto è attuale in questo momento”, racconta Solenghi. E in effetti è sbalorditivo come la tematica sia di scottante attualità senza nessuna intenzionalità. “Quando abbiamo cominciato la tournée a giugno non sapevamo che in Parlamento si sarebbe poi discusso proprio di una legge sulle adozioni gay e sui diritti civili”, aggiunge Massimo Dapporto: “E ovviamente questa cosa ci ha fatto gioco… Senza volerlo però”.

Il pubblico apprezza, non sempre esplicitamente magari, ma nei teatri e nei palazzetti c’è il tutto esaurito da mesi ormai. “In alcuni casi sentiamo un indefinito rumoreggiare in sala, ma nella maggior parte dei casi, la gente applaude incondizionatamente. La scena clou è quella del bacio finale in cui io e Tullio ci abbracciamo e ci baciamo sulla bocca. A questo punto le reazioni sono davvero incredibili. A Catania ad esempio abbiamo ricevuto applausi scroscianti. In alcune zone del Nord cattolico, come in Veneto, un silenzio un po’ imbarazzante. Ma nel complesso il pubblico è entusiasta”, dice Dapporto. “La gente, il paese, è molto più avanti dei politici e delle leggi italiane, si riconosce nelle dinamiche di coppia tra Harry e Charlie, ride e riflette e la reazione è… Positiva”, aggiunge Solenghi.

Perché in questa commedia “viziosa”, si ride è vero, ma non solo: “I temi affrontati sono davvero tanti e tutti ostici, dal desiderio di avere un figlio a quello dell’adozione per coppie gay a quello dei tanti ragazzi omosessuali che hanno cercato il suicidio..” continua Dapporto.

Il leit motiv è però l’amore, quello che dura per tutta una vita, come spiega il regista Roberto Valerio. Il bisogno di essere amati e la solitudine o la paura di restare soli: “Quando si avvicina e cresce la paura della morte, avere un compagno o una compagna con cui affrontare questo scivolo verso il nero, l’ignoto verso la morte e affrontarlo insieme mano nella mano, è una grande risorsa e non c’entra il sesso…” racconta Solenghi.
Perché alla fine Harry e Charlie funzionano proprio come ogni altra coppia. Stanno insieme, da 30 anni, litigano, si amano, mal si sopportano, ma, tra battibecchi e situazioni al limite del grottesco, tra piccoli e grandi colpi di scena quotidiani, tra cui anche un maldestro tentativo di suicidio da parte di Harry, i due uomini scoprono di non poter fare a meno l’uno dell’altro, di avere un enorme bisogno di stare insieme. Che sia anche in quel “sottoscala” o “sottosuolo”, metafora della loro felicità sacrificata, della loro vita vissuta tra dissimulazioni e vergogna in un’epoca piena di pregiudizi.. Purchè insieme.

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