Dalla rassegna stampa

La scelta di Nichi, l’etica e la bioetica

Sì del giudice all’adozione «incrociata» per coppia gay

da L’Unità

La scelta di Nichi, l’etica e la bioetica

Claudia Mancina

La notizia della nascita di un figlio di Vendola e del suo compagno tramite maternità surrogata sta sconvolgendo l’Italia. Da Famiglia cristiana che lo accusa di avere tradito la sinistra, a Grillo che parla di diritti low cost, in tanti si indignano, mentre i 5 stelle si spostano un po’ più a destra, dove sono, secondo i sondaggi, i voti disponibili, e tentano di scippare al Foglio l’idea di un referendum. Grande imbarazzo nel mondo della sinistrasinistra, quella di Vendola, che si trova ad esser difeso da molti/e che non hanno mai avuto simpatia politica per le sue posizioni. Ma questi temi – dovremmo ormai averlo imparato – eccedono la tradizionale divisione tra destra e sinistra: sono anzi proprio tra quelli che la fanno saltare.
È di sinistra adottare un bambino abbandonato piuttosto che desiderare un figlio biologico? Ma i gay non sono ammessi all’adozione nel nostro paese: per questo alcuni di loro si rivolgono alla maternità surrogata all’estero. Metodo di nascita che suscita certamente molte perplessità, ma non può essere semplicemente identificato con lo sfruttamento di donne disperate, visto che è legale e regolato in modo da proteggere la donna in alcuni paesi indubbiamente civili, come gli Stati uniti, il Canada e, in forme ancora più restrittive, il Regno unito.
Le perplessità più serie che si rivolgono alla maternità surrogata non sono quelle relative al pericolo di sfruttamento, ma quelle che derivano dalla consapevolezza, ormai sostenuta anche dalle neuroscienze, che la formazione del nuovo nato non dipende soltanto da fattori genetici ma anche dalla sua interazione con l’ambiente della gravidanza, e dunque col corpo e la mente della donna che lo accoglie.
La domanda a cui nessuno di noi oggi può rispondere con piena tranquillità è se le perplessità siano tali da giustificare il totale rifiuto di questa pratica. Un’altra domanda è se i bambini nati in questo modo potranno avere conseguenze negative. Anche a questo è difficile rispondere, se non avanzando la considerazione che conosciamo altri casi in cui le conseguenze negative sono indubbie: bambini che nascono orfani, figli di genitori alcolizzati o drogati, o di genitori crudeli o irresponsabili, o con conflittualità altissima tra di loro, ecc. Non abbiamo mai pensato tuttavia di proteggere questi bambini dalle conseguenze impedendone la nascita. Un po’ perché mettere al mondo un figlio attiene alla sfera più intima pensabile dell’essere umano; un po’ perché, in fondo, pensiamo che nascere sia comunque meglio di non nascere. Ma nel caso di nascite artificiali questo favore della nascita viene meno: perché? E qui la domanda è: è di sinistra essere contro la tecnica, o temere l’intrusione della tecnica nella nostra vita? Penso che sia di sinistra, se mai, sviluppare gli aspetti umanistici e positivi della tecnica regolandone le forme e garantendo la libertà di tutte le persone coinvolte. Non è facile? Non lo è mai stato, non lo sarà mai. Ma non serve l’indignazione, lo scandalo; non servono gli anatemi e le facili certezze, né in un senso né nell’altro.
Servirebbe una discussione approfondita, che tenga conto del dibattito bioetico che si svolge su questo tema da trent’anni; che tenga conto anche dei dati e delle esperienze. La maternità surrogata non è nata oggi e non è nata per le coppie gay. Esiste da alcuni decenni ed è stata utilizzata in larghissima maggioranza della Libera Muratoria Universale che conta milioni e milioni di iscritti in ogni angolo del globo, non è cambiato. Lo spirito e lo scopo di coloro che praticano in silenzio l’Arte Reale, è rimasto lo stesso in questi tre secoli per ogni generazione che ha ereditato la Tradizione dai fratelli che li hanno preceduti.
La Massoneria costruisce, cerca di costruire uomini che possano elevarsi esotericamente e spiritualmente, e con la loro individualità, con la loro capacità, essere degli esempi per sé e per gli altri, massoni e non. È solo lavorando su se stessi che questa impegnativa costruzione può avvenire nel tempo e portare immensi benefici nella Società che ha bisogno dell’operatività e dei principi massonici ancorati a valori e diritti civili che sono tutt’ora da amare e difendere. La vera, inesauribile ed ineguagliabile forza della Massoneria è il suo essere antica ma allo stesso tempo giovane, al passo con l’umano divenire. Non è un caso che di recente, stante l’irrisolta vexata quaestio con la Chiesa Cattolica relativa alla scomunica, anche il Cardinale Gianfranco Ravasi in un articolo apparso su IlSole24ore abbia affrontato il problema del dialogo con i massoni trovando dei principi condivisi da cui partire quali il comunitarismo, la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana. È stato, pur se attraverso le pagine di un quotidiano, un gesto molto significativo e per certi versi storico, che fa capire come la Massoneria non sia più vista in molti ambienti come quell’occulta congrega dedita a chissà quali stregonerie ed alla conquista del potere. La Massoneria ha si un grande potere: quello di elevare l’Uomo, se quest’ultimo percorre con integrità, con perseveranza, e senza deviazioni il cammino iniziatico formativo.
Così come rivendichiamo con orgoglio l’aver deciso di celebrare l’importante ricorrenza dei 70 anni della Repubblica organizzando in tutta Italia una serie di convegni che tratteranno temi legati alla rinascita della Democrazia, alla nostra da coppie eterosessuali. Riverberare la sua ombra sull’adozione coparentale tra omosessuali è un errore quando non una palese e feroce ingiustizia. Affrontiamo dunque seriamente un dibattito culturale su questo tema e più in generale sul tema della genitorialità. Evitando comunque di demonizzare il desiderio di maternità e paternità, quel desiderio senza il quale la specie umana, con la sua cultura e i suoi valori, con tutta la sua ricchezza spirituale, non potrebbe che finire nel nulla.

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Sì del giudice all’adozione «incrociata» per coppia gay

Per la prima volta un tribunale riconosce il diritto di due donne di adottare ognuna la figlia dell’altra Stesso cognome ma non diventeranno sorelle

R.P.

Il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione “incrociata” a una coppia di donne. E’ il primo caso in Italia, secondo quanto rendono noto Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford. Le bambine, di 4 e 8 anni, sono nate una da una donna e l’altra dalla sua compagna grazie all’ inseminazione praticata in Danimarca. Il tribunale ha riconosciuto il diritto delle due donne ad adottare la figlia dell’altra, facendo riferimento alle cosiddette “adozioni in casi particolari”. Le bambine avranno lo stesso doppio cognome ma per la legge non saranno sorelle, non avranno legami di parentela con i nonni o gli zii, perché non si tratta di un’adozione ‘piena’.
Ai primi di febbraio ancora il tribunale per i minorenni di Roma aveva riconosciuto come adozione “in casi particolari” una stepchild che riguardava due minori con due mamme. «Questo nuovo ulteriore provvedimento, che resta nella scia delle già note sentenze – ha commentato l’avvocatessa Francesca Quarato che ha presentato i ricorsi – ha una peculiarità rispetto alle precedenti: le minori in favore delle quali è stata riconosciuta l’adozione sono, infatti, nate ciascuna da una delle due donne della coppia. In questo modo ognuna ha un genitore biologico ed un genitore sociale, entrambi con piena e pari capacità e responsabilità genitoriale». Un risultato che la legale considera molto soddisfacente: «Anche in questo caso, il Tribunale per i minorenni di Roma ha avuto riguardo esclusivamente all’interesse delle minori a vedere riconosciuto e tutelato il rapporto genitoriale che ciascuna ha con la madre sociale, rapporto che dunque si affianca – senza sostituirlo – a quello con la madre biologica, arricchendo la sfera delle relazioni delle bambine». L’adozione incrociata, insomma, «valorizza l’intreccio dei rapporti genitoriali e dei legami familiari biologici e sociali con un riconoscimento giuridico» testimoniato dal cognome comune.
Soddisfatte anche Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford e Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «È stato portato su un gradino ulteriore il percorso verso il pieno riconoscimento della parità di diritti e doveri della omogenitorialità».
Sangalli ha rilevato come oggi, senza una legge che consenta l’adozione da parte delle coppie gay, questa è possibile solo «interpretando la normativa in vigore in senso ampio ed evolutivo. In ogni caso, la forma di adozione oggetto di tali sentenze, rimane quella ex art. 44 lett. D) della legge sulle adozioni ovvero la c.d. adozioni in casi particolari, che conferisce al minore minori garanzie» rispetto all’adozione piena e legittimante. In questo caso le due bambine non acquisteranno la parentela con le famiglie delle adottanti e non saranno sorelle tra di loro.
Protesta il centrodestra. Il leghista Massimiliano Fedriga ha scritto a Laura Boldrini chiedendole di sollevare il conflitto di attribuzione in merito alla sentenza del tribunale romano: «La presidente della Camera intervenga subito, non può essere un tribunale a decidere, è la politica che deve farlo». La pensa così anche anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: «Le leggi sono usate come cavalli di Troia dai tribunali per decidere su questioni delicatissime».

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Intervista a Donatella Ferranti

«L’indagine conoscitiva non è di parte, chi parla di rivincita è fuori strada»

Federica Fantozzi

Donatella Ferranti, presidente della Commissione giustizia, è scattata ieri l’indagine conoscitiva sul sistema delle adozioni. Punto di partenza?
«L’indagine muove dai dati emersi durante la discussione della legge sulla continuità affettiva approvata di recente. Un testo che prevede dopo 4 anni una corsia preferenziale per l’adozione dei bambini avuti in affido da parte delle coppie che abbiano i requisiti previsti dalla legge».
Quali criticità sono emerse?
«Nelle audizioni è stata sottolineata la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in caso di adozione piena del minore concessa senza preservare il legame con la madre naturale. Ora bisogna verificare se la soluzione migliore non sia introdurre l’“adozione mite” che non recide il legame affettivo tra il minore e la famiglia di origine».
Cosa c’è di obsoleto nell’attuale normativa sulle adozioni del 1983?
«È emersa la necessità di un attento monitoraggio di quella legge per adeguarla ai tempi. La 184 ha trent’anni: è datata,rivista solo in parte nel 2001».
Cosa dovrebbe cambiare in termini pratici?
«Servono interventi incisivi. Ma considero riduttivo e fuorviante incentrare il dibattito solo sulle adozioni gay, c’è il problema delle coppie conviventi e non sposate. C’è da capire se gli attuali presupposti per l’adozione di un minore abbandonato, cioè matrimonio e convivenza per 3 anni, possano ancora essere gli unici».
Insomma, serve maggiore flessibilità nella valutazione dell’idoneità ad adottare?
«Il mondo è cambiato, esistono convenzioni internazionali. Ovviamente fermi restando i controlli nell’interesse dei bambini. Ripeto: l’Italia è stata sanzionata per non aver previsto una via di mezzo, l’“adozione mite” tra adozione legittimante e affido».
Il ruolo dei servizi sociali è ancora adeguato?
«Oggi il Comune tramite i servizi sociali può prendere in affido un minore anche per tempi lunghissimi ospitandolo in casa famiglia. È una situazione contra legem che però, di fatto, si verifica per mancanza di alternative».
Come evitarlo?
«Un altro problema è la nozione di abbandono: in Italia è difficile ottenere l’adottabilità. Le procedure sono lunghe, le coppie si stancano e cercano l’adozione internazionale. Con l’effetto che ragazzini italiani crescono negli istituti».
Quanti sono?
«Non esistono statistiche e le prassi sui territori sono diverse. Ma per 12-13enni diventa molto difficile essere adottati».
Questa indagine è una mano tesa al governo per far rientrare dalla finestra la stepchild?
«Assolutamente no. Chi parla di rivincita è fuori strada. Dobbiamo conoscere il fenomeno. Il lavoro finirà con una risoluzione o una proposta di legge. Un compito istituzionale che dovrebbe interessare tutti e non essere di parte».
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Inizia il confronto nel Pd, legge pronta entro due mesi

Grillo contro Vendola. Nuova giravolta M5S: Di Maio chiede il referendum sulla stepchild. L’Arcigay: «Siete come Ponzio Pilato». 529 i bimbi che vivono in famiglie gay

Maria Zegarelli

Primo obiettivo: portare a casa la legge sulle unioni civili. Secondo: avviare un confronto sulla riforma della legge che regolamenta le adozioni senza lacerare il Pd, spaccare la maggioranza che tiene il governo e, soprattutto, evitare che la discussione – che si annuncia senza esclusione di colpi – si sovrapponga alla campagna referendaria sulle riforme. E se il primo obiettivo sembra a un passo, entro aprile la Camera dovrebbe dare il via definitivo, il secondo è decisamente più arduo. Per questo il Pd e Matteo Renzi pur volendo affrontare il tema non intendono premere sull’acceleratore. È di ieri la sentenza Tribunale dei minori sulle figlie di una coppia gay e gli animi in Parlamento, e fuori, sono troppo accesi, ancora di più dopo la notizia del bambino di Nichi Vendola nato grazie alla maternità surrogata. Oggi l’Assemblea del gruppo Pd si riunisce con un unico punto all’ordine del giorno, ossia «dibattito preliminare» sulla revisione della legge, mentre ieri è arrivato il via libera dall’Ufficio di Presidenza della Camera all’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle norme vigenti. L’indagine dovrebbe concludersi entro il 15 aprile – ma non sono escluse proroghe – dopo le audizioni ai ministri di Giustizia e Lavoro, magistrati, avvocati, docenti esperti della materia, operatori dei servizi sociali, associazioni che operano nel settore di adozioni e affido e rappresentanti di comunità per i minori.
La riforma dovrà affrontare non soltanto l’aspetto legato all’attuazione della legge vigente, ma verificare anche se c’è l’effettiva attuazione delle Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, le norme europee di riferimento e le carenze che, alla luce anche della giurisprudenza, possono esserci nel nostro sistema legislativo.
Si dovrà dunque affrontare anche il capitolo che riguarda le adozioni di bambini che vivono in famiglie omosessuali, che sarebbero 529. Valter Verini, capogruppo Pd in Commissione Giustizia prevede un ddl, a prima firma Ettore Rosato, entro due mesi, ma i tempi potrebbero essere anche più lunghi. «Faremo una indagine a tutto campo e sarà così possibile un percorso legislativo serio e approfondito affinché il Parlamento possa dare risposte adeguate e condivise al tema delle adozioni». Il Pd vorrebbe provare ad aprire il confronto sulle adozioni dei bambini che oggi non hanno famiglia anche alle unioni civili oltre che ai single, sapendo già che il rischio è che il dibattito si concentri solo sulla cosiddetta stepchild. I centristi sono sulle barricate, il ministro Alfano chiede che la pratica dell’utero in affitto diventi reato globale, mentre il M5s – che al Senato si era detto disposto a votare la stepchild con la libertà di coscienza, oggi – dopo che Beppe Grillo si è espresso contro la paternità di Vendola, «le questioni etiche nel periodo del low cost possono assumere degli aspetti paradossali, al limite del ridicolo…scusate: del tragico» – cambia di nuovo posizione. È Luigi Di Maio a dire che su un tema così ci vuole il referendum. Poi un diluvio di dichiarazioni di grillini contro la stepchild. La replica del segretario di Arcigay, Gabriele Piazzoni, non si fa attendere: rimandare a un referendum «vuol dire lavarsene le mani, come fece Ponzio Pilato».

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Intervista a Massimo Bordin

«Irrealistico pensare di vietare l’utero in affitto in tutto il pianeta»

La voce di Radio Radicale: «L’esperienza ci insegna che l’idea di fermare tutto con un divieto non è mai una buona soluzione»

Francesco Cundari

Voce storica di Radio radicale e militante delle battaglie per i diritti civili praticamente da sempre, sull’utero in affitto Massimo Bordin ha un approccio pragmatico.
«Mi rendo conto – dice – che oggi la scienza rende possibili cose fino a poco tempo fa impensabili, e mi pare inevitabile che si apra un dibattito. L’esperienza però ci insegna che l’idea di fermare tutto con un divieto non è mai una buona soluzione, perché una cosa che è tecnicamente possibile finirà comunque per essere fatta, quindi, piuttosto che chiamare le guardie, tanto vale cercare di regolamentare il fenomeno ed evitare abusi».
Non crede che «ogni cosa tecnicamente possibile» non per questo sia necessariamente desiderabile, e che, anzi, sono e sempre più saranno tecnicamente possibili molte cose spaventose?
«Che accada mi pare inevitabile, perché l’uomo ha rubato il fuoco agli dei e per tante altre ragioni. Però, intendiamoci: una cosa è la maternità surrogata e una cosa è la bomba atomica. La prima fa nascere una vita, la seconda ne stronca milioni. Cionondimeno la ricerca va avanti anche lì».
Tuttavia anche secondo lei la possibilità tecnica della maternità surrogata pone dei problemi morali, o no?
«Premesso che se pone dei problemi li pone per tutte le coppie, che questo non è un problema che riguarda Nichi Vendola o le coppie gay, ma tutte le coppie, certo: è evidente che la maternità surrogata non può essere una transazione come un’altra. Anche se ad esempio non mi convince questa storia della mercificazione, tipica della cultura cattolica, che anche sull’aborto dice che si deve fare solo in ospedali di stato perché nessuno ci deve lucrare. Non capisco perché sull’aborto no e su un’appendicite sì. E non capisco nemmeno la contrarietà alla maternità surrogata, sempre in nome di questo principio, di quelle femministe che un tempo gridavano “l’utero è mio e lo gestisco io”: evidentemente la possibilità dell’affitto non era contemplata».
Da questo punto di vista, però, perché dovremmo permettere di “affittare un utero” e non, ad esempio, di comprare un rene?
«Per carità, mi rendo conto che la questione è complicata. Il trapianto è una donazione generosa. E questo per impedirre indegne speculazioni, perché non possano costituirsi racket in quello che una volta si chiamava terzo mondo, o anche tra i disperati di questo mondo: tutte valide ragioni. E certo, anche per la maternità surrogata, penso che ci sia bisogno di norme che regolamentino il fenomeno. Del resto, a proposito di mercificazione, anche le femministe sostengono che se una donna decide liberamente di prostituirsi, perché sappiamo che non c’è solo il racket degli schiavisti, ebbene, la sua libertà va rispettata, o no?»
Mettiamola così, allora: in quel continuum che va dalla possibilità di prostituirsi, che mi sembra di capire per lei sia da rispettare, a quella di vendersi un rene, che invece considera giusto vietare, dove colloca la maternità surrogata?
«Un po’ a metà. Se però la nostra risposta a questi problemi è il divieto totale, penso che alla fine sia una posizione irrealistica, considerato che in molti paesi è già permessa».
Per questo si parla di farlo diventare reato universale…
«Dubito che questo basterà a convincere il resto del mondo».

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Intervista a Francesca Izzo

«Non solo libertà C’è anche la dignità della persona»

La filosofa e femminista: «Contro l’utero in affitto è necessaria una grande campagna culturale in tutto il mondo»

F. C.

«Il problema è che qui in gioco non c’è solo la libertà, ma anche la dignità della persona».
Così risponde Francesca Izzo alla principale obiezione dei sostenitori della maternità surrogata. Femminista, animatrice di «Se non ora quando» e filosofa che proprio al tema della libertà della donna (e non solo) ha dedicato un libro in uscita giusto giusto l’8 marzo (Le avventure della libertà, Carocci), Izzo è da anni impegnata contro la pratica dell’utero in affitto, che considera il frutto di «un’idea di libertà puramente individualista e liberista».
Perché parla di dignità della persona?
«Per la stessa ragione per cui non consentiamo che un cittadino possa vendere i propri organi. Non a caso li può solo donare. C’è un rispetto della dignità della persona che fa parte della nostra tradizione: llibertà, dignità e difesa dell’integrità della persona sono sempre andate insieme. In più, nel caso dell’utero in affitto, c’è il fatto che la libertà dell’individuo-donna contiene la responsabilità per la vita di un altro essere umano, e questo è un nodo essenziale».
Che però non ci impedisce di consentire l’interruzione di gravidanza…
«Non a caso, per la stessa ragione, nella 194, che è una legge straordinaria, non si dice che l’aborto è un diritto, a differenza del linguaggio dei radicali. Si parla di autodeterminazione, che è cosa molto diversa».
Dov’è esattamente la differenza?
«Nel tenere conto di questo elemento, e cioè che la libertà della donna ha a che fare con la differenza specifica del proprio essere femminile, deve tenere conto del fatto che ha la responsabilità della venuta al mondo o meno di un altro essere umano. È per questo che la libertà femminile non può avere questa curvatuta individualistica. Se decliniamo tutto in termini di diritti individuali, allora finiamo per fare il gioco di chi vuole contrapporre al diritto della donna il diritto del nascituro, o il diritto del compagno, e su questo sentiero scivoloso finiremo per dissolvere qualunque idea di legame, di relazione. Qui tocchiamo un tema delicatissimo, che tira in ballo il modo in cui pensiamo il nostro vivere insieme. Se la pensiamo come la Thatchter, che diceva “non conosco una cosa chiamata società, conosco solo individui”, o se invece ancora un barlume di idea di società ce l’abbiamo e lo vogliamo mantenere».
Intanto però la maternità surrogata è consentita in molti Paesi. Non pensa che sarebbe più realistico regolamentare un fenomeno che comunque sarebbe assai difficile contrastare in tutto il mondo?
«No, penso che si debba fare una grande campagna in tutto il mondo. Tante cose in passato erano prassi comune e poi sono state messe al bando, anche grazie alla mobilitazione delle persone e alla battaglia culturale. Questo è un punto fondamentale. Anche all’inizio della discussione sulle unioni civili, con la sola eccezione del mondo cattolico, sembrava che dell’utero in affitto si potesse parlare solo come un atto d’amore e di generosità, senza alcuna problematicità».
E questa posizione non è anche il frutto di tante campagne femministe, quelle che gridavano “l’utero è mio e lo gestisco io”?
«No, no, no. Con quello slogan esprimevamo la libertà del desiderio, la libertà di desiderare chi voglio, non di poter vendere me stessa al miglior offerente».
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Travaglio, Vendola e la parentesi alla Gasparri

Fabrizio
Rondolino

Tempo di saldi al Fatto: in un solo editoriale, venduto insieme al giornale al modico prezzo di € 1,50, Marco Travaglio si scaglia contro la riforma della carcerazione preventiva, che per colpa di Renzi «lascia a piede libero migliaia di delinquenti» (presunti innocenti, secondo la nostra Costituzione tanto cara al Fatto: ma è un dettaglio), contro il «catorcio di Airbus» su cui Renzi volerà nei suoi viaggi ufficiali, contro il bail-in votato dal Pd di Renzi, contro Juncker e Renzi che l’ha appoggiato, contro la Boschi che ha ricordato (su suggerimento di Renzi, s’immagina) che Gotor era tra i fondatori di Italia Futura, contro il ddl Cirinnà fatto approvare da Renzi, contro le richieste di Renzi all’Egitto per fare piena luce sull’omicidio di Regeni… Ma non è di Renzi che vogliamo parlare oggi: diversamente da Travaglio, ci sono giornate in cui riusciamo ad arrivare fino a sera senza occuparcene.
L’ultimo paragrafo dell’editoriale è dedicato a Nichi Vendola: «È rinviato a giudizio – scrive il direttore del Fatto – per concussione nel maxi-processo ai favoreggiatori dell’Ilva, l’azienda più assassina d’Italia, ma nessuno dice nulla perché sono tutti impegnati a stracciarsi le vesti per la sua scelta di fare un figlio (che poi non è suo, ma del compagno): quello sì è uno scandalo, non i favori all’Ilva». In realtà l’allora governatore della Puglia non fece nessun favore all’Ilva: semmai, cercò di evitare che i disastri compiuti dal management si ripercuotessero sui lavoratori. Ma di questo si occuperà il processo.
È quella parentesi sul figlio «che poi non è suo, ma del compagno» a incuriosire: perché sono più o Il Fattone di ieri meno le stesse parole di Gasparri, Salvini e Adinolfi. E così finalmente si capisce perché il Fatto abbia applaudito alla scelta grillina di affossare la stepchild adoption, costringendo il governo allo stralcio e alla fiducia: anche per Travaglio la «famiglia naturale» è intoccabile, «stracciarsi le vesti» in difesa di un neonato incolpevole è disdicevole e Vendola non potrà mai essere un padre. Anzi, mettiamolo in galera.

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ControVerso

Chicco Testa

È difficile discutere di temi come la recente paternità di Ed Testa e del suo compagno Nichi Vendola in modo razionale. Troppi sono i sentimenti, i pregiudizi, le novità dirompenti, che ci toccano fino in fondo. Questioni che hanno a che fare con gli archetipi della vita umana, presenti nella nostra struttura psicologica dalla notte dei tempi. Proviamo a farlo in modo razionale.
Ad esaminare la questione controversa dell’utero in affitto da un punto di vista liberale e tollerante. Per il quale può essere consentito ciò che non produce danno ad altri né limita la libertà altrui. Le parti in gioco sono tutte adulte e consenzienti. La madre surrogata, il donatore del seme, la donatrice dell’ovulo. Fra di loro vi è un libero e responsabile scambio che produce benefici per tutti. Rimane esclusa solo una parte per un’evidente incapacità a rispondere e decidere: il bambino. Ma per lui la domanda eventualmente da porre non è se avesse preferito nascere in una famiglia “normale”, ma se preferirebbe nascere o non nascere. È la scelta di Ed e di Nichi che gli consente di nascere. Se non fosse nato attraverso questa procedura non sarebbe nato. Questa è la pura e semplice verità. Non c’è un’altra possibilità. Il nascituro non può rispondere e quindi tocca a noi. Come sempre, visto che non possiamo mai chiedere ai nostri figli se desiderano nascere. Ce ne assumiamo la responsabilità.
Ci sarà qualcuno in grado di dire un giorno a Tobia:«Tu non dovevi nascere»?. Non c’è’ una terza alternativa. La madre non è la madre biologica. L’ovocita non è il suo e il seme è quello di Ed, che ne è quindi il padre naturale. Il resto francamente è ipocrisia. Ipocrisia di donne che, dopo aver gridato «l’utero è mio», accusano altre donne di non essere politicamente corrette come se esistesse un tribunale femminista abilitato a giudicare. E ipocrisia di uomini che trovano lecito donare il seme, ma accusano donne che fanno una scelta discutibile, ma libera. Tobia avrà un padre biologico, sarà in grado di capire e sarà sicuramente amato. Nichi nel frattempo avrà forse cambiato qualche opinione sui vantaggi di paesi liberali come Canada e Stati Uniti.


da Il Manifesto

La legge sulle adozioni già dimenticata

Diritti. Cresce il fronte del no alle norme promesse dopo lo stralcio dalle unioni civili. E montano le polemiche sulla scelta di Nichi Vendola. Nel mirino degli ultra cattolici ci sono i giudici

Andrea Colombo

Era inevitabile: quella di Nichi Vendola è stata una scelta privata, ma non poteva che essere poi brandita come argomento contundente nel dibattito politico sulle unioni civili, sulle adozioni per le coppie gay e sulla maternità surrogata. L’obiettivo è doppio: bloccare la legge sulle adozioni sbandierata dal Pd dopo il cedimento sulla stepchild al Senato e condizionare le sentenze della magistratura sulle adozioni gay. Tanto più dopo che ieri il tribunale dei minori di Roma ha ammesso per la prima volta in Italia l’adozione incrociata per una coppia di donne entrambe con una figlia. Le due bambine, di 8 e 4 anni avranno lo stesso cognome ma in termini di legge non saranno considerate sorelle.
La prima missione del fronte anti-adozioni, ringalluzzito dalla vittoria a palazzo Madama, è tra le più facili. A varare davvero una legge sulle adozioni in questa legislatura non ci pensa sul serio nessuno, e nel clima che si è creato dopo l’esplosione del caso Vendola il Pd inizia a ritenere prudente rinviare anche il solo parlarne. «Intanto variamo la legge sulle unioni civili con l’approvazione della Camera, poi discutiamo di adozioni», butta lì Nicola Latorre, che ha una certa esperienza e sa come si sta in Parlamento. Vuol dire che anche solo per far partire l’iter ci vorranno un paio di mesi, e comunque che la legge sulle adozioni arrivi al Senato prima delle prossime elezioni politiche è fuori discussione.
Diverso il discorso sulle sentenze, e in realtà il bersaglio grosso è quello. Angelino Alfano non la manda a dire: «La legge uscita dal Senato è chiara e i giudici devono far rispettare la legge», dichiara in un’intervista al Qn. «Siamo al lavoro — afferma in altra sede — per una legge che renda l’utero in affitto reato universale, punibile in Italia anche se compiuto in un altro Paese». E il caso Vendola, arrivato subito dopo la vittoria sulla stepchild, sarà certamente cavalcato.

Ieri le dichiarazioni sulla vicenda hanno letteralmente ingolfato le agenzie di stampa. I toni sono spesso opposti. Prosegue il festival della volgarità inaugurato da Matteo Salvini, ma al quale hanno poi scelto di partecipare in molti. Prevalgono però di gran lunga, tra i politici, parole di rispetto per Vendola, accompagnate però da una immediata precisazione: no alla maternità surrogata. Dalle ministre Lorenzin e Giannini allo stesso Bersani il coro è unanime. «Rispetto tutte le scelte individuali ma l’utero in affitto non mi convince», informa l’ex segretario del Pd, e il solo rivale di Renzi che sia sceso in campo deciso a combattere per la segreteria, Enrico Rossi, ribadisce: «Non esiste il diritto alla trasmissione dei geni».
Dopo il durissimo attacco “da sinistra” di Famiglia cristiana non poteva certo non arrivare quello della Cei, con Avvenire che parla di «cosificazione di una madre senza nome, senza volto e ridotta a pura esecutrice di un contratto padronale». Più insidioso e forse meno atteso l’affondo di Beppe Grillo, una cui lunga e molto critica lettera è stata pubblicata ieri in prima pagina dal Corriere della Sera. Il messaggio è arrivato subito a destinazione. Di Maio, che del resto era tra i più critici sul fronte della stepchild anche nei giorni del dibattito sulle unioni civili, adopera a sua volta parole acuminate: «Non possiamo aprire supermarket con codice a barre sui bambini». Sulle adozioni, prosegue l’astro crescente dell’M5S, deve esprimersi il popolo con un referendum. Il referendum propositivo in Italia non esiste, ma questo discorso, ove qualcuno pensasse sul serio a una legge sulle adozioni comprendente gli omosessuali, equivarrebbe a un de profundis.
Ma più che sulla legge virtuale, la vera partita rischia di giocarsi, se Nichi Vendola deciderà di rivolgersi alla magistratura, sul suo caso. La sentenza, per motivi sin troppo evidenti, farebbe scuola. I giudici dovrebbero decidere sotto tiro come forse mai prima.


da Il Fatto

Adozioni, Alfano: “No per le coppie gay. Faremo ddl per utero in affitto reato universale”

Il ministro dell’Interno ribadisce la sua opposizione al tema dopo che il Pd ha fatto sapere di essere pronto a presentare un ddl ad hoc. E, nel pieno delle polemiche per il figlio avuto da Nichi Vendola all’estero, propone che la gravidanza surrogata sia punita anche se fatta fuori dall’Italia. Di Maio: “Non possiamo pensare ad aprire un supermarket con codici a barre sui bambini”

di F. Q.

“No alle adozioni gay e una legge per rendere la pratica dell’utero in affitto un reato universale (punibile in Italia anche se commesso all’estero”. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, incassato il sì al ddl Unioni civili senza la tanto contestata stepchild adoption e nel pieno delle polemiche per il figlio di Vendola avuto in Canada grazie alla pratica della gravidanza surrogata, garantisce che l’esecutivo non aprirà alle adozioni omosessuali. Il Pd ha invece detto di avere già pronto un ddl per regolamentare la pratica non solo in merito alle coppie dello stesso sesso. Alfano invece ribadisce la sua contrarietà al tema: “Ribadiamo il nostro no. Siamo al lavoro su due disegni di legge: il primo sull’utero in affitto come reato universale (punibile in Italia anche se commesso all’estero). Il secondo sulle misure di sostegno fiscale alla famiglia e di aiuto alla natalità. Un Paese che non fa figli è un Paese senza futuro“.

Intanto la commissione giustizia della Camera ha deciso di svolgere una indagine conoscitiva sulla legge sull’affido e le adozioni, la 184 del 1983. A favore della decisione il Pd e la maggioranza (Ap era però assente), contrari Lega e Fdi, mentre M5s si è astenuto. La presidente della Commissione Donatella Ferranti ha spiegato che l’indagine “serve a fare il tagliando alla normativa vigente, per capirne lo stato di attuazione e le criticità applicative. La stepchild adoption non c’entra nulla”.

Da settimane continuano le polemiche sul ddl Unioni civili, approvato la settimana scorsa dal Senato dopo che è stato stralciato l’articolo che permetteva l’adozione del figlio del partner. Il disegno di legge è stato ora incardinato a Montecitorio e inizierà il suo iter in commissione Giustizia a partire dal 3 marzo prossimo. Il tema è tornato a far discutere a livello politico dopo la notizia che il leader di Sel Nichi Vendola ha avuto un figlio con il compagno grazie alla pratica dell’utero in affitto. Oggi il leader M5s Beppe Grillo ha inviato una lettera al Corriere della Sera in cui dice di essere contrario a questa forma di “amore low cost“. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ribadisce la posizione del comico e intervistato da Repubblica Tv commenta: “E’ una considerazione sacrosanta, non possiamo pensare ad aprire supermarket con codici a barre sui bambini. I bambini non possono diventare una merce, i bambini non si comprano, è una cosa abominevole”. Di Maio ha proposto che sull’argomento possano esprimersi direttamente i cittadini: “Per le coppie omosessuali l’adozione sic et simpliciter va affrontata con un referendum popolare. Se parliamo di temi etici così importati è giusto coinvolgere il popolo italiano, non basta un Parlamento come questo, eletto con una legge incostituzionale”.

La nascita del figlio di Vendola ha scatenato numerose polemiche nel mondo politico. E pure tra i suoi, non mancano le perplessità. La stessa presidente della Camera Laura Boldrini, eletta con Sinistra ecologia e libertà, difendendo il leader dagli attacchi ha però precisato: “Per me è una materia molto spinosa, soprattutto quando si parla di giovani donne in paesi in via di sviluppo, e una cosa molto difficile da accettare. E’ una pratica molto controversa. Laddove c’è un pagamento, io non riesco veramente ad accettarla”.


da Il Tempo

Gay, sì del Tribunale di Roma all’adozione incrociata: due figlie a due donne

E’ il primo caso in Italia. Le due compagne potranno adottare ciascuna la bambina della partner

Il Tribunale per i minorenni di Roma, accogliendo due ricorsi proposti dall’avvocato Francesca Quarato, socia di Rete Lenford e componente del gruppo legale di Famiglie Arcobaleno, ha riconosciuto l’adozione incrociata a una coppia di donne. È il primo caso in Italia. Le bambine, di 4 e 8 anni, sono nate una da una donna e l’altra dalla sua compagna grazie all’inseminazione praticata in Danimarca. Il tribunale ha riconosciuto il diritto delle due donne ad adottare la figlia dell’altra, facendo riferimento alle cosiddette “adozioni in casi particolari”. Le bambine avranno lo stesso doppio cognome, ma per la legge non saranno sorelle.

La sentenza “Questo nuovo ulteriore provvedimento, che resta nella scia delle già note sentenze – ha spiegato Quarato – ha una peculiarità rispetto alle precedenti: le minori in favore delle quali è stata riconosciuta l’adozione sono, infatti, nate ciascuna da una delle due donne della coppia. In questo modo ognuna ha un genitore biologico e un genitore sociale, entrambi con piena e pari capacità e responsabilità genitoriale. Anche in questo caso, il Tribunale per i minorenni di Roma ha avuto riguardo esclusivamente all’interesse delle minori a vedere riconosciuto e tutelato il rapporto genitoriale che ciascuna ha con la madre sociale, rapporto che dunque si affianca – senza sostituirlo – a quello con la madre biologica, arricchendo la sfera delle relazioni delle bambine”. L’avvocato ha rilevato che “l’adozione incrociata accordata a ciascuna partner della coppia rispetto alla figlia biologica dell’altra assume, dunque, un significato particolare, valorizzando l’intreccio dei rapporti genitoriali e dei legami familiari biologici e sociali con un riconoscimento giuridico”.

Sangalli: “Estremamente soddisfatta” Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford e Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, si sono dette “estremamente soddisfatte” del risultato, “che ha portato su un gradino ulteriore il percorso verso il pieno riconoscimento della parità di diritti e doveri della omogenitorialità”. Sangalli ha rilevato che “attualmente, in mancanza di una normativa sull’adozione da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso, il percorso per giungere all’adozione da parte di queste coppie è possibile solo interpretando la normativa in vigore in senso ampio ed evolutivo.

Adozioni in casi particolari In ogni caso, la forma di adozione oggetto di tali sentenze, rimane quella ex art. 44 lett. D) della legge sulle adozioni ovvero la c.d. adozioni in casi particolari, che conferisce al minore minori garanzie rispetto al riconoscimento di una genitorialità piena e legittimante. In questo caso – ha spiegato Sangalli – le minori non acquisteranno la parentela con le famiglie delle adottanti e non saranno sorelle tra di loro. Purtroppo il legislatore non contribuisce all’opera di adeguamento delle corti al diritto vivente con l’emanare norme che tengano conto della realtà, come è successo recentemente in Senato con lo stralcio dell’articolo 5 che si limitava a estendere alle coppie dello stesso sesso la possibilità di adottare il figlio del partner, come già possibile per le coppie etero”. Secondo Marilena Grassadonia, “bisognerebbe semplicemente guardare il mondo con gli occhi dei bambini per capire che tutelarli nei loro affetti è l’unica strada da percorrere per garantire loro una vita più serena”.


da Libero

Le unioni gay costeranno care a Renzi. Si apre la guerra contro i cattolici

Antonio Socci

Dopo l’ approvazione della legge Cirinnà, Matteo Renzi ha dichiarato: «Ha vinto l’amore». L’ amore per le poltrone (ha chiosato qualche maligno, pensando pure ad Alfano e Verdini). Avrebbe potuto fare un figurone citando Virgilio: «Omnia vincit amor et nos cedamus amori» («L’ amore vince tutto, anche noi cediamo all’ amore»). Ma anche questa si prestava alla parodia: come non cedere all’ amore della poltrona?
È evidente che nel Giglio magico – secondo gli oppositori cattolici, ma anche secondo gli oppositori di Sinistra – si applica la filosofia ispirata a un fiorentino antico, Niccolò Machiavelli, e a uno dei giorni nostri: Denis Verdini, che, per la Sinistra snob, è indigeribile, mentre a Renzi va benone.
Matteo non ha l’ intralcio di una cultura politica – e di una Chiesa solida – che invece avevano nella Dc di De Gasperi e Dossetti, di Mattei, Moro e Fanfani. Non ha l’ impiccio di grandi principi che possono ostacolare la sua azione e il suo potere.
Renzi è un cattolico light, professa la «politica del fare» (come ripete sempre Crozza) e una fede «politically correct», relegata alla vita privata e quindi culturalmente e politicamente irrilevante. Più che l’ utopia evangelica di La Pira ricorda la brillante facondia di Leonardo Pieraccioni.
Nel popolo del Family day si dice che il cattolicesimo di Renzi resta a livello di «etichetta» non di etica, perché un’ etica politica poi pretende di determinare i contenuti dell’ azione e di non tradire i propri valori. Monsignor Giovanni D’ Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, ha dato voce al pensiero di tanti cattolici: «Abbiamo un Presidente del Consiglio che si reputa cristiano, ma sinceramente non so cosa gli sia rimasto di cristiano quando gli sento fare certi ragionamenti. Oggi molti si dicono cristiani senza più esserlo e questo è il vero pericolo della nostra società».
Con «l’ operazione Cirinnà», Renzi non ha solo acceso le polveri degli oppositori di Sinistra, ma di fatto è ufficialmente entrato in guerra con i cattolici. I quali, al Family day – dove erano presenti molti elettori Pd – lo avevano avvertito: «Renzi ci ricorderemo». E infatti oggi annunciano battaglia pure contro il referendum costituzionale di ottobre, quello dove Renzi si gioca il suo futuro politico.
Massimo Gandolfini, portavoce del Family day, lo ha dichiarato: «Voteremo no». E ha sfidato Matteo ad andare davvero nelle parrocchie – come ha detto – a spiegare la sua posizione sulle unioni civili e le riforme: «Si confronti con noi.
Finora si è rifiutato di farlo». La legge Cirinnà apre un caso esplosivo per i cattolici.
Non solo per i profili di incostituzionalità o per le assurdità di certi suoi articoli.
Ma anche perché è stata promossa da politici cattolici.
C’ era di mezzo l’ autorevolissimo documento di Giovanni Paolo II e Ratzinger del 2003 che – a proposito di «progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali» tuonava testualmente: «Il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale».
Renzi non solo ha ignorato un così solenne pronunciamento della Chiesa, ma è stato addirittura il promotore di questo progetto di legge. Un’ operazione molto spericolata per un politico cattolico. La frattura è traumatica.
Tuttavia va riconosciuto che sarebbe troppo comodo attribuire solo a lui (e, in subordine, ad Alfano) tutta la responsabilità. Renzi deve essersi sentito autorizzato ad andare avanti dal «non m’ immischio» di papa Francesco che, nella conferenza stampa delle ore più critiche della legge, ha detto addirittura di non ricordare quel pronunciamento della Santa Sede del 2003.
Papa Bergoglio s’ immischia solo se si tratta di «immigrazione» (in quel caso entra a gamba tesa pure nelle presidenziali americane).
Forse è vero che il Papa non ricorda bene quel documento, ma i suoi sostenitori fanno presente che nel 2010, quando la legge per i matrimoni omosessuali fu discussa in Argentina, l’ allora cardinal Bergoglio usò parole di fuoco: «È in gioco qui l’ identità e la sopravvivenza della famiglia… È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori… Qui pure c’ è l’ invidia del Demonio… un’ invidia che cerca astutamente di distruggere l’ immagine di Dio… Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio.
Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una “mossa” del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ ingannare i figli di Dio».
Parole durissime. Ma Bergoglio oggi da Papa non le ha ripetute perché – ha detto – «il Papa è per tutti», cioè: vuole piacere a tutti. O almeno ai più potenti. Perché il povero popolo del Family day è stato da lui trattato a pesci in faccia.
Del resto anche Renzi nel 2007 era con il Family day, mentre nel 2016 è stato il suo grande avversario. Entrambi dunque – Bergoglio e Renzi – hanno avuto atteggiamenti opposti ieri rispetto ad oggi.
Evidentemente il potere (ecclesiastico e politico) provoca amnesie. O è insorta in loro la volontà di non pestare i piedi a certe forze che hanno aiutato ad arrivare fino alla poltrona che occupano o che sono oggi loro sostenitrici.
A questo proposito, per l’ approvazione della Cirinnà, Renzi ha addirittura ricevuto una telefonata di congratulazioni da Obama: è la conferma che il nostro premier ha obbedito all’ agenda imposta dall’ Impero. Il presidente Obama è stato il forte supporto sia del papato di Francesco che della premiership di Renzi. Infatti Renzi è il tipo di «politico cattolico» che va bene a papa Bergoglio: esprimono entrambi un cattolicesimo subalterno ai poteri e all’ ideologia dominante. Da questo «contesto internazionale» Renzi ha avuto la sua vera legittimazione, perché non sono stati certo gli italiani a mandarlo a Palazzo Chigi. Da circa vent’ anni l’ Italia è una sorta di colonia, quasi completamente priva di vera sovranità e sballottata fra Unione europea a egemonia tedesca e Stati Uniti, i quali – richiesti in questi giorni di chiarimento sulle intercettazioni di Palazzo Chigi del 2011 – hanno risposto esplicitamente che loro, in territorio italiano, fanno quello che vogliono.
Dunque l’ Impero si è congratulato con Renzi per la legge Cirinnà. Ma i «sudditi» italiani invece non hanno gradito. Perfino il più renziano dei giornali, Repubblica, ieri ha pubblicato un sondaggio dove si rivela che negli ultimi quattro mesi – da novembre a oggi – Renzi ha perso addirittura 7 punti percentuali nel gradimento degli italiani (e il suo governo ne ha persi 5).
Il premier infatti, in questi mesi, ha preteso di far credere a tutti noi che l’ urgenza più grande dell’ Italia fossero i matrimoni gay. Mentre il Paese è allo sbando, con le sue banche nella tempesta, con un debito pubblico fuori controllo, con tasse sempre più soffocanti e una drammatica disoccupazione giovanile.
Il governo è arrivato a introdurre le pensioni di reversibilità per i coniugi gay – discriminando peraltro le coppie di fatto eterosessuali – negli stessi giorni in cui prospettava restrizioni nell’ accesso alle stesse pensioni di reversibilità per le vedove. Ha deluso tanti che gli avevano dato fiducia.
Con Renzi l’ Italia sta sprecando un’ occasione storica: infatti col petrolio ai minimi storici, il costo del denaro ridotto a zero e il cambio dell’ euro favorevolissimo, il nostro Pil dovrebbe crescere del 4 per cento annuo. Invece respira appena.
Per nascondere questo flop si è usata anche l’ arma di «distrazione» di massa dei matrimoni gay. E sono insorti guai più grossi.

Antonio Socci

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