Dalla rassegna stampa

“Solo profughi e derelitti dentro il mio Vangelo”

…Con la Chiesa è arrabbiato per il sabotaggio alle adozioni gay, deluso da papa Francesco. «È una cosa penosa, mi vergogno dell’Italia. La Chiesa odia la propria omosessualità »…

Da oggi a domenica la dissacrante rilettura delle scritture nata e cresciuta fra centri d’accoglienza e corsie d’ospedale

Prima di morire, tre anni fa, la mamma chiese a Pippo Delbono di fare uno spettacolo sul Vangelo. «Così dai un messaggio d’amore. Ce n’è così tanto bisogno di questi tempi…». «Io – racconta lui – pensai subito alle recite che facevo da piccolo in parrocchia, dove ero Gesù bambino con i riccioli biondi, innamorato come lei di quel mondo di preti, chiese, incensi, teatrini». Poi però, in cerca di un Vangelo possibile, Delbono cominciò a filmare e fotografare Madonne, Cristi, martiri. «E ho avuto un senso di rifiuto per tutta quell’iconografia buia, pesante».
E allora i suoi Cristi è andato a cercarli altrove: tra i rifugiati, in un centro per l’accoglienza ad Asti, dove ha vissuto, dormito, mangiato, e dov’è stato perfino derubato. Poi ancora tra gli zingari, in luoghi di totale degrado. Fino alle corsie di un ospedale, dove per un problema alla vista è stato costretto per dieci giorni a fissare un crocefisso appeso a un muro. «Alla fine mi sono rimaste dentro quelle immagini, quelle voci, quei suoni, quegli echi, quei silenzi sentiti tra campi di zingari e profughi e corsie d’ospedale, ma pure quella forza vitale e quell’inspiegabile gioia che circola nei luoghi deputati al dolore».
È nato così “Vangelo. Opera contemporanea”, che da oggi a domenica si potrà vedere – unico luogo in Italia – al Comunale. «È un’opera vera, con l’orchestra e il coro impegnati a eseguire le musiche di Enzo Avitabile, ma anche Led Zeppelin e Jesus Christ Superstar », rivela l’artista, alla sua prima volta nella sala del Bibiena, nell’allestimento prodotto da Ert Fondazione e Croatian National Theatre, dove ha debuttato a dicembre. «Con me in scena ci sono attori e danzatori croati coi traumi della guerra». Le parole sono quelle semplici, potenti, abusate dei vangeli tradizionali, impastate con la carne e il sangue. «È uno spettacolo complesso ma non complicato», precisa Delbono. È la semplicità di Safi, profugo afgano, che prende la parola per raccontarsi. «Cristo era una rivoluzionario – ricorda Delbono –, l’han fatto diventare un conservatore. Uno che entrò in un tempio e spaccò tutto. Pensate se oggi lo si facesse in San Pietro».
Con la Chiesa è arrabbiato per il sabotaggio alle adozioni gay, deluso da papa Francesco. «È una cosa penosa, mi vergogno dell’Italia. La Chiesa odia la propria omosessualità ». Lui, buddista da trent’anni, in Dio non crede. «Anche se capita spesso che, a fine spettacolo, gli spettatori vengano a dirmi che gli è venuta voglia di tornare a messa», osserva. Il finale è affidato a Bobò, microcefalo sordomuto scovato vent’anni in un manicomio di Aversa e divenuto simbolo della poetica dell’artista genovese, e Gianluca, il ragazzo down. Uno su una culla, l’altro su un cavallo a dondolo: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli».

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