Dalla rassegna stampa Cinema

Addio a Franco Citti l’Accattone per sempre icona del mondo di Pasolini

L’attore è morto ieri nella capitale dopo una lunga malattia Aveva 80 anni. Recitò anche in “Mamma Roma” e nel “Decameron”. A teatro fu al fianco di Carmelo Bene

Addio Franco Cittti. L’attore simbolo del cinema di Pasolini, malato da tempo, si è spento ieri pomeriggio nella sua casa di Fiumicino. Era nato a Roma il 23 aprile del 1935. L’esordio con il personaggio del sottoproletario Cataldi Vittorio, Accattone, nel1961 fu una rivelazione folgorante, un’adesione perfetta tra l’interprete e il mondo poetico del regista. «Franco e Accattone si assomigliano come due gocce d’acqua, lui è Accattone», diceva Pasolini. E non a caso l’anno seguente interpreta se stesso nel documentario di Heutsch e Rondi Ragazzi di vita.
Citti diventa una delle figure essenziali dell’universo pasoliniano, è Edipo in Edipo Re, un cannibale in Porcile, Satana in I racconti di Canterbury, ser Ciappellettto in Il Decameron, un demone in Il fiore delle mille e una notte e nell’indimenticabile Mamma Roma riesce ad armonizzare la sua impetuosa, drammatica, feroce verità con la classe consumata della grande Anna Magnani. È grazie al fratello Sergio, più grande di lui di un paio d’anni (scomparso nel 2005), che avviene l’incontro in pizzeria con Pasolini. Sergio, muratore di borgata, lo aveva aiutato come consulente linguistico per Ragazzi di vita. «Frà, te presento ‘no scrittore, n’amico mio». Così, con la scanzonata sfrontatezza del romano, raccontava l’attore. Non sapeva chi fosse Pasolini, anzi, «all’inizio non mi pareva fosse tanto intelligente, mi pareva anche un po’ analfabeta, faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Io ero macchiato di calce, avevo lavorato con mio padre, ma lui manco se ne accorgeva, io raccontavo la giornata e lui prendeva appunti».
L’amicizia di Pier Paolo e Sergio, si allargò a Franco Citti. Passavano tanto tempo insieme. «Ho capito dopo perché prendeva appunti, stava volentieri con noi in borgata, voleva conoscerci, entrare nelle nostre teste per raccontarci con onestà e con verità. L’ho capito vedendo Accattone. Era la mia prima esperienza, ma non era difficile, era la zona, stavo con gli amici che vedevo tutti i giorni».
Intelligente, curioso e determinato a cambiare il suo destino, senza mai spezzare il legame con Pasolini, è riuscito comunque a costruire una carriera di attore di una quarantina di titoli, chiamato tra gli altri da Fellini per Roma, da Bertolucci per La luna, oltre che da Lizzani, Zurlini, Petri,
Ferreri, perfino da Coppola per Il padrino, un’avventura nel cinema ricco dei dollari su cui Pasolini scherzò a lungo. «Divertiti, ma stai attento a non perdere la lingua e la borgata, mi diceva. Ma sapeva bene che non c’era pericolo ». Importanti i ruoli con suo fratello Sergio che debuttò nella regia con Ostia, nel 1971, poi con l’intervento della scrittura di Vincenzo Cerami, Casotto, Il minestrone, I magi randagi. Nel tempo i personaggi, pur sempre mantenendo la spudoratezza ribelle e beffarda, acquistano una sorta di malinconica amarezza. Il teatro è entrato nella sua vita grazie a Carmelo Bene,che ne ha esaltato le doti istrioniche.
L’ultima apparizione, prima che lo colpisse un ictus, è stata nel 1999 in E insieme vivremo tutte le stagioni di Gianni Minello. Ma l’anno precedente aveva voluto provare anche lui “il potere della regia”, come diceva, e , con lacollaboraziione del fratello Sergio, diresse se stesso e Fiorello in Cartoni animati, una storia surreale con cui evocava la poetica pasoliniana.
A dare la notizia della morte di Citti, che lascia tre figli, è stato Ninetto Davoli, l’amico di sempre: «Abbiamo condiviso la parte più importante della nostra vita, l’amicizia con Pier Paolo, il suo cinema, la sua poesia. Non è soltanto un amico che perdo, è una parte del mio mondo, di quel mondo che piano piano sta scomparendo », ha detto Davoli. E il mondo di Citti è lo stesso di cui Claudio Caligari ha raccontato la fine con tanta lucida verità in Non essere cattivo. L’addio a Franco Citti è l’addio alle borgate, a quell’umanità capace di conservare innocenza e regole anche nei comportamenti tutt’altro che onesti.

LE FOTO
Sopra, Franco Citti A sinistra, Pier Paolo Pasolini sul set

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.