Dalla rassegna stampa

«Gender, la Chiesa deve ascoltare anche i gay»

La lezione del teologo Fumagalli, a Trento per presentare il suo libro sul delicato tema: «Ma i bimbi devono avere il meglio, e cioè due genitori di sesso opposto»

TRENTO. Ha portato più di 200 ascoltatori in Aula Magna del Collegio Arcivescovile lunedì sera, la questione del “gender”. Proprio così l’ha chiamata, usando il termine inglese ripetutamente, don Aristide Fumagalli, il teologo morale milanese, che era il relatore invitato dall’Arcidiocesi per illustrare al pubblico la storia del fenomeno e le posizioni della Chiesa, davanti a una platea adulta, con pochi giovani, molti preti, persone di chiesa, famiglie, genitori. Il teologo ha di recente pubblicato un libro sulla questione, dal titolo “La questione gender. Una sfida antropologica”.
Fumagalli ha prima di tutto voluto chiarire i termini della questione, spiegando le differenze tra sesso biologico, identità sessuale e di genere, orientamento sessuale, ruolo sociale. “E’ importante capirsi, e tenersi lontani da eccessi ideologici e allarmismi” ha avvertito.
La sua trattazione ha ripercorso la storia dell’evoluzione delle teorie di genere, a partire dal femminismo fino all’oggi. Dopo la presentazione storica, Fumagalli ha illustrato le posizioni della Chiesa, citando innanzitutto la Genesi (1,27) “… Maschio e femmina li creò”. “Oggi dobbiamo affrontare questo tema, non è giusto discriminare e nemmeno possiamo ignorare gli omosessuali, i transessuali, le loro istanze, senza cedere però alla perdita del nostro punto di vista cattolico. Nella Chiesa oggi vediamo un rifiuto polemico e dall’altra parte un’assunzione critica della prospettiva di genere”. Infine, il relatore ha tracciato dal suo punto di vista le ripercussioni sulla famiglia della nuova idea di genere, dandone una visione problematica. “Assistiamo alla preoccupante separazione tra generazione biologica dei figli e ruolo di genitore, che storicamente in tutte le culture ha caratterizzato la famiglia. Oggi vediamo l’idea del genere sessuale considerato socialmente costruito, quindi indifferente ai fini della famiglia e un concetto di generazione inteso come solo affettivo”. Fumagalli ha espresso il suo chiaro rifiuto delle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali, “perché i bambini – ha spiegato – hanno diritto ad avere il meglio, ovvero la differenza, che è alla base della procreazione biologica, fra un corpo maschile e uno femminile nei genitori. Chi è all’origine? La relazione fra due individui differenziati sessualmente”. In sintesi, l’atteggiamento espresso da Fumagalli è stato da lui dichiarato come la “sfida di un nuovo umanesimo, in un’epoca dove abbiamo smarrito la nostra identità per un eccesso di individualismo ed emotivismo.”. Il teologo ha detto in chiusura “il dramma resta, però non siamo davanti allo spasmo dell’agonia come pensano molti ma piuttosto alle doglie di un parto”.
Dopo la sua relazione ci sono stati diversi interventi dalla platea, alcuni critici verso taluni passaggi, altri preoccupati per l’evoluzione della situazione e per i propri figli.

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