Dalla rassegna stampa

«Sono gay», 16enne picchiata per mesi dai genitori: indagati padre, madre e sorella

Cinghiate dal padre perché si era dichiarata gay. Insulti e pugni dalla sorella…

Cinghiate dal padre perché si era dichiarata gay. Insulti e pugni dalla sorella. Il gelo della madre. È dovuta intervenire la procura per mettere in salvo Fanny (il nome è di fantasia, ndr), sedicenne che aveva avuto il coraggio di dichiararsi innamorata di una compagna di scuola. Per nove mesi, infatti, i genitori e la sorella, liceale e da poco maggiorenne, per tentare di «guarirla» dall’omossessualità le avevano imposto un regime di vita intollerabile fino a spingerla all’autolesionismo. Vietato il telefonino e le uscite da sola. Musi lunghi e botte. A scuola solo sotto scorta. «Sei tu sbagliata», le ripetevano, «Ci hai reso la vita un inferno. Curati». Per padre madre e sorella, cristiani di origine russa da anni trasferitisi a Roma, il gip Valerio Savio ha disposto, di recente, su proposta del pm Antonio Calaresu, il divieto di avvicinamento alla ragazza, nel frattempo affidata a una casa famiglia. Nessun dubbio sul motivo di schiaffi e offese. Nell’ordinanza che vieta ai familiari di avvicinarsi alla ragazza a meno di 400 metri si legge chiaramente che «il movente discendente da stati emotivi e pregiudizi culturali contro l’omosessualità».
L’ESCALATION
Una escalation persecutoria. Il pm Calaresu, del pool antiviolenza, l’ha ricostruita passo passo. Alcuni parenti nell’autunno 2014 informano i genitori di Fanny che ha una relazione con una certa Maria (nome anche questo di fantasia). I primi due giorni padre, madre e sorella non le rivolgeranno la parola. Poi cominceranno gli schiaffi, le minacce anche di morte, le botte con cinghie e cucchiarelle, e le offese a ripetizione: «malata», «puttana».


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.