Dalla rassegna stampa Cinema

Ferilli: “Io e lei” per scoprire l’amore senza discriminazioni

L’attrice fa coppia con Margherita Buy nel film di Maria Sole Tognazzi. “Spero che il paese arrivi a riconoscere i diritti delle unioni omosessuali”

Protagoniste del film «Io e lei» le due popolari attrici Margherita Buy e Sabrina Ferilli

Un film «che non mette paura, che accomuna e non divide, che entra in punta di piedi» in un terreno incendiato dalle polemiche. Il merito di Io e lei, il nuovo film di Maria Sole Tognazzi (in 200 sale dal primo ottobre) è in questa scelta di fondo, che minimizza la sfera erotica in favore di quella emotiva, che racconta l’amore tra Federica (Margherita Buy) e Marina (Sabrina Ferilli) esattamente come racconterebbe quello tra un uomo e una donna: «Mi sono lasciata catturare – dice Ferilli – dall’idea di interpretare la storia di due donne che si amano, con totale comunione di sentimenti». E poi c’era una naturale propensione, che appartiene al carattere dell’attrice, al suo essere sempre pronta a dire chiaramente come la pensa: «Davanti alle battaglie non mi tiro mai indietro, viviamo in un Paese bigotto, che lascia tutti per strada, senza soluzioni, figuriamoci quelli che vengono considerati “non regolari”… Ho fatto un giro su Internet con il mio nickname, c’è chi, parlando di omosessualità, dice che non si può “fare spazio a tutti i desideri”, finendo per accomunarla alla pedofilia, alla bigamia… Insomma è l’ignoranza che dà adito ai timori e ci fa continuare a vivere subendo ingiustizie». Squilibri che non riguardano solo le coppie gay: «Siamo indietro in tutto, da noi anche l’adozione è difficile e non dimentichiamo che, fino a 7-8 anni fa, i figli che nascevano fuori dal matrimonio non potevano essere riconosciuti. Da noi l’intera gestione del sociale è un problema».

Sex-symbol e «maschio»

L’attrazione verso «chi è diverso da me», è l’altra spinta che ha guidato Ferilli verso il personaggio di Marina. Una sfida intrigante, perché Ferilli è il sex-symbol del cinema italiano e stavolta fa il «maschio» in una coppia lesbo: «Non sono mai stata attirata da una donna, anche se credo che l’attrazione tra persone dello stesso sesso sia molto più semplice di quanto non si tenda a pensare». Alla scelta della convivenza segue spesso il desiderio di essere genitori: «Questo è l’unico tasto su cui non sono preparata a rispondere, e comunque c’è ancora tanto da fare sul piano del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. L’importante è non delegare tutto ai politici che, pur di non alienarsi l’elettorato moderato e cattolico, tendono a lasciare tutto com’è. Mi aspetto qualcosa da questo governo che si riempie la bocca con la parola rottamare». Ma anche dalle persone coinvolte: «Sono problematiche che riguardano milioni di persone, ma ’sti milioni di persone non si vedono mai, e invece, per cambiare, bisogna interagire, partecipare».

In passato, dice l’attrice, «ho fatto anche ruoli discutibili», ma il punto è stato, ogni volta, la coerenza: «Ho messo quello che sono nella vita quotidiana a disposizione del mio mestiere». Anche gli spot pubblicitari, come i tormentoni sui divani, sono frutto di scelte lucide, mai rinnegate: «Quello che conta è fare cose che non rovinino la tua creatività». Un rischio, quello sì, che Ferilli non ha mai sfiorato. Nei panni di Marina lo dimostra ancora una volta, nel più brillante dei modi.

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