Dalla rassegna stampa Cinema

Da icona sexy a Oscar Wilde

Rupert Everett protagonista dell’ultimo giorno del Taormina FilmFest

TAORMINA – «Comunque per la “frocia vecchia” tutto è più facile». Con questa battuta detta in italiano – forse poco “british” ma molto efficace – si è presentato Rupert Everett, star della TaoClass dell’ultima giornata del 61. Taormina FilmFest. Apertamente omosessuale, il 56enne attore inglese alludeva alla prima parte della sua carriera, quando doveva far convivere la sua fama di sex symbol etero con quella di icona gay. All’inizio dell’incontro è stata proiettata la clip di uno dei suoi film di maggior successo, “Il matrimonio del mio migliore amico” con Julia Roberts, diretto da J. P. Hogan. «In realtà – ha raccontato Everett – il mio ruolo avrebbe dovuto essere molto più breve. Poi invece la parte del gay, migliore amico della protagonista, funzionava davvero tanto. E lo stesso Hogan ha voluto aggiungere altre scene, che sono state girate quando la lavorazione ufficiale era già terminata. Era il 1997, un momento molto positivo per me. Poi però è finita l’era Clinton e cominciata quella di Bush. E certamente la figura dell’omosessuale sul grande schermo è tornata a essere vista negativamente. Hollywood in sé può anche essere liberale, ma i grandi esercenti no, sono spesso in mano a gruppi finanziari di destra, molto conservatori. Ed è inutile realizzare un film che poi non troverà distribuzione. D’altra parte non volevo cadere nello stereotipo del solito personaggio del gay migliore amico… me lo avevano proposto anche per “Il diavolo veste Prada” ma ho rifiutato. Avrei forse potuto interpretare 007: un James Bond gay sarebbe stato davvero stimolante, ma non se n’è fatto nulla». «Ammiro gli irlandesi» Everett è sempre stato paladino dei diritti degli omosessuali ed è entusiasta del risultato del referendum irlandese sulle nozze gay: «Veramente elettrizzante. Ammiro gli irlandesi. Un popolo che è riuscito a superare una gravissima crisi economica e, nonostante la formazione cattolica, ha saputo dimostrare di essere cresciuto anche sul piano dei diritti civili. In confronto, ad esempio, la Francia invece mi lascia perplesso: milioni di persone sono scese nelle piazze a manifestare contro l’approvazione della legge sui matrimoni omosessuali. E dire che i francesi sembravano di mentalità più aperta. Complimenti agli irlandesi!». A un celebre irlandese, Oscar Wilde, è rivolto il pensiero di Everett: «Da otto anni sto lavorando al progetto di un film sullo scrittore, emblema dell’universo gay. Finora tutti i film dedicati alla sua biografia mettono in risalto i momenti in cui Wilde era un punto di riferimento del glamour ed era ammirato da tutti ed era amico perfino della famiglia reale. E si concludono in genere con la sua incarcerazione. Io invece sono sempre stato colpito dagli ultimissimi anni della sua vita, quando ormai era provato dal carcere, aveva perso i denti, la bella società lo evitava, gli unici suoi amici erano ragazzi di strada e prostitute. Lo vedo come un Calvario, come quello di Cristo. E in quel periodo Wilde fu in Francia e a Napoli. Io stesso interpreterò Wilde e già ho avuto l’adesione di altri attori importanti, come Colin Firth e Miranda Richardson». «Intanto – ha proseguito Everett – sono felice perché il mio film potrà essere una coproduzione tra Italia, Francia e Inghilterra. Io credo molto nel cinema europeo, anche se ancora non riesce ad avare una propria personalità produttiva. Sicuramente sono felicissimo perché ho potuto conoscere Napoli, una delle città più belle del mondo. E grazie all’Italia ho trovato il primo partner produttivo, la Palomar. Quindi posso essere più ottimista sulla realizzazione del mio film». All’Italia Rupert Everett è legato non solo per l’ammirazione verso i maestri del nostro cinema, ma anche per aver realizzato film importanti come “Cronaca di una morte annunciata” di Rosi e “Gli occhiali d’oro” di Montaldo. L’attore però ha anche buoni ricordi di Carlo Vanzina, col quale ha girato “South Kensington”, e soprattutto di Michele Soavi, per il quale in “Dellamorte Dellamore” ha incarnato le atmosfere di Dylan Dog. E a proposito di Italia, Everett non sapeva che, per un mese, Wilde fu ospite nel suo peregrinare anche a Taormina, a Casa Cuseni. E chissà se, approfittando del FilmFest, si sarà potuto far venire qualche idea per inserire nel suo film questo periodo taorminese di Wilde.

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