Dalla rassegna stampa Cinema

«L’inno femminista mi commuove ancora»

Cécile de France nel film «La belle saison»: nella Parigi del ‘71 c’erano più energia e vivacità di oggi

Locarno In genere il secondo giorno dei festival è fiacco, invece Locarno 68, forte delle 8.500 presenze dell’inaugurazione in Piazza Grande, ha sfoderato due assi. Da una parte Cécile de France ( La belle saison ), scostumata amante omosessuale parigina che nel ‘71, mentre prospera con i dreamers sessantottini il movimento femminista, provoca smarrimenti agricoli nella contadina che l’ha sedotta ma ama pure fieno e mucche; dall’altra l’antidivo serissimo bravissimo democraticissimo Edward Norton che ha parlato della carriera, dei primi choc nei cinema art déco di Baltimora con Disney, Star wars e poi Fa’ la cosa giusta . E snocciola nomi e racconta di come coccola e si fa coccolare da registi di chiara fama come Allen, Spike Lee, Forman e Iñárritu mentre cerca, memore dell’Actor’s Studio, ed è felice, di usare al massimo il subconscio («come fanno anche gli sportivi»), di trovare il punto di sutura tra ispirazione e tecnica, perfezionismo e spontaneità.
È il metodo de Niro: «Prendo ad esempio la gente vera. Quando dovevo fare un carcerato sono stato settimane con un detenuto tale e quale al mio personaggio». Qualche peccato da confessare? «Per curiosare tra gli effetti digitali ho girato L’incredibile Hulk ed è stato interessante, ma uno è bastato». E il futuro? «È dei nuovi mezzi. Siamo in una fase espansiva, creativa e dinamica dei media, domani non ci saranno più studios, saremo al servizio del pubblico con meno mediazioni».
La curiosità del pubblico è tutta per La belle saison di Catherine Corsini, anteprima sull’uscita francese il 19 agosto, appassionante storia d’amore tra l’insegnante che non si perde un corteo e la graziosa contadinella (Izïa Higelin) in andata e ritorno tra la città e la campagna, dove la mamma ha qualche problema con le lesbiche che vede come il Diavolo.
«Ci siamo documentate molto sul periodo — dice Cécile — è stato interessante rivivere la storia vera delle persone vere, come il professore anti abortista contestato dagli studenti. Quando sento le parole dell’inno femminista mi commuovo. Era un cast tutto femminista e molto omosessuale, una sceneggiatura magnifica con un ruolo pensato per me. Credo che spetti a noi attori rompere i tabù e cambiare le mentalità, far fare passi avanti e rendere più facile la comunicazione dei gay coi genitori. E lo dico io che non sono militante e sono eterosessuale, ma la prima e sola verità è che l’amore è universale». Cosa le piace di quel periodo? «La vivacità, l’energia, il dinamismo, la lotta con rischio concreti».
Il film, che pur nulla o quasi nasconde sia negli ansimi sia nei pensieri, oggi non fa scandalo, ma ci porta indietro di quarantaquattro anni quando la comunità gay era nascosta. «Scene di nudo? Nessun problema, come entrare in un bel quadro, sensazione di complessità, la bellezza della ricerca estetica. L’abilità è che la love story è raccontata obbedendo alle leggi del melò: l’addio alla stazione, la madre, la lettera, uguale per tutti». La pellicola riflette intelligentemente su due piani temporali, cose di ieri viste con l’occhio di oggi, rilanciando l’atavica sfida tra città e campagna e pure un po’ di classicismo greco latino nel nome della Natura.
Cécile de France, che nel curriculum conta Eastwood e i Dardenne, è stata scelta da Paolo Sorrentino per il ruolo di Sofia, responsabile marketing del Vaticano nella serie «The young Pope» in cui Jude Law sarà un conservatore Pio XIII, al secolo Lenny Belardo. «Ma non posso dire nulla di nulla — avverte la diva belga di Il ragazzo in bicicletta , vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2011 — se non che sono felice di girare con Sorrentino e che amo molto i suoi film. Davvero».

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