Dalla rassegna stampa Cinema

Munzi re dei David vince «Anime nere» Moretti battuto 9-2

Migliori attori Elio Germano e Margherita Buy

ROMA Ha vinto, anzi stravinto Anime nere di Francesco Munzi: miglior film, migliore regista, più altri sette David di Donatello, tra cui la doppietta presa da Giuliano Taviani (figlio di Vittorio Taviani), per la colonna sonora e la migliore canzone originale.
«È stata un’avventura piena di momenti difficili e esaltanti», ha detto Munzi che ha creduto in questa storia di clan e faide in una famiglia criminale sull’Aspromonte, un luogo arcaico e legato al presente.
Cinque statuette per il Leopardi di Il giovane favoloso di Martone, per cui è stato premiato Elio Germano. Mia madre di Nanni Moretti ottiene una vittoria al femminile (migliore attrice protagonista Margherita Buy e non protagonista Giulia Lazzarini), anche se è una mezza sconfitta (aveva dieci candidature), mentre per Hungry Hearts di Saverio Costanzo si è trattato di una sconfitta piena.
La premiazione è stata inevitabilmente dominata da Quentin Tarantino, che si aspettava da vent’anni: infatti ha ritirato due David, quello per Pulp fiction (1995) e per Django Unchained . Tullio Solenghi (tornato a condurre i David — «sono andati sull’usato sicuro» — dopo Lillo e Greg e la criticata edizione 2014 affidata a Paolo Ruffini) l’ha pungolato: «Tu hai inventato un genere, si dice un film alla Tarantino. Che ingredienti deve avere?». E l’altro: «Bella domanda, sangue e tocco comico».
Il siparietto era stato preparato al Quirinale in mattinata, in cinque minuti, durante il cocktail seguito alla cerimonia di presentazione dei candidati. «Allora, tu a un certo punto mi chiedi dei miei legami col cinema italiano», gli diceva Tarantino, che ha fatto il «regista» di Solenghi.
Gli hanno mostrato i volti di alcuni personaggi della tv italiana, che lui non aveva mai visto prima, chiedendogli che ruolo avrebbe dato loro, e si è parlato solo di mafia: Bruno Vespa («il padrino dei padrini»), Mara Venier («l’amante»), Antonella Clerici («un’assassina»), Gigi Marzullo («il contabile»).
«Mi sono fatto quattordici ore in aereo perché so di avere tanti fan in Italia e perché il mio cinema è stato influenzato dal vostro cinema», ha detto Quentin, prima di annunciare di aver finito «tre settimane fa il mio nuovo western, The Hateful Eight ».
In mattinata al Quirinale mentre il presidente Mattarella ha auspicato che «i film nazionali vengano trasmessi nelle fasce tv più idonee», il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha rivendicato le azioni di governo nel cinema e i risultati ottenuti. Tra i candidati c’era anche Walter Veltroni per il documentario Quando c’era Berlinguer . Strano vederlo al Quirinale come cineasta e non come politico. «È strano anche per me».

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