Dalla rassegna stampa Cinema

La signora del musical - Il debutto di Elizabeth Banks sorpresa al botteghino Usa

«Il mio modello di regia? Lo stile muscolare di Stallone»

Da 40 anni vergine a 41 anni regista. La carriera di Elizabeth Banks si muove tra questi due poli. Come attrice arrivò al successo con la commedia «volgare ma non abbastanza» (come scrisse Emanuela Martini) 40 anni vergine (2005) in cui era una commessa di libreria pronta a tutto, quella che avrebbe voluto far scattare subito in avanti il contachilometri amoroso del protagonista da 0 a 1. Oggi, invece, a 41 anni ha debuttato alla regia nella commedia musicale Pitch Perfect 2 che ha stupito gli incassi americani, con 150 milioni di dollari in tre settimane.
La storia molto made in Usa — infatti in Italia l’accoglienza è stata tra il tiepido e il freddo — è il sequel del primo capitolo (da noi tradotto con il titolo Voices , mentre ora, chissà perché, mantiene l’originale). Le Barden Bellas sono un gruppo di canto a cappella, campionesse delle gare tra college. Tutto bene, finché un’esibizione presidenziale davanti a Obama e signora si trasforma in uno scandalo: il costume di una di loro si strappa proprio nel punto in cui è più imbarazzante che si strappi. Scandalo di Stato. Davanti a Michelle e Barack. Lo chiamano MuffGate (muff, parola non elegantissima per definire quel punto femminile) e allora per ripristinare la reputazione perduta le Barden Bellas parteciperanno ai campionati mondiali di canto a cappella a Copenaghen, dove dovranno sfidare, soprattutto, un famoso gruppo tedesco, i DAS Sound Machine.
Vietato ai minori di 13 anni per il linguaggio e le allusioni (vale ancora dunque l’espressione «volgare ma non abbastanza») Pitch Perfect 2 intesse le dinamiche del college — amore e amicizie —, la rivincita dei «perdenti» — la caduta nel baratro e il riscatto —, la musica e i balli di contorno — il video di Cups di Anna Kendrick, pezzo portante della colonna sonora del primo film è stato visualizzato su YouTube 200 milioni di volte. Uno schema non originalissimo insomma a cui cinema e televisione americani continuano ad attingere senza sosta e spesso senza insuccesso. Un solo esempio recente per tutti, l’affermazione planetaria della serie tv Glee di cui Pitch Perfect 2 è la versione più o meno riuscita in formato corto (se si considera tutta la serie) o lungo (se si considera un solo episodio).
Spesso nel ruolo della bionda eccentrica e divertente; attrice nel triplo Spider-Man di Sam Raimi e più recentemente in Hunger Games (in uscita la seconda parte) dove si è fatta notare per le sue assurde e colorate parrucche, in un’intervista per il lancio del film a BadTaste.it , Elizabeth Banks ha spiegato la sua svolta buona da attrice a regista: «Adoro raccontare storie. Ero in un momento particolare della mia carriera di attrice e sentivo di poter fare di più. Io adoro recitare, ma questo film è stata l’opportunità perfetta per una serie di ragioni: potevo recitare, potevo lavorare con mio marito (il produttore Max Handelman, suo fidanzato fin dai tempi del college), potevo stare con i miei figli ogni giorno e finalmente potevo dirigere il mio primo film». Già interprete e produttrice del primo Pitch Perfect , si è ritagliata ancora il ruolo della stravagante commentatrice radiofonica in coppia con un collega sessista, razzista e misogino. «Adoro far ridere la gente, la commedia è un genere che mi piace e mi viene naturale. Credo che in una commedia se nessuno si offende, probabilmente non hai fatto una buona battuta».
Illustra il suo modello, a sorpresa da boxeur: «Il nostro vero punto di riferimento per il film è sempre stato Rocky IV . I DAS Sound Machine erano il nostro Ivan Drago, mentre le Bellas erano Rocky-Stallone». Quanto ai registi che la stimolano ha gusti decisamente migliori: «Amo Quentin Tarantino e i fratelli Coen, persone con un senso dell’umorismo molto particolare che sono in grado di infondere humour in un contesto serissimo».

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