Dalla rassegna stampa Cinema

Sesso, cinema, rivoluzione nelle visioni di Greenaway

Laggiù nel 1931 il grande regista Eisenstein era consapevolmente ebreo, obbligatoriamente marxista, inconsciamente omosessuale…

Laggiù nel 1931 il grande regista Eisenstein era consapevolmente ebreo, obbligatoriamente marxista, inconsciamente omosessuale. Affascinato, come Frisch in Andorra , dalla trinità di devianze, Greenaway, amante di ogni lato sghembo della vita, ci mostra molto da vicino il regista russo nel ‘31 in Messico per i sopralluoghi del film incompiuto per cui girò oltre 40 ore.
Ora si capisce il perché della distrazione da cui lo richiamò Stalin, omofobo come Putin: Sergei, giunto vergine a Guanajuato, diventa l’amante della viril guida Palomino Cañedo, sposato ma disponibile. La scena clou — la più hard mai vista, porno esclusi — ricorda quella che rese cult L’ultimo tango di Bertolucci. Così il possesso dei corpi raggiunge il tripudio di piani sequenza, una ricchezza di immagini e di sontuose scenografie che testimoniano la passione dell’autore inglese per Sergei. Che in Messico, dove giunse il 21 ottobre, poco prima dell’anniversario rivoluzionario, rimase colpito dal grande allestimento di Amore e Morte come in Sotto il vulcano e lo visse in prima persona liberando pulsioni sessuali, leccando teschi di zucchero, gustando specialità, guide incluse.
Galleggiando tra realtà (la lettera di Stalin a Upton Sinclair è vera, veri il vestito bianco, bretelle rosse, disegni erotici), fantastico e ironia, Greenaway risveglia, dopo tanti balocchi barocchi, il sopito amore per la vita annunciato in Goltzius . Grato alla disponibilità di Elmer Bäck e Luis Alberti il suo talento visionario scoppia intero e ci seduce, ma tende a consumarsi nell’eccesso senza vie d’uscita.

VOTO: 8/10

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