Dalla rassegna stampa Cinema

Solitudine, bullismo, omofobia I sedicenni inquieti di Cotroneo

«Un bacio» dal libro al grande schermo. «Temi forti con tratti di leggerezza»

UDINE Antonio, camicia bianca e cravatta nera, fa lo slalom in bicicletta tra le colonne della splendida loggia del Lionello tra gli applausi e le risate di Blu e Lorenzo, anche loro elegantissimi. Ivan Cotroneo sta girando — sotto l’occhio vigile di Luca Bigazzi, direttore della fotografia — una delle scene fondamentali del suo nuovo film, Un bacio . Quella in cui nasce l’amicizia tra tre sedicenni, compagni di classe in un liceo (nella realtà l’Istituto tecnico Marinoni di Udine) di una piccola città del nordest, che non hanno vita facile. Uno, Lorenzo (Rimau Grillo Ritzberger), dichiaratamente gay. L’altra, Blu (Valentina Romani), considerata una che «va con tutti». L’ultimo, Antonio (Leonardo Pazzagli) tormentato dall’etichetta di tonto della scuola. Esclusi da una festa dei compagni, Lorenzo e Blu hanno invitato Antonio a una serata tutta loro.
Prodotto da Indigo con Titanus (che torna al cinema dopo 26 anni), Lucky Red e Rai Cinema con il supporto della Film Commission del Friuli Venezia Giulia, Un bacio «parla di adolescenza, della ricerca della felicità ma anche di solitudine, di bullismo, omofobico ma non solo» racconta Cotroneo. Finirà di girarlo in giugno, uscita prevista la primavera 2016.
Il tema gli sta a cuore: l’embrione del film è il romanzo breve, stesso titolo, pubblicato per Bompiani nel 2010. Lo scrisse sull’onda di un fatto di cronaca terribile: l’omicidio, in una scuola di un piccolo centro della California, di Larry King, 15 anni, omosessuale, ucciso da un compagno di cui si era innamorato. «Anche qui si consuma un epilogo drammatico ma non sarà un’opera a tema, non c’è nulla di cronachistico. Il cuore sono i tre personaggi, i loro sentimenti, le loro passioni. Pensavo fosse importante fare il tifo per la gioia dei ragazzi. È un film sulla libertà. Con tanti elementi di leggerezza». Come le scene di ballo di Lorenzo, che Rimau ha preparato seguendo le coreografie di Luca Tommassini.
La ricerca degli interpreti è stata lunga e appassionante, racconta lo scrittore e sceneggiatore napoletano che per la terza volta si misura con la regia, dopo La kriptonite nella borsa e Una mamma imperfetta (serie web e tv e film). «Il casting è durato mesi, abbiamo incontrati 2.500 ragazzi invitandoli a raccontarci le loro esperienze, dirette e indirette, di bullismo. Gran parte di loro ci ha raccontato il disagio di aver assistito senza avere il coraggio di intervenire». Non solo atti di omofobia. «Spesso i ragazzi sono presi di mira per l’aspetto fisico, spesso gli attacchi rimbalzano sui social network. Sono continuamente esposti al giudizio altrui, ossessionati dalla popolarità».
Dinamiche invisibili agli adulti. Che in Un bacio anche se affettuosi e presenti non riescono a fare la differenza. «Volevo sfuggire al cliché del ragazzo problematico causa genitore disattento», dice Cotroneo, entusiasta dei tre protagonisti. «Leonardo, il più grande, studia al Centro Sperimentale, Valentina e Rimau sono debuttanti. Ci hanno messo l’anima. Il film sono loro».
Ma, ammette, riguarda anche lui. «Anche se io non sono mai stato bullizzato, ho conquistato in libertà ciò che volevo. Ma ascoltando un sedicenne dire che ha paura di esprimere quello che pensa e dà per scontato che non sarà possibile essere se stesso ho capito che parlava anche a me sedicenne. Ho ripensato alle grandi e piccole ferite che fanno di noi quello che siamo. E ho voluto metterle in primo piano».

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