Dalla rassegna stampa

Non bastano 20 minuti per cambiare idea sui matrimoni gay (purtroppo)

A dicembre, Science pubblicava uno studio che dimostrava come un breve contatto verbale riducesse i pregiudizi. Oggi però è stato ritirato

Dopo il sì dell’Irlanda, anche da noi è tempo di parlare di matrimoni gay. È possibile convincere gli italiani a seguire l’esempio irlandese, e supportare il diritto delle tante coppie omosessuali che, anche nel nostro Paese, vogliono convolare a nozze? Se leggete Wired, la risposta dovrebbe sembrarvi quasi scontata: serve una campagna di informazione porta a porta. Come vi avevamo raccontato a dicembre dello scorso anno, uno studio pubblicato (niente meno che) su Science sembrava dimostrare infatti come siano sufficienti 20 minuti di conversazione faccia a faccia per far cambiare idea anche all’oppositore più convinto dei matrimoni gay. Facile vero? Peccato purtroppo che le cose non stiano esattamente così. Lo studio in questione infatti è stato ritirato negli scorsi giorni dalla rivista, a causa di irregolarità metodologiche, e il sospetto che i contenuti nel paper siano stati manomessi.

I primi dubbi sono arrivati a gennaio da un team di ricercatori di Stanford, che interessati ai risultati raggiunti dai due autori, Michael LaCour, dottorando della Ucla, e Donald Green, docente di scienze politiche alla Columbia University, hanno deciso di replicare l’esperimento. Dopo aver lanciato uno studio pilota conclusosi con un buco nell’acqua, i ricercatori di Stanford hanno contattato la compagnia che secondo quanto riportato nel paper, aveva realizzato gli incontri porta a porta e raccolto i dati per la ricerca, intenzionati a parlare con l’impiegato che se ne era occupato, per verificare che non stessero sbagliando nulla.

Possiamo immaginare la loro sorpresa quando la società ha negato di aver mai svolto una simile indagine, assicurando che nessun impiegato con il nome segnalato da LaCour e Green nel paper aveva mai lavorato per loro. A questo punto i ricercatori di Stanford hanno deciso di contattare i due autori, per avere accesso ai dati originali, scoprendo che questi erano stati “accidentalmente” cancellati da LaCour.

Guardando più attentamente i dati pubblicati, i ricercatori hanno notato quindi anche una serie di irregolarità statistiche, e hanno quindi deciso di pubblicare quanto scoperto, sottoponendo inoltre i risultati a Green (il professore), che si è dichiarato ignaro di tutto e ha deciso di chiedere a Science di ritirare lo studio originale, mentre LaCour (lo studente) ha continuato a negare ogni accusa e ad assicurare di non aver contraffatto lo studio.

Nelle settimane seguenti sono emerse inoltre nuove irregolarità: lo studio dichiarava infatti che ai partecipanti erano stati dati incentivi in denaro per rispondere alle domande, e che la ricerca era stata finanziata da diverse istituzioni benefiche, mentre entrambe le affermazioni, per ammissione dello stesso legale di LaCour, sono risultate false.

La ricostruzione che fanno in molti, a questo punto, è che LaCour (il giovane studente) abbia presentato una serie di dati falsi al suo relatore (Green), riuscendo ad imbrogliare non solo lui, ma anche gli editor di una rivista prestigiosa come Science e i referee chiamati ad effettuare la peer review. Se confermata dunque, la vicenda non fa che mettere in luce, una volta di più, i grandi limiti dell’attuale sistema dell’editoria scientifica, già sotto attacco dopo i numeri scandali degli ultimi mesi.

Da parte sua, LaCour continua a negare le accuse, e sul suo blog ha assicurato che pubblicherà uno statement entro oggi pomeriggio (ora americana), in cui risponderà puntualmente a tutte le accuse che gli sono state mosse. Per scoprire quanto sarà convincente non resta dunque che attendere, anche se ormai possiamo ammettere che, forse, far cambiare idea in soli 20 minuti su omofobia e matrimoni gay avrebbe dovuto sembrarci troppo bello per essere vero.

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