Dalla rassegna stampa Libri

Caro papà, ti scrivo fare coming out è riprendersi la vita

In un romanzo-confessione “Fossi in te io insisterei”, Carlo Gabardini racconta al padre scomparso la sua omosessualità

NELL’OTTOBRE 2013 Carlo Gabardini — attore e sceneggiatore, noto allora soprattutto per il personaggio di Olmo Ghesizzi nella sit com Camera Café — scrisse una lettera molto bella a questo giornale. Qualche giorno prima era morto un ragazzo di vent’anni, romano, omosessuale. Si era ucciso, perché si sentiva discriminato. «Caro ragazzo gay, o bisex, o indeciso o boh, la vita è durissima, spesso è uno schifo, ma la propria identità sessuale non può mai essere un motivo per deprimersi, farsi del male, uccidersi. Scusami se ti scrivo, ma io ho bisogno di dirti una cosa: essere gay è bellissimo. Non è una colpa, non è un atteggiamento che uno sceglie, è normale tanto quanto non esserlo». La sua lettera suscitò una reazione enorme, perché era una bella lettera e perché non accusava, non intignava sulla discriminazione, non spiegava chissà quale disagio: parlava di felicità. Fu anche il suo personale coming out. Ma non il primo. «Venir fuori, mostrarsi per chi si è realmente, urlare che cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo. Fare coming out significa cominciare a vivere».
Questo non è scritto nella lettera, nella prima lettera che ha spedito a Repubblica.
Ma nella seconda, intitolata Fossi in te io insisterei, e pubblicata da Mondadori. Una lunga lettera al padre, morto molti anni fa. Prima di poter anche solo immaginare che il figlio sarebbe diventato omosessuale.
Cosa direbbe papà, chiede a tutti quelli che lo hanno conosciuto, una volta rivelata la sua inclinazione sessuale. Probabilmente direbbe «Non t’angosciare», e poi lo abbraccerebbe. Proprio come aveva fatto quando Carlo detto Pepe, diciassettenne, era entrato nel suo studio e gli aveva detto: non farò l’avvocato ma l’attore. Non solo sull’amore e sul desiderio, si confessa Gabardini. Scrive della speranza di avere un figlio, e giustamente pensa che l’argomento «un bambino ha diritto ad avere un padre e una madre» abbia lo stesso valore di tutti gli altri argomenti che riguardano i possibili e sacrosanti diritti che quello stesso bambino potrebbe rivendicare. A cominciare da quello di avere da mangiare, da vestirsi e un tetto sulla testa, che esclude ormai parecchie persone dalla possibilità di diventare genitori.
È una bella persona, il padre di Carlo, un buon marito che cresce serenamente cinque figli, rivendicando l’unico privilegio di una bistecca fresca la sera. Severo, virile persino nel modo in cui si congeda dal mondo, stringendo le mani dei suoi familiari riuniti in cerchio intorno al suo letto, in una scena che lo stesso autore definisce quasi troppo perfetta per essere vera. Quasi tutto quello che Gabardini racconta lo immaginiamo vero, e faticoso. Andar via di casa dopo i trent’anni, non sapere prendere al volo l’amore quando passa. Persino quando riesce a perdere 30 chili anziché la soddisfazione ci racconta la delusione di un fan, in un locale gay, per quel suo nuovo corpo. Eppure ce la fa, ed è questo che più che altro sembra voler dire al padre. Ce l’ho fatta. Mi sono congedato da te, anche scrivendo questo libro.

* IL LIBRO
Fossi in te io insisterei
di Carlo G. Gabardini ( Mondadori pagg. 244 euro 17)

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