Dalla rassegna stampa Libri

OMOGENITORIALITÀ

… primo ministro inglese, David Cameron, ha dichiarato di essere favorevole al matrimonio gay proprio perché, in quanto conservatore, preferisce il modello famigliare tradizionale….

«Il termine omogenitorialità si è recentemente diffuso in Italia a indicare la condizione del minore che si trova inserito in un contesto in cui i ruoli genitoriali vengono concretamente assunti e svolti da soggetti omosessuali». Così si legge nella definizione «tecnica» dell’Enciclopedia Treccani, ma cosa sia in realtà l’omogenitorialità ce lo spiega un libro edito dalla Erickson di Trento. Scritto da Abbie Goldberg, docente del dipartimento di Psicologia della Clark University del Massachusetts, il testo è figlio di un approfondito lavoro di ricerca riguardante «il diventare genitori nelle famiglie non tradizionali, comprese quelle in cui i genitori sono due lesbiche o due gay». L’edizione italiana di Omogenitorialità è introdotta da Claudio Rossi Marcelli, giornalista di Internazionale per cui cura due tra le rubriche più seguite: «Dear Daddy» e «Le regole» che chiudono ogni edizione del settimanale.
Nell’introduzione, Rossi Marcelli si riferisce esplicitamente alla sua personale esperienza familiare mostrando, innanzitutto, quanto la sua quotidianità non sia poi così straordinaria: «La giornata tipo della nostra famiglia inizia alle sei e mezzo del mattino. Mio marito, che è il più mattiniero, si occupa di preparare la colazione. Io, invece, sveglio con calma i nostri figli, due bambine di sette anni e un maschietto di tre. (…) Il nostro inizio di giornata, dai racconti che sento in giro, non è poi così diverso da quello delle altre famiglie: il fatto che noi genitori siamo due uomini non è un argomento che fa irruzione tra il latte e i biscotti della colazione. E se è per questo neanche a cena. La nostra omosessualità è rilevante solo al di fuori delle mura di casa. E spesso molto meno di quanto si possa immaginare». Effettivamente, Rossi Marcelli lo ripete spesso: «La forza dei fatti è la nostra risposta a chi ha qualcosa da ridire», ma si tratta di una normalità che viene vissuta ma anche ostinatamente cercata. Ed è proprio da qui che abbiamo fatto partire l’intervista
Rossi Marcelli, mentre le coppie eterosessuali cercano di sfuggire alla «normalità» del matrimonio, quelle omosessuali sembrano percorrere il percorso inverso. È una questione di necessità?
«Credo sia una questione legata al nostro tempo. Il riconoscimento dei matrimoni omosessuali è importante per la vita quotidiana. In un ufficio pubblico, o a scuola, io devo sperare che chi ho di fronte sia aperto all’idea che una coppia omosessuale abbia figli, altrimenti rischio di avere molti problemi. Ma se ho un riconoscimento giuridico il problema non è più mio, ma di chi mi sta di fronte. L’omofobia deve diventare un problema per chi ce l’ha, non per chi la subisce. Poi, è vero: molte coppie eterosessuali fanno un percorso contrario, ma che ci avvicina».
Nell’introduzione scrive: «Penso che in Italia una coppia gay con figli sia accettata perfino con più facilità rispetto alle coppie, gay o etero, che di figli non ne hanno affatto». Su cosa basa tale opinione?
«Dall’osservazione e dall’esperienza personale. Una famiglia omosessuale con figli è meno destabilizzante, si inserisce nella famiglia tradizionale. Spaventa molto di più di una coppia gay libera sessualmente ed emotivamente. Lo stesso primo ministro inglese, David Cameron, ha dichiarato di essere favorevole al matrimonio gay proprio perché, in quanto conservatore, preferisce il modello famigliare tradizionale. La mia famiglia non spaventa nessuno è fin troppo simile a tutte le altre».
Gli italiani sono più aperti di quanto vogliano dimostrare?
«Esiste una sproporzione tra i sondaggi in cui si dichiarano contrari ai matrimoni gay e l’accettazione diffusa che percepiscono tutte le coppie omosessuali. La frequentazione e la conoscenza sembrano rassicurare».
Ma le manifestazioni a difesa della «famiglia tradizionale» sono sempre più numerose…
«Perché in Italia siamo bravissimi, abbiamo le reazioni prima delle azioni. Le sentinelle in piedi nascono in Francia a seguito dell’approvazione della nuova legge sui matrimoni omosessuali, da noi ci sono solo le manifestazioni, manca la legge. Ma le sentinelle in piedi sono poche decine, utilizzano tale forma di manifestazione proprio per occupare più spazio. È una minoranza che fa molto rumore, ma la massa silenziosa fa un percorso opposto».
Come si spiega l’omofobia?
«Non me la spiego, non capisco perché qualcuno utilizzi energie e risorse per una questione che gli è così estranea. Manifestano per cose che non li riguardano. Francamente non lo so, forse ha a che fare con l’identità, servirà a rafforzare la propria fede…».
Il libro di Goldberg descrive gli «effetti devastanti» di un divorzio per i genitori gay. È così diverso rispetto alle coppie eterosessuali?
«Il divorzio tira fuori il lato peggiore delle persone, ecco perché servono leggi che inquadrino il contesto legale, per imbrigliare i peggiori istinti. Se manca una legge, uno dei due genitori si ritrova con tutto il potere e un altro niente, e tutto ricade nelle mani del giudice. Se è aperto e considera una famiglia omosessuale alla stregua delle altre, distribuisce diritti a entrambi, ma se vuole affermare che la famiglia gay non è una famiglia, finisce per escludere uno dei genitori che in alcuni casi viene allontanato definitivamente dal figlio. La legge serve innanzitutto a garantire i bambini, non la coppia, sono i figli ad aver bisogno di diritti e tutele uguale agli altri».

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